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notizia del 21/02/2010 messa in rete alle 14:20:58
Oltre la siepe
E’ vero! Ha ragione Francesco Salinitro quando sostiene che il mondo è cambiato moltissimo senza che noi ce ne siamo accorti. Magari alcuni hanno fatto finta e fingono tuttora di non accorgesene. Troppo velocemente. Effettivamente viene difficile prenderne atto. Più comodo esorcizzare il cambiamento profondo e veloce.
Ci accingiamo a celebrare il 150° dell’Unità d’Italia. Della nascita della nazione.
Ricordo la celebrazione del 100°! Concorsero anche gli storici con pubblicazioni interessantissime. Alcune un po’ retoriche, per la verità. Controcorrente Armando Saitta, scrisse del Congresso di Vienna e del trionfale ritorno degli austriaci a Milano. Uno scandalo! Offesa grave al sentimento nazionale, necessariamente antiaustriaco. Come ci avevano insegnato a scuola, gli austriaci erano da considerare gli stranieri oppressori del suolo della nostra patria. Il suolo? Senza suolo non c’è patria. La nazione è anche un territorio con confini da custodire. Difficile individuare i confini. Basti pensare alle vicende altoatesine e a quelle istriane. Più complicato oggi. Chi ci avrebbe mai detto che non avremmo, infatti, più avuto un territorio con dei confini più o meno convenzionali? Ad abbatterli ci hanno pensato l’elettronica e la comunicazione di fatto globale. La finanza si è subito adeguata. Con essa l’economia, ormai quasi del tutto finanziarizzata. Quindi il commercio mondiale con la nascita del Wto.
Questo il cambiamento con cui dobbiamo fare i conti. Ci piaccia o no! Per questo sono d’accordo con la tesi di Francesco Salinitro. A condizione che si vada sino in fondo a proposito di territorialità e di confini. Se impossibile segnare i confini di una nazione – dobbiamo sicuramente rinnovare il linguaggio e lasciare questo lemma alle propaggini del ‘900 – a maggior ragione hanno scarsa validità i confini amministrativi micro territoriali. Alludo alle province. Sono, di fatto, burocrazie inutili a volte dannose che rallentano i processi che invece devono essere velocizzati da strutture snelle, soft, senza grasso. Flessibili, dinamiche. Reti che si intrecciano con reti. A seconda degli interessi, dei bisogni, degli obiettivi. Anche a tempo determinato, raggiunto l’obiettivo o dimostratosi fallace cammin facendo. Per esempio per l’acqua dalla produzione alla distribuzione al pagamento. Per esempio per la raccolta differenziata dei rifiuti. Per esempio ancora per i trasporti urbani ed extraurbani su gomma e su rotaia, per mare o per aria….Per esempio ancora per raccordare i nodi città e i luoghi di produzione o di smistamento con adeguati raccordi viari sicuri e veloci. E ancora per la produzione e la distribuzione di energia. Etc. etc…. Reti con apparati snelli. Che sappiano intercettare il nuovo che viene dalla ricerca scientifica e tecnologica. Che sappiano anche promuoverla in loco sapendo che dalla conoscenza derivano gli elementi propulsori dello sviluppo. Che non può tener conto esclusivamente delle canoniche variabili che non sono più due come nel passato. Da un canto l’impresa. Dall’altra il lavoratore. Individuando, questo sì, quali sono i veri fattori dello sviluppo. Compito, questo, della cultura civica e della politica. Con coraggio e con cautela. Voglio dire con lungimiranza e con mano sicura.
Autore : Luciano Vullo
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