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notizia del 30/03/2009 messa in rete alle 12:31:15

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L’eolico perché no!
Per concludere simpaticamente le discussioni con braccianti e contadini e mogli rispettive durante la campagna sul divorzio, spesso usavamo un formulario tratto dalla cultura popolare: u sì t’attacca, u no di sciogghi! Ma allora si trattava di un referendum abrogativo e noi comunisti, eredi di una cultura liberal democratica, credenti e non, invitavamo i cittadini a votare no, contro l’abrogazione di una legge. Che significava si al suo mantenimento.
Or ho l’impressione che ci si senta più tranquilli a ripetere sempre una serie di no. Anche contro l’eolico!...
Evidentemente posso incorrere in errore e sono laicamente pronto a riprendermi e a correggere il mio orientamento. Non mi convincono le ragioni di tanta opposizione alla proposta di installare a mare, off shore, pali per la produzione di energia elettrica dal vento.
Tutti d’accordo sui vantaggi. Si produrrebbe energia pulitissima usando una fonte rinnovabile. Libeccio e ponente quasi ogni giorno soffiano forti nel golfo. Talvolta fortissimi da fare chiudere gli ombrelloni in estate. Off shore, dovrebbero essere collocati lontani dalla costa. Credo dopo un’attenta valutazione di imbatto ambientale. Per accertarsi della tutela delle correnti e della migrazione della fauna marina e dei volatili. E se nei fondali durante gli scavi dovessero essere trovati resti di un certo valore archeologico? Certo, bisognerebbe prepararsi a questa evenienza intervenendo per recuperarli, trattarli col dovuto rispetto e musealizzarli in una struttura difficilmente realizzabile in loco, cioè sottomarina.
Il paesaggio? Questo è il problema vero!
Va tutelato cercando di realizzare il parco quanto più lontano possibile dalla spiaggia. Che non credo ne verrebbe deturpata. D’altronde, qualsiasi impianto trasforma in qualche modo l’ambiente dal punto di vista paesaggistico. Questo mai può restare identico a se stesso. Neanche a prescindere dall’intervento della mano dell’uomo. Non penso, evidentemente allo tsunami o ai terremoti, che Dio ce ne liberi! Lo noto coi miei occhi a Manfria. Da una stagione all’altra la conformazione della spiaggia cambia, a volte più larga a volte più stretta. E se viene salvata la spiaggia, lasciato l’eolico e optato per il solare, vengono modificati, eccome, altri ambienti. Sappiamo che i pannelli solari per produrre una certa quantità di energia hanno bisogno di spazi non indifferenti. Consigliabile per l’energia ad uso domestico? Forse. Ma per le grandi quantità bisogna coprire ettari ed ettari di terreno. Non è neanche un bellissimo spettacolo come non sono uno spettacolo particolarmente attraente le immense distese di serre con coperture in plastica che ormai coprono enormi quantità di territorio tra Gela e Vittoria, tra Gela e Licata e raccapriccianti quelle a ridosso del bellissimo sito di Falconara.
Altra alternativa, il nucleare! Con le mille incertezze che ci assillano. Ma c’è pure un problema di impatto ambientale perché occorrerà costruire una struttura in un qualche territorio. E circa l’idrogeno, siamo ancora a livelli produttivi che non possono coprire l’attuale fabbisogno globale che è enorme. Tranne che non pensiamo a una società di tipo georgico-bucolico alla quale credo nessuno onestamente vorrebbe tornare perché a parecchie comodità dovremmo rinunciare. Nelle società primitive si macinava pure il grano per ricavarne farina da trasformare in pane. Poi furono inventati i mulini. Quelli ad acqua e quelli a vento. Oggi sono mete di escursioni turistiche e sono belli come li vediamo utilizzati anche come sfondo di alcune reclame televisive. Non mi risulta che al tempo delle loro costruzioni siano state opposte ragioni di natura estetica. Anzi molti pittori della scuola fiamminga li hanno pure riportati in talune loro opere.
