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Corriere di Gela | Nicolini, Macchitella torni ai privati
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notizia del 09/02/2005 messa in rete alle 12:33:41

Nicolini, Macchitella torni ai privati

A margine del convegno sulla storia dell’urbanistica del quartiere Macchitella, organizzato al museo archeologico sabato scorso, dall’amministrazione comunale in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre e l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, abbiamo realizzato un’intervista all’arch. Renato Nicolini (nella foto), dell’Università di Reggio Calabria, che ha relazionato sull’argomento. Dell’Università Roma Tre ha parlato l’arch. Carlo Severati. Sono inoltre intervenuti l’assessore all’istruzione Luciano Vullo e l’arch. Angelo Cannizzaro.
Qui di seguito l’intervista a Nicolini.
– Architetto Nicolini, a suo giudizio il quartiere Macchitella è un buon esempio di quartiere vivibile e visto che adesso è diventato il centro di attenzione, attraverso uno studio attento potrebbe riprendere il look di un tempo?
"Tutto sommato è costruita bene. E’ un buon esempio di edilizia sociale degli anni sessanta. Il problema non è Macchitella, ma il fatto che su questo quartiere hanno finito per gravare i pesi dell’espansione di Gela".
– Come si definisce questo rapporto Gela-Macchitella?
"Machitella è una parte di Gela ed è sicuramente è stata costruita rispettando gli standard urbanistici. Quindi è chiaro che chi non trova verde lo va a cercare dove lo trova".
– Lei pensa che Macchitella possa essere gestita privatamente anziché dal Comune?
"Penso proprio di sì. La gestione attraverso un consorzio che si occuperebbe dei servizi potrebbe essere uno strumento valido. L’Ente locale dovrebbe entrarci pure perché sarebbe un po’ paradossale che Macchitella diventasse zona privata. Non c’è dubbio che oggi dobbiamo cominciare a ragionare come gestire i servizi pubblici ricorrendo anche all’autogestione".
– Quali sono i punti forza per un recupero di questo quartiere?
"Recuperarne l’ambiente, le sue bellezze. Non è un processo semplice ricostruire un’identità dopo 50 anni. Personalmente penso che questa città possa essere un logo per processi architettonici tentando di risolvere la qualità dell’edificio e costruire una città urbana".
– La nascita di questo gruppo di coordinamento può servire a suo giudizio a fare riscoprire e recuperare un territorio deteriorato dal tempo recuperando anche la memoria?
"Noi abbiamo fatto una proposta che parte dall’Università del Mediterraneo di Reggio Calabria e l’abbiamo auspicato definendo un percorso ossia dei laboratori progettuali. Questi saranno tanto più interessanti quanto si appoggiano su un rapporto coi cittadini, coi comitati di quartiere, con l’amministrazione comunale. In questo laboratorio progettuale arrivano una ventina di studenti e cominciano a progettare. E’ chiaro che debbono avere del materiale di base buono. Chi deve provvedere a fornire questo materiale di informazione? Sono i comitati di quartiere che dicono cosa vogliono e l’amministrazione comunale che provvede a fornire le carte e gli strumenti tecnico-amministrativi necessari. Per impostare bene il lavoro occorrerà qualche mese di studio".


Autore : Redazione Corriere
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