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notizia del 22/11/2009 messa in rete alle 13:56:19
Verso nuove forme di convivenza
D’accordo con Sebastiano Abbenante! La realtà è molto più eretica degli uomini. Soprattutto dei professionisti della politica. I quali gestiscono un’impresa – quella politica – che si fonda sulla capacità di catturare consensi. Sul come catturarli, non è il caso che ci ritorni. Certamente non producendo pensieri nuovi. Perché è assodato che il nuovo incute paura. La nicchia fa più comodo. Per cui la politica non orienta, come suo dovere, la realtà. L’abbandona, la perde. Questa senza neanche accorgersene va alla deriva. Addirittura può pure essere contenta di questo scivolamento tra massaggi e messaggi consolatori che arrivano dai mezzi di comunicazione. Questi sì opportunamente orientati, anzi manipolati dalla politica. Che fa annunci e le grandi masse li scambiano per realizzazioni.Come è avvenuto per le case in Abruzzo. Le tv e il premier hanno annunciato che le case sono state costruite. Abbocchiamo.
Quali strumenti abbiamo per verificare? Dovremmo recarci tutti in Abruzzo. Materialmente impossibile. Chi c’è stato ha visto e sa dei disagi. Così come sappiamo dei disagi degli alluvionati del messinese perché, a causa delle divergenze politiche, non è stato possibile qui in Sicilia coprire con gli annunci i disagi della tragedia di chi è morto e di chi ancora sopravvive nel fango. Agendo sulla comunicazione, l’impresa –anche e soprattutto quella politica- crea “valore”. Nel caso della politica, consensi elettorali senza che abbia realizzato nulla o solo sfascio e anche profitti sul piano personale o di clan.
Resta la speranza, sostiene Abbenante, di continuare a immaginare una società dove ci sia lavoro per tutti. Aggiungerei io, a condizione che ci chiariamo cosa intendiamo per lavoro. E qui il discorso dovrebbe un po’ abbandonare le categorie economicistiche, sociali e storiche per innalzarsi verso quelle teoretiche e filosofiche. La scuola, secondo me dovrebbe farlo. Sia perché è giusto aprire i giovani a nuove forme di cittadinanza. Sia perché i giovani dispongono, nella fase che attraversano, quel surplus di energie intellettuali con le quali affrontare problemi di grandi rilevanza. Anziché fargli vivere la noia dell’intelligenza che spesso li induce a fuggire dalla scuola. Magari non proprio con il corpo, ma sicuramente con l’anima che non viene minimamente toccata da certi programmi vecchi, ammuffiti e nient’affatto intriganti. Per avviarci tutti assieme, giovani e meno giovani, alla ricerca di nuovi equilibri sociali e cittadini supportati, come dice bene Abbenante «da nuove forme di convivenza e di sostentamento».
P.s. Neanche un centesimo investito per lottare la fame nel mondo. Dove ogni 6 secondi per fame muore un bambino. Il Cavaliere dice che sono stati stanziati miliardi e miliardi di dollari. Sino ad ora non c’è, invece, alcun impegno da parte dei paesi che devono dare. Leggo sulla stampa: Il Papa «Basta sprechi, la terra dà cibo a tutti». Credo fermamente che sia vero! E anche: «Gheddafi show a Roma tra 200 ragazze». E’ proprio ributtante.
Autore : Luciano Vullo
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