notizia del 30/06/2013 messa in rete alle 14:18:34

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Presentazione del libro di Leonardo Selvaggio a meno di un mese dal 70° dello Sbarco
Ha avuto luogo nei giorni scorsi, presso la Casa di ospitalità Aldisio, la presentazione del volume Sicilia. Quell’Estate del ’43, di Leonardo Salvaggio. La Fondazione “Antonietta e Salvatore Aldisio”, presieduta da padre don Giovanni Tandurella, ancora una volta regala alla comunità gelese un momento di alta cultura e di profonda riflessione. L’evento è stato organizzato dall’avv. Lillo Giardina, presidente del Centro Studi Salvatore Aldisio e ha richiamato un folto pubblico di cultori della memoria del territorio e degli uomini che lo hanno governato. Il libro è stato presentato dal prof. Nunzio Lauretta, il quale ha intrattenuto il pubblico con una ardita lettura dei fatti narrati nel libro di Leonardo Salvaggio, al quale ha reso merito per la puntigliosità dell’indagine, per la completezza delle informazioni, nonché per la qualità narrativa, seguendo il cosiddetto «doppio binario», cioè l’interpretazione di quanto è avvenuto, usando “occhi” di altri, che a loro volta diventano essi stessi oggetto della narrazione.
Tutto ebbe inizio nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1943, quando, nella cuspide sud orientale dell’Isola, da Torre di Gaffe, 8 chilometri ad ovest di Licata, alla Penisola della Maddalena, a sud di Siracusa, sbarcarono due armate anglo-americane, composte da otto divisioni, e portarono a compimento un attacco anfibio condotto simultaneamente da 8 divisioni, che “fu ancora più massiccio di quello che, undici mesi dopo sarebbe stato messo in atto in Normandia”.
L’autore, sollecitato ad intervenire dal prof. Lauretta a proposito dell’eventuale ruolo della “mafia” in occasione dello sbarco in Sicilia, ha chiarito puntualmente come al di la degli incontri che c’erano stati, nel 1942, tra Lucky Luciano e l’Oni (Office of Naval Intelligence) e dell’azione psicologica sulla popolazione siciliana da parte di italo- americani rientrati dall’America, i rapporti veri e propri si svilupparono dopo lo sbarco, quando gli americani avevano l’interesse a governare con il loro Amgot i territori via via conquistati e contestualmente a portare avanti la loro campagna militare per spingere gli italiani e i tedeschi al di là dello Stretto di Messina. A quel punto capirono di aver bisogno di un sistema diffuso e organizzato che controllasse il territorio per loro conto: suggeriti da parenti ed amici si fecero avanti equivoci personaggi che avevano a che fare con la mafia e promisero la loro fedeltà ai liberatori. Nacque così un’alleanza di reciproco vantaggio che generò – secondo Francesco Renda - la cosiddetta «folgorante primavera della Mafia». La stessa cosa non avvenne nella parte orientale dell’Isola, vuoi perché vi sbarcarono gli Inglesi, vuoi perché quella parte di Sicilia non era stata ancora contaminata dalla mentalità mafiosa che, invece, era pervasiva della parte centrale e occidentale della Sicilia.
Un particolare momento di tensione emotiva ha pervaso il pubblico quando il prof. Lauretta ha messo in risalto il ruolo avuto dall’on. Salvatore Aldisio nel condurre la Sicilia verso la concessione dello Statuto speciale, abbandonando quel separatismo che via via era stato contaminato da forze che nulla avevano a che vedere con l’ideale di una Sicilia/Nazione inserita in uno Stato italiano federale pensato e voluto da Andrea Finocchiaro Aprile e che seriamente avevano rischiato di comprometterne il futuro.
Il prof. Lauretta ha messo in risalto il ruolo svolto dalla Campagna di Sicilia nell’economia generale della guerra, dimostrando al pubblico come la resa italiana – fatto salvo il clima di confusione e contraddizioni in cui maturò – non solo costituì la pietra miliare sulla strada che portò alla vittoria alleata, ma rappresentò “un buon affare” anche per l’Italia.
Le logiche con cui fu gestito il dopoguerra furono logiche mafiose – ha dichiarato il prof. Lauretta – ed è in quel contesto che va individuato il “male” che affligge la Sicilia e che ne impedisce la crescita e lo sviluppo in un clima democratico e moderno.
Autore : Redazione Corriere
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