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Corriere di Gela | Una società che uccide l’uomo
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notizia del 16/12/2007 messa in rete alle 15:23:35
Una società che uccide l’uomo

Seguo la stampa con il dovuto distacco. So che se ne fa un uso propagandistico. Di quella cartacea e, ancora di più, di quella televisiva e on line. In questo momento tende a dare dell'Italia un'immagine triste, catastrofica, “una poltiglia” per trasmettere un senso di insicurezza, di assenza dello Stato che deve garantirla.
Le cose non stanno così. Lo Stato sta profondendo ogni sforzo per garantire sicurezza, nonostante le difficoltà. Ne sappiamo qualcosa in Sicilia e a Gela. Dove la sicurezza è stata minacciata e violata sistematicamente dalla mafia. Lo sanno, meglio degli altri cittadini, commercianti e imprenditori. Che ora tirano un sospiro di sollievo. Guidati a Gela dal Sindaco Crocetta e grazie all'opera delle forze di polizia e della magistratura che hanno accolto e incoraggiato le loro denunce.
Altrove le responsabilità di chi vuole diffondere consapevolmente o irresponsabilmente questo clima di insicurezza.
Irresponsabilmente, quanti vogliono traformare il mondo in un grande ipermercato e gli uomini in acquirenti-consumatori. Incoraggiano la corsa agli acquisti. Il desiderio di avere sempre più denaro non ha più limiti e pur di acquistare e consumare ognuno cerca di accaparrarselo come può, lecitamente o illecitamente. Anche vendendo se stesso, il corpo, l'anima. Non alludo solo alla pratica della prostituzione, alla pornografia, alla pedofilia. Intendo riferirmi alla vendita al mercato nero della propria forza-lavoro, delle proprie competenze, delle conoscenze. All'accettazione a volte pure consapevole del supersfruttamento che candida alla morte. Come è avvenuto ai giovani operai dell'acciaieria torinese. Ore e ore di straordinario, supersfruttati peggio delle bestie, peggio di quanto avvenisse nel momento del decollo della prima industrializzazione. Per produrre più profitti. Cinicamente. Le ore straordinarie, infatti, alle imprese costano di meno. I dipendenti, magari sono allettati dai maggiori guadagni. Con i quali possono meglio affacciarsi-integrarsi nella società che non li vuole come cittadini, ma come consumatori magari sfuggiti alla morte fisica. Perché, in verità, difficilmente riescono, divenuti consumatori tout court, a sfuggire alla morte del cittadino. “Il fattore stress c'entra poco”, sostiene Mario Carraro che aggiunge in un'intervista rilasciata al Corsera domenica scorsa:”...dalle statistiche pubblicate dai giornali risulta che il maggior numero d'incidenti si verifica nel primo giorno della settimana e nella prima ora di lavoro”. E' ignaro del fenomeno dell'alcolismo che si diffuse in Inghilterra durante la prima rivoluzione industriale. Evidentemente i profitti non si toccano. Quelli sono sacri. Caso mai gli incidenti sono causati dalle febbri del sabato sera e dalle orgie cui si dedicano i lavoratori nei giorni festivi con moglie e figli. Per cui muoiono sul lavoro alla prima ora del rientro in fabbrica....Però, se calano i consumi....Per i “padroni del vapore” c'è il rimedio: le esportazioni o le delocalizzazioni in altre aree dove i controlli sono minori.
Quindi? Accettare l'insicurezza, il miraggio delle luci del sabato sera e la sfida della morte. Sul quale terreno di coltura è prosperata anche la mafia che ha promesso guadagni spericolati a tanti giovani che si sono lasciati irretire con l'illusione del denaro e della potenza e hanno trovato la morte e una vita meschina fatta di nascondimenti e di galera. Arrivando persino ad addossare allo Stato la colpa di avere sottratto figli e padri alle famiglie senza minimamente avere preso in considerazione quanto quei figli e quei padri abbiano, loro proprio loro, con profondo e cinico disprezzo, concorso alla rovina delle famiglie.
Mario Carraro, industriale, confessa di rispettare le regole sulla sicurezza. Fa bene! E' la motivazione che lascia perplessi: la fabbrica rispettosa delle regole è “più produttiva perché fa sviluppare l'orgoglio di appartenere a una realtà moderna”. Un nuovo fondamentalismo? Il musulmano è orgoglioso di morire da kamikaze per la fede in Allah. Il lavoratore per “la realtà moderna”. Amen!
Pensavo che, crollate le ideologie, fossero venuti meno i fanatismi (quelli della fabbrica inclusi) per fare spazio a un nuovo modo, libero gioioso e creativo, di essere cittadini grazie alle capacità di padroneggiare le scienze e le tecniche.
In una società che non uccide l'uomo, ma in grado di liberarne la fantasia e l'intelligenza.


Autore : Luciano Vullo

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