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Corriere di Gela | Grandi eroi i morti sul lavoro di Molfetta
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notizia del 09/03/2008 messa in rete alle 15:15:50
Grandi eroi i morti sul lavoro di Molfetta

Meritano ogni onore e gloria i morti di Molfetta! Proprio come i grandi eroi. Quelli veri. Né operai, né imprenditori! Uomini autentici. Quelli che rinunciano al calcolo e sfidano la morte per la vita. Neanche quella propria. La vita degli altri ai quali si dona la propria. Sono andati oltre la dimensione della comune umanità. Appunto, sono diventati eroi. Eroi e maestri di vita. Come gli eroi le cui imprese ci vennero cantate dai grandi poeti nei grandi poemi. Che divennero Vangelo per le nuove generazioni. Modelli ai quali ispirare il comportamento. Ethos di popoli destinati a tramandarsi nei tempi lunghi. Storia e civiltà, quindi.
Spero che la mia non appaia come semplice esercitazione retorica. Né uso cinico di tragedie familiari.
Sono rimasto basito alla notizia dell’ennesima sciagura sul luogo di lavoro. Ne stanno capitando tante! Troppe. Danno da pensare. Alcuni politici speculano e al solito dall’opposizione si danno colpe al governo.
Qualcuno, apparentemente più saggio, sostiene che esistono le leggi sulla sicurezza sul posto di lavoro. Attribuisce ugualmente colpe al governo perché non sarebbe capace di farle rispettare. Per cui, seguono le accuse fatte da qualche ministro agli imprenditori. Non escludo che la materia riguardi gli imprenditori e quanti devono fare osservare le leggi. Da aggiustare se si rivelano inefficaci. Sono convinto che lo Stato nasce per dare sicurezza ai sudditi, prima, ai cittadini dopo. Lo insegnavo ai miei studenti quando proponevo loro le teorie contrattualistiche e l’homo homini lupus e il Leviathan che sottrae libertà naturale e garantisce sicurezza (sine-cura, assenza di paura) e libertà civile. Quindi, non solo sicurezza rispetto agli altri uomini, ma anche rispetto agli eventi naturali e agli artefatti.
Nei numeri precedenti di questo settimanale, ho detto le mie valutazioni sulla necessità di una nuova classe dirigente. Che stridore con quello che è avvenuto a Molfetta!.... Lì uno dopo l’altro cinque eroi rinunciano alla loro vita nel tentativo disperato di salvare l’altro…
La preparazione delle liste dei candidati tra i quali dovranno essere ‘eletti’ gli uomini che dovranno, a loro volta, offrire modelli di comportamento da ‘classe dirigente’, uno spettacolo ignominioso. Nessun moralismo? Ormai siamo abituati a tutto? E’ giusto che la sfera della politica non venga intercettata da moralismo spesso strumentale e cinico anche esso. Neanche si può pretendere che ci si abitui a tutto. Come ci si può abituare all’ignoranza, alla rozzezza, all’uso violento del potere, alla riduzione dello spazio pubblico in spazio privatissimo, all’estorsione della coscienza degli altri per il soddisfacimento delle proprie voglie e bramosie…
So di non essere un bambinello innocente. Ugualmente mi viene la voglia di chiedermi: Che Italia è questa? Forse anche: Che vita? E’ possibile che cinque uomini regalino la loro vita agli altri e a quelli che restano il loro esempio senza prezzo? Perché quel valore non ha stima così come non hanno stima la vita e l’arte con cui la si crea.
E quanti sono candidati a classe dirigente al più alto livello, invece, che danno esempio di attaccamento morboso al potere per uso personale? Che teatro? Imperdonabili, evidentemente, quanti non contenti di sbafare con quello che estorcono in modo infame, ostentano le loro guasconate in tv, spacconi anche quando entrano e escono dal carcere per avere pagato con denaro falso. I furbetti e i furboni che ci fanno sentire animali da soma felici anche d’essere bidonati. Auto di grossa cilindrata, donne formose a tutto spiano, occhiali e cellulari che fanno trend… Meno perdonabili quanti passano per classe dirigente e si assicura la poltrona chiedendo deroghe. Oppure lasciandola in eredità alla propria prole, dopo essersi prenotata per il prossimo turno.
“Ma che vita è? Che vita è lavorare come somari e morire come cani?”. Così rispondeva a un giornalista uno degli amici morti a Molfetta… Io non so se nella vita sia giusto lavorare come somari. Però, mi piacerebbe tanto se venisse riconosciuto ufficialmente eroe e maestro chi è morto nel tentativo di salvare un’altra persona. Chi è, altrimenti, l’eroe? Chi il Maestro?


Autore : Luciano Vullo

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