Non voglio arrivare a capovolgere l’opinione diffusa circa il deturpamento del paesaggio. Cum grano salis la cosa si potrebbe valutare per evitare il peggio che, nell’epoca in cui viviamo, è la scarsità di energia per il nostro tenore di vita che ne avrà sempre più bisogno. Senza contare le dipendenze… e le minacce di mancata fornitura di metano o di altro materiale combustibile. Forse a Gela siamo autosufficienti? Ma non trascureremo mai che nell’attuale centrale elettrica viene bruciato pet coke
A margine una nota. Abbiamo idea di quanto inquinamento produciamo ogni volta che andiamo dal benzinaio per il rifornimento? Che ne sarà di quanti lavorano tutto il giorno alla pompa
Sussisterà ancora una minima probabilità di riavvicinamento, allo scopo di garantirsi una più equilibrata prosecuzione? Non sembra plausibile, allo stato attuale, alcuna precisa risposta ad un simile quesito.
Per diversi mesi, almeno da quando il sindaco, Rosario Crocetta, accettò i pressanti inviti del segretario nazionale Pd, Walter Veltroni, atti ad indurlo a sottoscrivere la tessera democratica, si è data per scontata una sua candidatura alle imminenti elezioni europee, inducendo le altre forze della sinistra ad imbastire una strategia rivolta alla sua sostituzione.
Ma lunedì 23 Marzo la direzione nazionale del Pd ha inteso pronunciare un vero e proprio contrordine: i dirigenti nazionali, sotto l'egida del nuovo segretario, Dario Franceschini, hanno redatto, all'unanimità, il nuovo regolamento interno per la tornata elettorale europea, escludendo categoricamente ogni ipotesi di candidatura da parte di presidenti di regione e sindaci in carica
Fatalmente, nelle stesse ore, ma in una cornice geografica diametralmente diversa, ossia Palermo, si teneva un particolare summit politico, con la partecipazione, oltre al sindaco di Gela, della sua spalla nella denuncia dell'illegalità mafiosa (come ribadito sabato scorso in quel di Napoli) nonché mentore a livello nazionale, Giuseppe Lumia, e di una storica figura della politica gelese, Salvatore Placenti.
Si è sicuramente trattato di un dibattito atipico, soprattutto in conseguenza delle personalità pervenutevi: molti, infatti, saranno indotti a riflettere sull'invito rivolto a Salvatore Placenti, da anni distante dalla politica attiva, ma nonostante ciò ancora influente all'interno degli ambienti della sinistra cittadina, tanto da aver aderito al nuovo movimento politico, Democrazia e Socialismo, ed alla corrente dalemiana del Partito Democratico, ReD (Riformatori e Democratici).
L'incontro si prefiggeva lo scopo di definire le future sorti del centro-sinistra gelese, dando però per certa la candidatura crocettiana alle elezioni europee, senza essere a conoscenza delle decisioni intanto assunte dal direttivo nazionale del Pd.
Inoltre l'importante appuntamento aveva perso, fin dal principio, uno dei suoi protagonisti più attesi, il leader del movimento DeS nonché consigliere comunale, Paolo Cafà, poco propenso alla partecipazione, nonostante le pressioni rivoltegli dal suo tesserato, Salvatore Placenti, oltre che dallo stesso primo cittadino, intenzionato a risolvere, una volta per tutte, le divergenze personali sbocciate negli ultimi mesi.
Placenti ha così assunto il ruolo di ambasciatore, incaricato di trasmettere all'ex assessore, Paolo Cafà, talune richieste provenienti dalla coppia Crocetta-Lumia: semplificandone al massimo il contenuto è possibile individuare l'auspicio, rivolto dal primo cittadino allo stesso Cafà, a sostenerlo lealmente nel suo tentativo di raggiungere Bruxelles, in cambio della propria disponibilità, insieme all'intero Pd, ad una ricostruzione del programma politico rivolto alla città (eventualmente con la nascita di una giunta di alto profilo) ed al pieno appoggio ad una futura candidatura alla carica di sindaco del capogruppo di Democrazia e Socialismo.
Bisognerà solo capire quali effetti produrrà sull'intera vicenda l'ultima decisione adottata dal Pd che difatti esclude qualsiasi velleità europea di Rosario Crocetta.
Autore : Luciano Vullo
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