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notizia del 26/03/2011 messa in rete alle 13:08:36
Pericolo nucleare
Quanto successo in Giappone giustifica il titolo. Se vi chiedete cosa c'entra il nucleare con Gela, evidentemente non siete a conoscenza che esiste uno studio del Cnen, benché piuttosto datato (1979, 45 zone ipotizzate), che individua lungo la costa di Gela (direzione Licata) un possibile sito per la costruzione di una centrale nucleare italiana. Quello del «Sol Levante», si sa, è un paese industrializzato all'avanguardia sul piano tecnologico: eppure a fronte di un evento imprevedibile (Tsunami) è bastato un black-out per far scattare l'allarme del disastro nucleare. Non siamo ai livelli di Chernobyl, ma quanto successo a Fukushima non può non far riflettere, giacché al semplice incidente può sempre sostituirsi un atto di terrorismo da parte di gente capace di tutto, anche della più insana follia. E, guarda un po', quella che sembrava profilarsi come una “pausa di riflessione” diventa già una “moratoria” vera e propria, pubblicamente annunciata dal Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani.
Il Governo prende dunque tempo e rinvia di un anno l’iter di individuazione dei siti e di localizzazione delle centrali nonché, di conseguenza, le procedure per l’insediamento della “Autorità per la Sicurezza”; mentre si continuerà a ricercare il luogo del deposito nazionale per lo stoccaggio delle scorie, non foss'altro perché lo impone da tempo l'Unione Europea ed il nostro paese è, come al solito, in grave ritardo. L'accusa delle opposizioni (IdV e PD) è quella di una mossa che, al contrario di quanto lasci apparire, vorrebbe proprio sfruttare l'emotività del momento per affossare il referendum. Il 12 giugno prossimo, infatti, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sulle urne. I promotori chiedono due si per abrogare la privatizzazione della gestione idrica ed un si per abrogare la proposta nucleare. Se nel primo punto, l'interesse collettivo è insito nella natura del bene (l'acqua), per quanto concerne il secondo punto, non si tratta di una sfida tra nuclearisti ed antinuclearisti come si potrebbe pensare a prima acchitto, poiché nell'opinione pubblica l'effetto «nymby» - che qui a Gela abbiamo visto insinuarsi persino tra le bancarelle di un mercato settimanale - comincia seriamente a prendere piede. In effetti l'esecutivo, anche in ragione dei rilievi mossi dalla Consulta circa l'obbligatorietà del parere consultivo (non vincolante) delle Regioni, potrebbe far cadere la delega a far venir meno, pertanto, la ratio referendaria.
In teoria (e nella pratica), specie in tema energetico, si dovrebbe guardare avanti e cioè alle fonti rinnovabili. Il ritorno al nucleare (lo stesso termine “ritorno” lo svela), invero, raffigura un passo indietro, peraltro di diversi decenni, suscettibile di andare ben oltre la disputa tra pseudo progressisti e pseudo conservatori. La grande bufala riguarda certamente la presunta indipendenza energetica attraverso il nucleare. L'energia atomica, infatti, va riferita solo all'energia elettrica che rappresenta neanche il 20% del fabbisogno energetico totale. Nell'ambito di quella elettrica, la percentuale del contributo della fissione dell'atomo è ancora più bassa. Diventare paese produttore, altresì, comporterebbe all'Italia l'onere di importazione come avviene già per il petrolio e le altre fonti energetiche con le conseguenze che comporterebbero le oscillazioni di un mercato dell'uranio. In proposito, va ricordato che il prezzo dell'uranio negli ultimi anni è cresciuto a dismisura (oltre cinque volte più) ed i costi di una centrale nucleare sono talmente ingenti che, probabilmente non a caso, quelle che chiudono sono decisamente di più rispetto a quelle in procinto di aprire i battenti. Oltre ad un pericolo contaminazione di estrema attualità, c'è infine quello della cosiddetta «proliferazione», vale a dire la parallela produzione di uranio impoverito (sottoprodotto dell'arricchimento per usi civili) e plutonio a scopo bellico.
Se volete un parere, il mio è chiaramente un no al ritorno al nucleare, specie se questo avviene alla mia sinistra, considerato che già alla mia destra c'è lo stabilimento e la produzione di petrolio. Anzi, dalle nostre parti, bisognerebbe mettersi realmente d'accordo e non tanto per dire. Se il Comune di Gela nel recente passato ha già ribadito a chiare lettere il suo no al nucleare, dopo che lo aveva fatto la cittadinanza alcuni anni prima, il Consiglio Provinciale nisseno più recentemente ha deliberato un si al nucleare (mentre aveva votato no all'eolico, mah!). In questi giorni si parla di allargare il modello politico gelese anche in provincia con l'ingresso del PD in giunta. Operazione di poltrone, evidentemente, se su questi temi ci si divide così profondamente. Si può obiettare, oramai siamo abituati a tutto, che questi sono temi importanti, che vanno in un certo senso distinti da noi che non abbiamo potere decisionale in merito ed affrontati in altra sede, magari durante uno di quei “bunga-bunga” che nella madre patria, in questi giorni, sembrerebbe lontano dall'essere ancora praticato.
Autore : Clark Kent
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