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Corriere di Gela | Operazione Parabellum della polizia italo-tedesca, cantano i pentiti, luce sul delitto Campisi (1996)
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notizia del 26/01/2013 messa in rete alle 15:05:52
Operazione Parabellum della polizia italo-tedesca, cantano i pentiti, luce sul delitto Campisi (1996)

Giovedì scorso 24 gennaio, la squadra mobile di Caltanissetta, coadiuvata da quella di viterbo, a seguito delll’ordinanza della Corte d’Appello di Coblenza (Koblenz), in Germania, su richiesta del Gip del tribunale di Catania, con la quale autorizzava l’estensione dell’estradizione a carico di del gelese Alessandro Emmanuello, 45enne, già detenuto in regime di 41 bis nella casa circondariale di Viterbo, ha proceduto all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Catania Daniela Monaco Crea, su richiesta della Dda di Catania.

Il provvedimento restrittivo era stato già eseguito nel 25 luglio 2011, nell’ambito dell’operazione di polizia denominata Para Bellum, a carico degli altri soggetti responsabili dell’omicidio di Alfredo Campisi, avvenuto in contrada Dirillo, nel Vittoriese, il 6 novembre 1996, tutti storicamente appartenenti all’associazione a delinquere di stampo mafioso di Niscemi e di Gela, ovvero:

1. Giuseppe Amedeo Arcerito, inteso u dutturi, nato e residente a Niscemi, 60 anni, libero; 2. Francesco Amato, inteso Ciccio pistola, nato e residente a Vittoria, 43 anni, libero; 3. Sebastiano Montalto, inteso Iano l’americano, nato e residente a Niscemi, 43 anni, in atto detenuto presso la casa circondariale di agusta;

4. Rosario Lombardo, inteso Saro cavallu, nato a Niscemi, 51 anni, residente a Gela, in atto detenuto presso la casa circondariale di Bicocca di Catania.

5. Salvatore Di Pasquale, inteso Turi bordò, nato e residente a niscemi, 46 anni, libero, catturato dopo due giorni di irreperibilità il 27 luglio 2011.

Nell’ambito della stessa operazione venivano invece indagati, in stato di liberta’, i seguenti soggetti:

1. Emanuele Greco, inteso Nele a bestia, nato a Gela, 39 anni, residente a San Giuliano Milanese, in atto detenuto presso casa circondariale San Vittore di Milano;

2. Massimo Carmelo Billizzi, nato a Gela, 37 anni, collaboratore di giustizia;

3. Fortunato Ferracane, nato a Gela, 40 anni, collaboratore di giustizia;

4. Nunzio Licata, nato a Gela, 37 anni, collaboratore di giustizia;

5. Emanuele Celona, inteso Daniele, nato a Gela, 39 anni, collaboratore di giustizia;

Alessandro Emmanuello deve rispondere di omicidio aggravato, avvenuto in agro di Acate (Rg) il 6 novembre 1996, per avere cagionato la morte di Alfredo Campisi, in particolare:

• per aver deliberato, unitamente a Giuseppe Amedeo Arcerito, Daniele Emmanuello, deceduto, e ad Antonino Pitrolo, esecutore materiale, l’azione criminosa;

• per avere partecipato, unitamente a Emanuele Celona e Francesco Amato, al tentato omicidio (avvenuto in data 23 luglio 1996), sempre ai danni di Alfredo Campisi, nei pressi del laboratorio di marmi di proprietà dello stesso Campisi.

I delitti contestati sono per tutti aggravati dalla legislazione antimafia perchè sono stati commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416-bis del codice penale e cioè dall’appartenenza degli autori alla organizzazione di stampo mafioso denominata cosa nostra, e perchè l’associazione era armata ai sens dell’art. 416 bis c.p, in quanto i sodali avevano disponibilità di armi che fornivano agli altri affiliati, all’occorrenza, per commettere atti omicidiari.

La polizia specifica anche che per quanto riguarda la posizione di Alessandro Emmanuello, sebbene la misura cautelare era stata legittimamente emessa, non trovava esecuzione sino ad oggi, in quanto in attesa da parte dell’Autorità giudiziaria estradante, nella specie quella tedesca, l’estensione dell’istituto estradittivo anche per tale fatto.

Le indagini hanno consentito anche di accertare che i sopracitati esponenti delle cosche mafiose di Gela e Niscemi, diretti e coordinati da Alessandro Emmanuello (quest’ultimo già a capo dell’omonima cosca di Gela), al fine di contrastare l’ascesa di Alfredo Campisi, appartenente a quella cosca mafiosa e figura emergente del panorama mafioso di Niscemi, avrebbero più volte attentato alla vita dello stesso Campisi, raggiungendo lo scopo il 6 novembre 1996.

Le indagini della polizia hanno altresì permesso di individuare gli esecutori ed i mandanti di quel delitto e hanno trovato una svolta risolutiva avvalendosi delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Pitrolo, Giuliano Chiavetta, Crocifisso Smorta, Fortunato Ferracane, Nunzio Licata, Emanuele Celona, Carmelo Massimo Billizzi, e di un minuzioso lavoro di riscontro effettuato.

In questo mese di gennaio, i destinatari del provvedimento restrittivo, a tutt’oggi in carcere, sono comparsi d’innanzi alla Corte d’assise di appello di Siracusa per essere processati per le summenzionate imputazioni.


Autore : Redazione Corriere
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