notizia del 07/03/2010 messa in rete alle 14:15:30

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Giovane laureata gelese dedica la sua tesi al luogo ove ospitare la nave greca
Elisa Schillaci, ormai ex studentessa gelese, ha preso spunto dal ritrovamento del relitto della Nave Arcaica – avvenuto a Gela nel 1988 – per strutturare la sua tesi di Laurea in Architettura, già discussa lo scorso Luglio presso l'Università La Sapienza di Roma, dove Elisa studiava.
La tesi sviluppata dalla neo-laureata, con l'appoggio del suo relatore, l'architetto romano Andrea Grimaldi e l'architetto gelese Vincenzo Castellana, suo correlatore, è quella del progetto architettonico di un nuovo Museo Archeologico Navale (Munaar - Museo della Nave Arcaica) per la città di Gela, dedicato interamente al relitto greco e al suo prezioso carico, recentemente restaurati a Portsmouth, in Inghilterra.
La scelta del sito per la nuova architettura è ricaduta sull'Ex Ospizio Marino ed è stata guidata dalla posizione strategica del luogo, dalle sue caratteristiche oro-morfologiche, oltre che da significati che rimandano all'attaccamento affettivo della cittadinanza nei confronti di questo luogo storico.
L'intervento ipotizzato da Elisa Schillaci (nella foto) sfrutta in primo luogo i vantaggi che la posizione all'interno del tessuto urbano dell'Ex Ospizio Marino offre nei confronti della vita socio-culturale della città. In particolar modo la vicinanza con la zona archeologica, con il litorale e con il centro storico gelesi ha permesso di gestire e sviluppare il progetto in funzione di un sistema di percorsi ludico-culturali che bene si integrano con le dinamiche sociali già presenti nell'area.
Altra peculiarità del progetto è l'approccio tipicamente conservativo, che si propone di integrare la nuova architettura del museo con i vecchi edifici dell'Ex Ospizio Marino, esaltando le caratteristiche proprie delle costruzioni già presenti e impiegandole attivamente come elementi di carattere del suo progetto museografico.
E’ da sottolineare che il senso di tale approccio risiede non tanto nel valore architettonico dell’ edificio in quanto tale, ma in uno più profondo e sostanziale che coinvolge e interessa la dimensione urbana del sito di interesse. L’ex Ospizio Marino infatti, non è da considerarsi come nodo architettonico che sul quale è possibile operare tramite astrazione (e da salvaguardare, quindi, solo a partire da un valore attribuitogli arbitrariamente), bensì come una cellula neuronale attraverso e attorno alla quale si sviluppa il tessuto urbano circostante, il cui senso è appunto generato dalla trama (anche narrativa) di relazioni dialettiche tra il singolo edificio e il tutto.
Per quanto riguarda l'organizzazione interna, sono previste tre aree museali che sfruttano la già presente tripartizione edilizia delle strutture esistenti, e i cui percorsi convergono in un nucleo di ingresso di nuova costruzione in rapporto diretto con Piazza Trento.
Le tre aree museali sono: l'area storica, pensata per raccontare il relitto e il suo ritrovamento attraverso sistemi multimediali; l'area espositiva, contenente il relitto e i manufatti custoditi al suo interno, messi in mostra secondo le tecniche della più moderna museografia; l'area dei servizi collaterali al museo con aule per la didattica, archivio bibliografico, sale riunioni e caffetteria, pensati e integrati nel progetto per il loro ruolo centrale nei confronti della vita cittadina, anche fuori dagli orari espositivi.
Il progetto degli spazi, sia interni che esterni, è stato pensato in funzione della fruibilità del museo anche in orari di chiusura. Inoltre il giardino esterno, accessibile in ogni ora del giorno, con la sua posizione dominante l'orizzonte sul mare, ha l'importante funzione di riflettere e rafforzare il legame ancestrale tra la gente di Gela con il mare e la sua storia e offrire ai cittadini il proprio nobile passato finalmente libero di essere di nuovo accolto attraverso una rinnovata identità.
Autore : Redazione Corriere
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