1 2 3 4 5
Corriere di Gela | Povertà o sviluppo?
Edizione online del Periodico settimanale di Attualità, Politica, Cultura, Sport a diffusione comprensoriale in edicola ogni sabato
notizia del 16/01/2011 messa in rete alle 14:30:15
Povertà o sviluppo?

L’agenda politica di una città. Di Gela, in particolare.

Da chi deve essere proposta?

Qualche decennio fa la risposta sarebbe stata di un banale che più stupido non si sarebbe trovato. Ma dai partiti, ovviamente! Dal dibattito politico. Che dibattito ci fu negli anni ’80 sulla proposta di una mega centrale a carbone da parte dell’Enel!...Dai partiti alla città alle scuole ai luoghi di lavoro al sindacato al Palazzo di Città.

Nostalgia per i partiti che non esistono più? Ma manco per sogno! Forse un po’ di nostalgia per i momenti di vita democratica che vivemmo a Gela. Ce n’erano stati prima. Ce ne furono anche dopo. Noioso elencarli. Dovrei cominciare dalle discussioni nel Pci in merito all’ abbattimento delle gabbie salariali, all’organizzazione del lavoro in fabbrica attraverso la cosiddetta job evaluetion. Imparammo a pensare moderno. Per non dire del dibattito sul divorzio e sull’aborto sino ad arrivare alle drammatiche questioni della nuova divisione internazionale del lavoro. Non posso per peccato di pusillanimità nascondere che ci sentivamo orgogliosi di militare in un partito in cui si discuteva e che, grazie al suo dibattito interno, sapeva esprimere una classe dirigente. Né migliore né peggiore di quella che esprimevano altri partiti coi quali il confronto fu apertissimo e lo scontro leale. Anche allora certi veleni circolavano nei canali della politica. La mafia e i comitati di affari facevano la loro parte. La classe dirigente del tempo cercò di impedirgli il corso violento. Ricordo cosa non avvenne in città e in Consiglio Comunale sulla questione del collettore fognario di Via Venezia divenuto d’oro sulle pagine di quotidiani e di riviste di tiratura nazionale. Scesero in campo dinamicamente anche i giovani contro la mafia e andarono a Roma per chiedere direttamente a Cossiga il tribunale perché la procura della repubblica fosse incardinata nel territorio a contrastare con tempestività la criminalità organizzata.

Prima o poi qualche storico locale dovrà ricostruire con una visione non localistica quegli anni. Voglio dire: c’era una classe dirigente. Che dirigeva la società. Che magari faticava ad avviarla ad un cammino di sviluppo e di legalità perché il territorio era stato fortemente inquinato dalla violenza mafiosa e dall’atteggiamento spavaldo e irresponsabile di qualche personaggio politico piuttosto leggero nei confronti dell’abusivismo edilizio. Sul quale ci fu pure un intenso dibattito prima che si arrivasse alla prima delle leggi di sanatoria.

I tempi sono cambiati. Anche la politica? Non lo so! Ad uno sguardo superficiale pare che si occupi solo di carriere personali. Si elegge un sindaco e subito si chiedono le dimissioni per incapacità. Si modula una Giunta e già erano partite le prime mosse per la rimodulazione. E questa viene valutata politica. E riempie le pagine dei quotidiani. Diventa praticamente impossibile per l’amministratore, sindaco o assessore che sia potersi concentrare sul governo della città. Parlo della città, ovviamente. Non del Paese Italia. Perché lì è proprio il premier ad essere concentrato esclusivamente sui suoi personali problemi.

I problemi delle città sono usati solo come pretesto per preparare trappole e tagliole in funzione di rimodulazioni di giunte prossime venture. E’ il caso dei servizi sociali a Gela. Per i quali si chiedono le dimissioni dell’assessore al ramo. Per carità, sarei un folle se entrassi nel merito delle colpe o dei meriti del dott. Fortunato Ferracane. Quello che osservo è solo che nel momento in cui i trasferimenti dello stato e delle regioni sono enormemente diminuiti, bisognerebbe cominciare ad esercitare la fantasia –sì la fantasia!- per affrontare il problema delle povertà vecchie e nuove. Per vedere se è possibile uscire dalle pratiche del clientelismo dissipativo attivando politiche di sviluppo. Perché se non si attivano politiche di sviluppo, chiunque voglia andare ad amministrare la città ( e non solo il settore dei servizi sociali) sarà prima o poi crocifisso dal demagogo di turno. La pratica del clientelismo e del nepotismo soprattutto in quell’assessorato ha aperto carriere a quei politici che hanno saputo sfruttare con cinismo le povertà. Credo che sia un fatto positivo, paradossalmente, che non ci siano più spazi per pratiche del tipo. Che si parli di sviluppo! Attraverso lo sviluppo si combattono le povertà e si dà dignità agli uomini e alle donne. Pane e lavoro suonava un vecchio slogan. Torna di attualità fuori dalla metafora. Certo per molti c’è il problema del pane. Ma quello del lavoro va assunto per quel che la metafora significa. Lo strumento di emancipazione del cittadino. Liberazione dal bisogno e quindi da qualsiasi padrone, agrario, industriale o professionista della politica. Che è la stessa cosa: padrone.


Autore : Luciano Vullo

» Altri articoli di Luciano Vullo
In Edicola
Newsletter
Registrati alla Newsletter Gratuita del Corriere di Gela per ricevere le ultime notizie direttamente sul vostro indirizzo di posta elettronica.

La mia Email è
 
Iscrivimi
cancellami
Cerca
Cerca le notizie nel nostro archivio.

Cerca  
 
 
Informa un Amico Informa un Amico
Stampa la Notizia Stampa la Notizia
Commenta la Notizia Commenta la Notizia
 
㯰yright 2003 - 2026 Corriere di Gela. Tutti i diritti riservati. Powered by venturagiuseppe.it
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120