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Corriere di Gela | I tanti paradossi della legalità di facciata
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notizia del 29/05/2011 messa in rete alle 12:24:39
I tanti paradossi della legalità di facciata

La legalità sventolata come una bandiera, la legalità gridata, non mi piace. Probabilmente, leggendomi in altre occasioni qualcuno se ne sarà accorto. Ciò, specie quando coincide con una legalità di facciata, quella del «Indietro non si torna!» e di tanti altri proclami che dominano i comunicati stampa degli “onorevoli” locali e del comprensorio, lestissimi a solidarizzare con chi è vittima di una qualsiasi forma di illegalità. Una delle poche pratiche davvero «bipartisan», non c'è che dire.

Sono poco avvezzo anche alla caccia alle streghe, se è per questo. E’ passato troppo poco tempo, onestamente, affinché si possano avere elementi utili ai fini di un giudizio esaustivo circa l’operato di un’amministrazione, che può ritenersi insediata da quasi un anno.

Diciamo che al momento, il sindaco e la sua giunta hanno cercato di fare qualcosa senza urlarlo più di tanto, magari rompendo in proposito con un recentissimo passato. Ma la permanenza di alcune opache pratiche amministrative, fa decisamente da scollamento con altre azioni lodevoli, ben mirate, persino con successo. Basta prendere spunto dalla cronaca.

Merita un plauso l'azione di pulizia dalla merce contraffatta e dall'abusivismo commerciale nella rotonda ad est di Macchitella da parte dei vigili urbani, purché non si abbassi la guardia nei mesi a seguire per non vanificare il tutto. E' altrettanto vero, però, che facendoci un giro per il tratto che dal quartiere residenziale ex Anic porta fino allo stabilimento, attraversando il lungomare, per renderci conto di come il “paesaggio” sia scelleratamente deturpato. Non mi riferisco in questo caso alle colonne fumarie del «cane a sei zampe», che esistono e campeggiano sempre vive ed attive all'orizzonte. Né potrei riferirmi ad eventuali pale eoliche off-shore, che non ci sono e non vorrei mai esistessero a distanza ravvicinata dalla costa. Non mi riferisco nemmeno a quella sporcizia imperante nell’incuria generale ai margini del manto stradale. Mi riferisco, in realtà, ad un argomento si cui ritorno, nolente, perché continuo semplicemente a non capire. E se la vera ignoranza è conoscere ma non comprendere, me ne scuso.

Ma non posso fare a meno di rilevare che i mastodontici cartelloni pubblicitari sono tornati a stazionare in questo come in altri tratti della città ed il fatto che “cartelloni mobili” siano attaccati a veicoli fermi in sosta permanente, sarà pure condotta “legale” poiché conforme, evidentemente, ad una nuova disciplina intervenuta a regolare la materia, ma la natura “schizofrenica” di una tale circostanza, per quanto mi riguarda, non ammette smentite di sorta. Mi chiedo: è plausibile pensare di “fissare” cartelloni mobili attaccandoli, a mo' di traino, a veicoli destinati per loro natura a veicolare ossia a circolare? Aggiungo: non è forse vero che, con questa soluzione, si occupa ancor più (oltre il carrello anche il veicolo) indebitamente il suolo pubblico? Chiamatela pure legalità, se vi aggrada.


Autore : Clark Kent

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