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notizia del 19/03/2006 messa in rete alle 12:30:24
Truffa ai danni dello Stato, arrestati tre Genovese
Giovedì scorso la Finanza di Gela ha eseguito tre ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal Gip di Gela Lirio Conti – su richiesta del sostituto procuratore, Serafina Cannatà, nei confronti di altrettanti soci pro-tempore della Sicilgela srl. Gli artefici della truffa, ordita ai danni dello Stato, quantificata in oltre 600 mila euro, sono Emanuele (arrestato a Voghera), Orazio e Salvatore Genovese. Le indagini delle fiamme gialle, iniziate nel gennaio 2005, hanno acclarato che i soci della Sicilgela si sono resi responsabili di una serie di artifizi e raggiri, per intascare gran parte di un contributo statale per aiuti alle imprese, mirato alla realizzazione di un impianto per la produzione di sementi per l’agricoltura. E’ stato accertato che gli indagati, negli anni 1999-2003, con la collaborazione di altri 5 soggetti, a loro volta de-nunciati a piede libero, per ottenere il contributo pubblico, hanno documentato costi non sostenuti per l’esecuzione di opere in realtà già esistenti, utilizzando false fatture per oltre un miliardo e 200 milioni di vecchie lire, inducendo in tal modo in er-rore il Ministero delle attività produttive sull’entità della spesa ammissibile a finanziamento.
Le somme indebitamente percepite sono state utilizzate da Salvatore Genovese per estinguere debiti pregressi, risalenti al periodo in cui lo stesso operava come ditta individuale, che avevano causato al-l’epoca l’avvio di procedure fallimentari.
L’articolato meccanismo di frode ha interessato due linee di finanziamento: con la prima, ottenuta nel 1991, è stato realizzato l’opificio dell’azienda ubicato a Gela in via Butera, e con la seconda, ottenuta, con rate percepire tra gli anni 1999 e 2002, sono stati estinti i debiti accumulati nella gestione precedente, facendo risultare, però, l’esecuzione di nuovi lavori in realtà mai realizzati. Pur di ottenere il finanziamento, i soci non hanno esitato a sottoscrivere false dichiarazioni a pubblici ufficiali, affermando di essere proprietari di appezzamenti di terreno per un valore di oltre un miliardo di lire, in realtà mai posseduti e per dimostrare al Ministero la loro capacità finanziaria e l’apporto di capitale proprio, così come richiesto dalla 488/92.
Le indagini avevano preso spunto da una precedente truffa architettata dal socio ed ex amministratore della Sicilgela, Emanuele Genovese, ai danni di numerosi agricoltori locali che, per la campagna seminativa del 2004, avevano ammassato il grano raccolto presso la sua ditta, senza poi riceverne il pagamento.
Salvatore Genovese non è nuovo ad episodi del genere, essendo stato nel maggio del 2005 condannato ad anni 3 e mesi 4 di reclusione, per truffa aggravata in erogazioni pubbliche all’Aima e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti.
Autore : Redazione Corriere
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