notizia del 29/11/2003 messa in rete alle 15:21:35

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Giustizia civile, quale riforma?
“Il processo civile: durata ragionevole e prospettive di riforma”. Questo il tema dell’interessante convegno organizzato dal Tribunale civile assieme al Comune di Gela nell’ambito della giornata europea della giustizia civile svoltosi al Palazzo ducale la settimana scorsa. Nella mattinata i giudici si sono incontrati con gli studenti presso l’aula magna dell’Istituto tecnico commerciale anche per parlare di giustizia.
Al convegno si sono registrati interventi del prof. Agatino Cariola, ordinario di diritto costituzionale dell’Università di Catania; Rosario Crocetta sindaco di Gela; Giuseppe Fichera, giudice del tribunale di Gela; Tullio Giarratana, direttore Assindustria di Catanissetta; l’avv. Riccardo Lana, consigliere nazionale Giovani Avvocati; Elisa Nuara, delegato Camera civile di Gela.
L’interessante iniziativa era stata presentata nel corso di una conferenza stampa congiunta dal sindaco Rosario Crocetta e dal giudice del Lavoro Claudio Cottatellucci (nella foto con il nostro Nello Lombardo) che avevano illustrato il tema da dibattere.
Scopo del convegno è stato quello di rendere più conosciuta e più trasparente l’immagine e il funzionamento della giustizia civile, ossia renderla più comprensibile e accessibile ai cittadini. Necessario quindi un confronto dialettico per riflettere assieme su alcune questioni vitali come quella della durata ragionevole del processo, una delle questioni più delicate ed annose della giustizia in Italia.
La giustizia civile è forse poco conosciuta dal punto di vista mediatico perché in genere i mass media tendono ad occuparsi di giustizia penale in quanto la cronaca nera e la giudiziaria fa più “notizia”. Come il giudice Cottatellucci ha spiegato nel corso della conferenza stampa, la giustizia civile non è meno importante né meno vicina alle questioni del cittadino. E’ giusto renderla più accessibile e più conosciuta, interrogarsi sull’accessibilità del sistema.
Di qui l’importanza dell’iniziativa dell’incontro con gli studenti prima e del convegno successivamente dove c’é stato il confronto delle idee con la società civile. E’ stata anche l’occasione per conoscere la concezione che gli studenti hanno della giustizia civile e del suo funzionamento.
Nel pomeriggio il convegno si é articolato in approfondimenti di studio su una questione sulla quale il legislatore europeo e nazionale si è interrogato, ossia la durata ragionevole del processo.
A conclusione dell’incontro con i giornalisti al giudice del lavoro abbiamo posto alcune domande alle quali ha volentieri risposto.
– Dottor Cottatellucci, il numero dei processi civili in questi ultimi anni è aumentato o è in diminuzione?
"Rispetto agli ultimi cinque anni che conosco meglio per la mia esperienza professionale vissuta qui a Gela, c’è una modifica di tipo qualitativo. Intanto da una parte sono devolute al giudice ordinario settori nuovi come il pubblico impiego, per esempio, che è una realtà che non esisteva prima del ’98. Dall’altra mi sembra che si vada proponendo una qualità diversa di domanda che è più attenta ai diritti della persona anche sui luoghi di lavoro. Quindi la domanda che riguarda la tutela del lavoratore dal punto di vista della sua immagine, della sua integrità psicofisica, dal punto di vista dell’ambiente, ecc. Per il resto devo dire che davanti a questo tribunale sono pendenti giudizi che a parte una decina di casi sono iniziati dopo il gennaio del 2003. Quindi siamo in tempi di giustizia ragionevole perché riusciamo a decidere nell’arco di undici mesi. Il che credo risponda a quella esigenza di tempi ragionevoli".
– In Italia si è da tempo aperto un dibattito tra i magistrati che si dibattono su due tesi. Per alcuni di voi il giudice non dovrebbe apparire nei dibattiti pubblici, ma restarsene relegato nel suo ufficio, per altri invece ha il pieno diritto di esprimersi anche in pubblici dibattiti. Cosa risponde?
"Intanto questa iniziativa chiarisce come il funzionamento della giustizia non possa prescindere da un rapporto e da un confronto con la società civile. Solo dove ci si comprende e si comunica, la giustizia può essere efficace effettivamente. Da una parte il giudice nella sua esperienza professionale e individuale debba tenere il necessario riserbo sulle questioni che potrebbero pregiudicarne l’immagine e l’imparzialità. Dall’altro come libero cittadino ha diritto a manifestare il proprio pensiero".
Autore : Redazione Corriere
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