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Corriere di Gela | Il muro della vergogna
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notizia del 04/05/2008 messa in rete alle 15:09:19
Il muro della vergogna

Il Comune sta ingabbiando Palazzo Ducale con un muro in cemento armato la cui utilità è quantomeno dubbia. L’opera rientra nei lavori di rifacimento di piazza Calvario e ha tutti i crismi per passare alla storia come uno dei tanti attentati al patrimonio monumentale della città. Ad insorgere per primo è stato il presidente della sezione locale di Archeoclub, prof. Nuccio Mulè, che dopo aver denunciato all’opinione pubblica il grave misfatto, ha presentato esposto alla magistratura. Da parte sua, l’assessore ai lavori pubblici, arch. Carmelo Romano, ha replicato affermando che l’opera è regolare e munita dei pareri autorevoli di Soprintendenza e Curia.
Con ancora in corso la querelle sul progetto “una via tre piazze” (problema ancora aperto), iniziata dall’Archeoclub di Gela e che ha coinvolto il Consiglio comunale e l’opinione pubblica, ecco che ad essa, come se non bastasse, si aggiunge un’altra questione. Stavolta quella in merito ai lavori che si stanno eseguendo in Piazza Calvario, lavori che in un primo momento prevedevano sola la pavimentazione, ma a cui poi si è aggiunta la costruzione di una struttura invasiva addossata alle antiche mura e alla torre trecentesche del Castello Federiciano.
Di cosa si tratta. Si sta costruendo un imponente muro di calcestruzzo (definito già ironicamente una “muraglia cinese” da alcuni cittadini) che dovrà sostenere una piazzetta soprelevata di quattro metri per lato ed uno scivolo della larghezza di 4 metri che si snoda addossato al muro federiciano per circa 50 metri; lo scivolo, partendo dall’ingresso agli ex-granai del palazzo ducale ed avanzando verso sud, arriverà gradatamente fino all’altezza di oltre due metri verso la vicina torre dove si congiungerà con la citata piazzetta. Qualunque sia lo scopo di questa costruzione, è chiaro che l’intervento è devastante e illegittimo soprattutto perché si nasconde alla vista una buona parte di un bene culturale qual è il muro e quale è la torre, ambedue risalenti all’edificazione federiciana di Terranova (oggi Gela) del 1233.
Si immagini per un momento di realizzare questa stessa costruzione addossata alle nostre mura greche di Capo Soprano (orrore) o al Castello Ursino di Catania o a Palazzo Vecchio di Firenze o al Castello Sforzesco di Milano o al Castello Federiciano di Lucera o al Castello Maniace di Siracusa ecc., sicuramente come minimo l’autore di tale misfatto verrebbe internato. Eppure a Gela sta succedendo proprio questo e purtroppo anche con il beneplacito di istituzioni che dovrebbero agire diversamente nell’ottica dell’interesse dei bene culturali.
Un’altra considerazione importante, relativa alla nuova costruzione di cui sopra, riguarda il cambiamento di un’antica funzione del finestrone presente sul lato est della citata torre; esso soprelevato di circa due metri dal piano di campagna, serviva fino agli anni Sessanta allo scarico di sacchi di aridi direttamente dai carretti che vi si avvicinavano col lato posteriore, quindi di conseguenza passerà dalla funzione di apertura per lo scarico da carretto a quella di ingresso. Ma ingresso per andare dove! Vivaddio, già esiste un ingresso che fa accedere alla sala (ex granai) del palazzo ducale e all’interno del cortile, addirittura se i suoi quattro gradini vengono trasformati in scivolo, l’accesso può avvenire anche per i diversamente abili.
A questo punto ci si consenta di affermare che:
1) si sta realizzando una struttura invasiva che ridurrà la superficie di Piazza Calvario di almeno un quarto con l’alterazione dei caratteri morfologici del luogo e dell’edificio federiciano, oggetto suo malgrado di intervento superfetativo;
2) si sta realizzando una struttura inutile oltre al fatto che la tipologia costruttiva è ampiamente differente da quella prevalente nella zona delle mura federiciane da soluzione storica documentata; 3) si sta occultando alla pubblica fruizione buona parte di un muro di cinta e di una torre ambedue trecenteschi. E’ questa la cosa più obbrobriosa;
4) si stanno sperperando soldi della collettività che altrimenti potrebbero essere impiegati per cose utili.
Infine, si pongono all’attenzione dell’Amministrazione comunale i seguenti quesiti:
1) per questo nuovo progetto è stato richiesto l’esame dell’impatto paesistico secondo le linee guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale (Titolo II, Indirizzi per sistemi e componenti, art. 14 Centri e nuclei storici)?
2) E’ stata determinata l’incidenza del progetto rispetto al contesto utilizzando criteri e parametri di valutazione relativi a: incidenza morfologica e tipologica? Incidenza linguistica: stile, materiali, colori? incidenza visiva? Incidenza simbolica? Mi sembra proprio di no!
In definitiva, a modesto parere dello scrivente, si dimostra che la scelta progettuale adottata per la struttura di cui sopra altera i caratteri morfologici del luogo senza inserirsi nel contesto esistente; inoltre, la nuova struttura oltre ad incidere negativamente sulla visuale del complesso monumentale interferisce con i luoghi simbolo (religiosi, culturali e monumentali) della comunità locale.
In base a quanto esposto, pertanto, coram populo si invita l’Amministrazione comunale all’immediata sospensione dei lavori, alla demolizione della struttura addossata al castello federiciano e al ripristino dei luoghi originari a spese possibilmente dei responsabili del misfatto. Intanto, a livello cautelare, lo scrivente ricorrerà all’Autorità Giudiziaria per chiedere la sospensione dei lavori, la demolizione della struttura invasiva e il relativo ripristino dei luoghi.

