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La scomparsa del prof. Guido Abbenante papà del nostro collaboratore Sebastiano
Il 22 agosto scorso è venuto a mancare il prof. Guido Abbenante (nella foto), docente in pensione, papà del nostro amico e apprezzato collaboratore, Sebastiano, una delle firme di punta del Corriere di Gela.
Il prof. Abbenante, 86 anni. Era nato a Piazza Armerina nel 1925. Aveva insegnato da giovane per 22 anni a Mandello del Lario in provincia di Como. Insegnante di Applicazioni Tecniche nella scuola media statale e contemporaneamente in scuole serali per studenti-lavoratori come alla Moto Guzzi (ove ha insegnato disegno tecnico).
Nel 1969 si era trasferito a Gela, ove ha insegnato nella scuola media “Ettore Romagnoli”
ricoprendo per vari anni l'incarico di vice del preside Salpietro.
Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo aveva insignito “Cavaliere al merito della Repubblica per meriti scolastici” durante il Governo Craxi.
Era andato in pensione dopo 41 anni di insegnamento. Ha lasciato la moglie, signora Anna e tre figli maschi: Sebastiano, Rosario e Roberto. Sebastiano, ingegnere, responsabile di una unità tecnologica della Raffineria di Gela; Rosario, laureato in Economia e Commercio, lavora in amministrazione presso una società edile in provincia di Catania; Roberto, laurea in Matematica, insegna in un liceo di Vittoria.
Contravvenendo alla sua discrezione e riservatezza, elette a stile di vita, il figlio Sebastiano ha postato su Facebook questo suo personale ricordo del padre appena scomparso. A Sebastiano, alla madre, signora Anna, ai fratelli Rosario e Roberto e alle rispettive consorti, le condoglianze personali dell’amico e direttore di questo giornale, Rocco Cerro, e di tutta la redazione del Corriere di Gela.
A seguire, il ricordo di Sebastiano Abbenante del suo caro papà Guido.
«Ciao Papà, ci risentiremo più in là, quando il piccolo Guido sarà un uomo ed io uno stanco vecchietto.
No, non l’avrei mai fatto. La discrezione alla quale ci hai abituato non mi avrebbe invogliato a parlarne pubblicamente. Ma c’è un dato che mi spinge a farlo. Un piccolo calcolo fatto da chi, da figlio, ti ha osservato curioso e felice.
Ho moltiplicato i tuoi 41 anni di insegnamento, da docente di scuola media, per le classi ed il numero medio di allievi per classe, ho aggiunto una stima degli allievi di tutte le scuole serali che a Mandello del Lario, sul lago di Como, per 22 anni hai seguito, compresi gli allievi-lavoratori della Moto Guzzi di Mandello, dove hai insegnato disegno tecnico, divertendoti con quel dialetto lombardo che, da siciliano, era una scoperta ed un divertimento anche per noi.
Quattromila allievi, papà. Non sono pochi. Un piccolo comune. Quattromila giovani di questa bella Italia che hai appassionato e seguito, con il tuo compasso di legno di 20 centimetri che usavi per le proiezioni ortogonali sulla lavagna. Le lezioni sui disegni geometrici e le assonometrie, i primi rudimenti della tecnica, le simulazioni dei circuiti elettrici sulle tavolette di compensato, le proprietà della metallurgia, la cura delle linee dei disegni valutate anche dal loro spessore, questo in un’Italia giovane ed in pieno sviluppo, ricca di voglia di fare e di crescere. Ti accompagnavo nelle aule ove mi tenevi in attesa dell’uscita per accompagnarmi a casa e ti osservavo. E’ li che ho imparato un’arte, ancora ragazzino, vedendola all’opera, scrutandola nei dettagli. La chiamerei “l’arte del baricentro”. Riuscivi a trovare un punto di equilibrio difficilissimo tra il brio che bisogna concedere ai giovani per assicurare la loro esuberanza e la disciplina ed il rispetto che occorre sempre comunicare.
Lo facevi con tecniche raffinatissime, frutto di una passione profonda per i giovani e per il tuo lavoro. Attiravi l’attenzione sul più irruento della classe, lo ponevi al centro dell’attenzione e per incanto la classe era tutta tua. E cullavi i giovani con accenni personali deliziandoli in quelle lezioni che coniugavano tutta la voglia di fare di quell’età. Trovavi il baricentro delle situazioni, lo coltivavi, lo custodivi. E per ogni allievo un ricordo, una parola, una battuta. Molti ancora, quando sentono il tuo cognome, mi chiedono e ti mandano i saluti e sento una riconoscenza, una vicinanza che mi stupisce sempre, come se volessero ringraziarti di qualcosa. Come quella volta che, volendo rivedere Mandello dopo trent’anni che l’avevi lasciata, ci trovavamo in un negozio di alimentari per pagare. Di colpo una voce tonante ci distrasse, ci voltammo, vedemmo un adulto di corporatura immensa con una folta barba, ci ritraemmo quasi per istinto, non capivamo perché ci avesse puntato con lo sguardo e con la voce. “Lei è il Professur Abbenante?” tuonò nuovamente la voce. “E stato mio insegnante trentacinque anni fa! Si ricorda?” concluse la voce lombarda. Mio padre capì e si commosse. I ricordi espressi con impeto anche istintivo significano affezione.
L’hai sempre detto di essere stato privilegiato nel tuo lavoro, hai avuto a che fare con la più bella materia che si possa plasmare, l’entusiasmo dei giovani, la loro esuberanza, la loro viva intelligenza, il loro mutare per merito di chi prende in carico un po’ di paternità per missione e per lavoro. E i giovani non dimenticano. Sei stato fortunato in questo, anche quando tornavi a casa con i polmoni vuoti, parlare in classe mantenendo l’attenzione sempre desta è arte difficilissima e dispendiosa.
Questo mi va di ricordare pubblicamente perché non è solo patrimonio di famiglia ma patrimonio di questa Italia di buoni lavoratori e buoni cittadini. Manterrò per me invece altri momenti e altri insegnamenti che ci hai dato: il valore del cenno e del silenzio, l’arte dell’autodisciplina e della perseveranza, della frugalità e della riservatezza, l’arte suprema del rispetto e della compassione. Cose che tengo per me e su cui hai speso non parole ma azioni.
Ciao Papà e scusami se ho derogato alla riservatezza in questo momento, ma l’Italia è cambiata e ricordare cosa ha costruito la tua generazione e ciò che vi ha animato forse ci può ancora servire perché, come dicevi, basta mezza mano per contare le cose veramente importanti della Vita».
Autore : Redazione Corriere
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