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Corriere di Gela | La concordia civile ed altro
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notizia del 01/04/2005 messa in rete alle 01:16:40
La concordia civile ed altro

Da tempo mi adopero per la concordia civile. Ricordo di averne scritto su questo periodico. Non certamente per un familistico amore. Per un convinto sentimento. Solo nella concordia civile, pur nella diversità delle opinioni, può crescere il cittadino. E la città. Che, tra tutte le grandi invenzioni dell’uomo, è sicuramente la più importante. Quella che ha reso possibili le altre invenzioni. Non è un dato di natura la città. Ha avuto bisogno di un accordo tra uomini. Maturato nei secoli, nei millenni. Essi hanno rinunciato alla loro bestialità. Forse per una convenienza, stando alle teorie contrattualistiche da Hobbes in poi. Per vivere più sicuri si sono dati le leggi. Nate le leggi, è nata la città. Che non è una semplice famiglia, né una tribù. Geometria di relazioni interpersonali. Il bisogno di sicurezza, garantito dalle leggi, ha coniugato libertà e pace. Con alterne vicende. Ché la ferinità non è stata del tutto cancellata.
I giovani studenti di Gela volevano parlare di questi argomenti. Dell’inutilità della guerra. Che genera solo lutti e altri lutti ancora. Prendendo lo spunto dalla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena e dall’uccisione di Nicola, il funzionario del Sismi che l’ha protetta col suo corpo.
Il presidente della Consulta provinciale degli studenti, il liceale Giuseppe Caci, ha inviato un invito al sindaco Crocetta, a me nella qualità di assessore all’Istruzione, ai segretari dei partiti e delle confederazioni sindacali. Mi sono consultato col Sindaco. Abbiamo trovato l’iniziativa di estremo interesse. Un Convegno sulla pace a Gela per confermare l’immagine di città che vuole liberarsi dalla violenza.
Mi adopero per trovare un testimone del teatro di guerra. Attilio Bolzoni si dispiace di non potere venire. Ha un calendario fittissimo di lavoro. Non ne ho dubitato. Mi rivolgo a Giovanna Botteri. Anche lei ha tanti impegni. Mi promette che avrebbe fatto salti mortali pur di venire. Ed è venuta per testimoniare le nefandezze della guerra, delle guerre. Ché lei non ha seguito solo quella dell’Iraq da inviata della Rai.
La sorpresa. Dopo che tutto era stato organizzato dagli studenti anche col mio modestissimo convinto aiuto, esattamente 15 minuti prima che l’incontro avvenisse il giovane Caci mi raggiunge sul cellulare per dirmi che l’aula del Liceo socio-psico-pedagogico non è disponibile. Chiedo di parlare col Dirigente Scolastico. Mi conferma che non era disponibile. Faccio presente che il pomeriggio precedente, alle 18.15 mi aveva dato la conferma della disponibilità. Nulla da fare e mi suggerisce altre sedi. Che fare? Non amo la guerra. Il sindaco rimedia facendo parlare la Botteri e facendo registrare il discorso dalle TV. La registrazione andrà a tutte le scuole.
Una considerazione mi viene da fare, tuttavia. Non è scritto a chiare lettere nella Costituzione che la Repubblica Italiana ripudia la guerra? Non ha la scuola il dovere di formare la coscienza civica, di educare gli uomini e i cittadini nello spirito della Costituzione? Quale reato avrebbero commesso gli studenti partecipando a un civilissimo convegno sulla pace? Quale delitto incontrando una giornalista della Rai che con civile coraggio e grande professionalità ci ha riferito dai teatri di guerra?
Ai giovani liceali, e non solo a loro, ricordiamo in occasioni celebrative che Gela nel 424 a.C. fu teatro del convegno di tutti i sicelioti che sottoscrissero il famoso trattato di pace che della città porta il nome. Ce ne racconta il grandissimo Tucidide. E leggiamo spesso nelle pubbliche occasioni il bellissimo discorso sulla pace che lo storico fa pronunciare a Ermocrate. Esercitazioni retoriche per giovani liceali? Credo proprio di no. Se è vero che i giovani del Liceo avrebbero voluto riflettere a 2500 anni di distanza sulle nefandezze della guerra e sulla fertilità della pace. Aggiungo io, di quella pace della quale la nostra città ha tanto, immenso bisogno.


Autore : Luciano Vullo

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