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notizia del 16/01/2011 messa in rete alle 14:15:17
Reati finanziari per 3 mln di euro, la Finanza scopre giro “vizioso”
La Finanza di Gela, al termine di una complessa ed articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Gela sul conto del Conapro, consorzio all’epoca dei fatti operante nell’indotto del Petrolchimico di Gela, ha eseguito nella mattinata di giovedì 13 due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due imprenditori gelesi, Nicola Ingargiola, di anni 48 e Elio Cacioppo, di anni 62, denunciandone altri 17 a vario titolo, in quanto, essendo consapevoli dello stato di insolvenza economica cui versava il citato consorzio, compivano, in concorso con altri, una serie di atti finalizzati a distrarre beni del consorzio, tra cui un importante immobile sito nella zona industriale di Gela, acquistato e ristrutturato integralmente con denaro e risorse umane del Conapro, mediante la stipula di negozi giuridici ed operazioni contabili e bancarie fittizie e fraudolente tali da far apparire, contrariamente al vero, che il corrispettivo utilizzato per il suo acquisto fosse stato pagato dalla società Imprecem srl, la quale, in realtà, era stata costituita nell’agosto del 2003 con l’obiettivo di intestarle l’immobile nonché di emettere fatture per operazioni inesistenti in favore del medesimo consorzio.
I principali reati contestati agli indagati (bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di danaro di provenienza illecita, evasione fiscale, etc.) si fondano su una spregiudicata utilizzazione di meccanismi economici, al fine di assicurarsi indebiti arricchimenti personali, le cui condotte determineranno lo stato di insolvenza di Conapro e la sua inevitabile dichiarazione di fallimento occorsa nell’anno 2006.
Complessivamente, sono stati ricostruiti proventi illeciti derivanti dai vari reati per circa 3.000.000 di euro.
Secondo la Finanza, i soggetti inquisiti, approfittando della loro funzione verticistica ricoperta nell’ambito della compagine consortile, mettevano in atto una serie di stratagemmi al fine di procurarsi ingiusti profitti e di recare pregiudizio ai creditori, mediante la sottrazione, la distruzione e la tenuta dei libri e delle altre scritture contabili in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e la giustificazione del passivo accertato in oltre 4 milioni di euro, a fronte di un attivo fallimentare realizzato di circa 100 mila euro.
Allo scopo, si sono serviti anche dell’espediente di nominare – quale liquidatrice del consorzio – un’ignara ultranovantenne e, per effetto dell’interposizione dell’anziana, è stato agevole per gli amministratori sperare di far perdere le tracce della contabilità, con la conseguenza rappresentata dall’impossibilità da parte dei curatori di ricostruirne il movimento degli affari e di giustificarne l’imponente esposizione debitoria.
Tra le condotte criminose individuate, gli indagati riciclavano il danaro derivante dall’appropriazione indebita, trasformando i titoli di pagamento emessi dal Conapro, quale corrispettivo di fatture per operazioni inesistenti, in assegni circolari intestati a se stessi e posti all’incasso da soggetti vicini al consorzio medesimo.
Al fine di dar piena attuazione al disegno criminoso e di ostacolare la tracciabilità del danaro di provenienza delittuosa, gli indagati si avvalevano di imprenditori compiacenti, prodigatisi nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Inoltre, veniva accertata e documentata un’evasione d’imposta superiore ad un milione di euro, smascherando l’occultamento di redditi afferenti ad un’annualità d’imposta, per l’importo di quasi sette milioni di euro.
non possono sottacersi le conseguenze devastanti che tali fatti producono per gli operatori economici che agiscono quotidianamente secondo corrette logiche commerciali.
Le operazioni di cattura, oltre al territorio siciliano, hanno interessato anche la regione ligure, luogo ove attualmente uno degli arrestati aveva stabilito la sede dei propri affari.
Autore : Redazione Corriere
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