Nuccio Mulè Archeoclub d’Italia– Gela

DOCUMENTI

Al Signor Procuratore della Repubblica Presso il Tribunale di Gela

ESPOSTO-DENUNCIA

Il sottoscritto Nunzio Mulè, presidente pro-tempore della sede locale dell’Associazione nazionale Onlus Archeoclub d’Italia, con sede in Gela, via Meli, 2

ESPONE

Nei primi giorni della settimana scorsa, il Comune di Gela ha fatto iniziare, nella zona ovest di Piazza Calvario, dei lavori per la realizzazione di una superfetazione addossata e contigua alla Torre ed al Muro del trecentesco ex Castello Federiciano; il manufatto in questione è uno scivolo largo 4 metri e lungo 50 metri circa, che salendo gradatamente andrà a congiungersi con una piazzetta che si alza dal suolo per circa 2 metri e che circonda la Torre citata per ben 4 metri.
Quella che si sta realizzando sarà una struttura “invasiva ed invadente” oltre che differente da quelle presenti nel contesto della piazza che, oltre a ridurre la superficie di Piazza Calvario di almeno un quarto, occulterà definitivamente buona parte dei due reperti summenzionati con l’alterazione dei caratteri morfologici del luogo e dell’antico edificio federiciano come da soluzione storica documentata.
L’intervento, oltre che di sgradevole impatto architettonico, rappresenta inutile ingombro (peraltro dispendioso per la P.A.), poiché esiste già un accesso, alle strutture sopra citate e all’interno del cortile, quest’ultimo con ingresso libero per buona parte della giornata e senza sorveglianza nonostante ricadi in zona archeologica.
A modesto parere dello scrivente il progetto della neo struttura non solo interferisce con i luoghi simbolo religiosi, culturali e monumentali della comunità locale, ma appare oltremodo lesiva della dignità storica e monumentale della Piazza, così come tutelata dal Codice dei Beni Culturali, ne altera le condizioni di ambiente e di decoro, di luce e di prospettiva (art. 45 sez. III, Capo III, Titolo I D. Lgs 22 gennaio 2004 n. 42); e, vieppiù, non risponde all’iter dell’impatto paesistico dettato dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico regionale (Titolo II, indirizzi per sistemi e componenti, art. 14 Centri e Nuclei storici).
Infine, si evidenzia che sullo stesso progetto non sono state determinate a priori, rispetto al contesto di Piazza Calvario, le incidenze morfologiche, tipologiche, visive e simboliche.
Si immagini per un momento di realizzare un’opera simile addossata alle nostre Mura Greche di Capo Soprano (orrore) o al Castello Ursino di Catania, a Palazzo Vecchio di Firenze, al castello Sforzesco di Milano, al Castello federiciano di Lucera o al Castello Maniace di Siracusa, ecc. Eppure a Gela sta succedendo proprio questo e purtroppo anche con il beneplacito di Istituzioni che dovrebbero garantire, custodire e valorizzare i beni culturali.
Per quanto sopra esposto, pertanto, considerata illegittima la superfetazione al complesso monumentale in oggetto, si impone un ripensamento alla Amministrazione locale e si chiede a Codesto Ufficio l’intervento urgente per verificare se nei fatti esposti risultino ipotesi di reato che possano fare adottare tutte quelle misure urgenti e cautelari necessarie a ripristinare lo stato originario dei luoghi, con la sospensione dei lavori e successiva demolizione del manufatto posto in essere
. Chiede, altresì, che nella denegata ipotesi in cui la S.V. Illustrissima si orientasse per l’archiviazione del procedimento, mi sia data formale e tempestiva comunicazione in modo tale da poter esercitare le facoltà previste dall’art. 408 c.p.p.
Si allega: 1) cartella con foto di oggi e di ieri dei luoghi interessati, per evidenziare in modo lapalissiano la deturpazione dell’antico complesso monumentale in oggetto; 2) copie di piantine del 1640, del 1677 e del 1686 che ritraggono l’originario Castello Federiciano oggi oggetto di superfetazione..
Con Osservanza Gela lì, 29.04.2008

Nunzio Mulè - Presidente della sede di Gela dell’Archeoclub d’Italia


Autore : Redazione Corriere
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