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notizia del 06/10/2010 messa in rete alle 12:27:55
Timidi segnali di risveglio
Alcune settimane fa, ho avuto modo di sostenere che Gela per avere un futuro deve “riscoprirsi”. E ciò è possibile, a mio modesto avviso, solo se riscopre la sua storia, senza limitarsi a convegni e dibattiti, ma adoperandosi con politiche ed atti concreti. La presenza del greggio nell'entroterra e l'insediamento dell'Eni, dapprima come “parastato” e successivamente come “spa a rilevanza pubblica”, ha tracciato un percorso che si è incanalato in un vicolo cieco. Semmai l'ha avuta, Gela ha perso la sua vocazione industriale. Finché ci sarà petrolio da estrarre, forse l'Eni non se ne andrà, ma le indiscrezioni che parlano di un disimpegno in termini di investimenti fra tre anni, non sono del tutto campate in aria. Anzi, tutt'altro e questa città non dovrebbe farsi trovare impreparata.
Se volete, mi scuso anche per lo scetticismo, ma non ritengo credibile la prospettiva di una riconversione. E' vero, esiste una zona industriale ed andrebbe sfruttata, ma la miopia della classe politica regionale è abnorme, le grandi aziende se ne vanno, quelle siciliane che muoiono sono di gran lunga di più di quelle che nascono ed alle varie Asi, compresa quella di Gela, arrivano solo i soldini per le spese correnti e quindi per “tirare a campare”. Quest'isola ha una grande storia. La sua vocazione, presente nel suo “dna”, è quella turistica. E' così anche per Gela. Tutto il resto, vedi economia agricola, marittima e commerciale quale strategico snodo che s'affaccia sul mediterraneo, per non parlare dell'eolico e delle energie rinnovabili, devono seguire a traino e mai sconfessare o mettere anche minimamente in discussione la vocazione naturale della città.
Quella che ha visto centinaia di visitatori affollare il museo nell'ultimo week-end, aperto gratuitamente per 2 giorni grazie ad una disposizione comunitaria, attratti ovviamente dalla presenza del “cratere laconico” tornato a casa dopo vari decenni, va sicuramente salutata come una buona notizia. Un buon incipit per un rilancio in questo senso, ma occorre dare continuità attraverso una sana, corretta e lucida progettualità. A tal fine, il parco archeologico può dare una grossa mano. Gela, lo sappiamo, paga l'assenza oramai quasi trentennale nel circuito dei tour operator.
Eppure tra “Acropoli”, “Bosco Littorio”, “Mura Timolontee” e pezzi più unici che rari, come il già citato cratere e non ultima la “nave greca” riemersa dai fondali del golfo, questo sito meriterebbe ben altra attenzione. In verità, la Regione Sicilia, attraverso l'Assessorato al Turismo, ha appena emanato il cosiddetto “Piano Settoriale”, vale a dire lo strumento di programmazione per l'individuazione delle “località a vocazione turistica”, relativamente alle linee di intervento del P.O. FESR 2007-2013: ebbene, in provincia di Caltanissetta, oltre il capologuo, Mussomeli ed i comuni del nostro comprensorio quali Butera e Mazzarino, c'è anche Gela. Insomma, c'è persino un po' di grana – quella che non guasta mai – da spendere: sempre se ne siamo capaci. Guardando al passato, anche il più immediato, la diffidenza al riguardo è d'obbligo. Ma c'è un'altra notizia di questi giorni, apparentemente slegata alle altre due, che potrebbe invece far sperare in qualcosa di nuovo e di diverso, almeno nelle intenzioni.
Il Comune, su iniziativa degli assessori al Turismo ed all'Istruzione, sta coinvolgendo una decina di “club service” per creare una sinergia che permetta l'ingresso della città nel circuito turistico nostrano ed internazionale. Ora, tra il dire ed il fare, come si suol dire, c'è di mezzo il mare e non so voi, ma Io stento ancora a crederci. La domanda, però, non posso non esimermi dal farmela e dal farvela: per caso, siamo di fronte ai primi, piccoli e timidi, segnali di risveglio dal coma?
Autore : Clark Kent
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I Vostri commenti
Mi viene da ridere quando si parla di turismo a Gela...dove dovrebbero sorgere le strutture ricettive, in campagna? Non c'è più un tratto di costa di pertinenza del comune di Gela che sia rimasto libero. Forse Manfria avrebbe potuto costituire una risorsa in tal senso ma si è preferito deturparla facendo costruire orrende villette all'amico e agli amici degli amici. L'unica opportunità potrebbe essere costituita da Montelungo ma come si sa su quei terreni insistono dei vincoli comunali che impediscono l'insediamento di strutture ricettive. Purtroppo il turismo
Autore: sbebs
data: 06/10/2010
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