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notizia del 22/04/2003 messa in rete alle 11:53:44
Pax quaerenda est
Gela, il Mediterraneo, il Mondo, tutta l’umanità, noi singoli soggetti, senza ipocrisia, abbiamo bisogno di pace.
La città non è un semplice spazio.
Gli antichi greci la crearono come luogo delle relazioni umane regolate dalle leggi prima divine, dopo umane.
Lo stato moderno è nato, nonostante l’uso della coercizione della legge (alcuni parlano di ‘violenza di stato’!..), per garantire la pace e dopo anche la libertà dei cittadini.
Nella pace, che esalta la competitività dei singoli e dei gruppi, fioriscono le cose belle, quelle della natura, quelle della cultura, il libero pensiero, la libera produzione dei beni, la loro circolazione, la cooperazione tra i popoli.
Altro che ipocrisia?
A chi sfugge che la concordia tra i cittadini, la fiducia di questi nei confronti degli amministratori, l’operosità degli amministratori e la loro solerzia nella creazione delle strutture di civiltà incrementano la civiltà di un popolo, il benessere individuale e dei gruppi, la voglia di vivere felicemente la vita attraverso l’espressione e la manifestazione di sé agli altri e, reciprocamente, di tutti a tutti come è giusto avvenga nella democrazia.
Quale il senso da attribuire, altrimenti, all’istruzione, al padroneggiamento dei saperi, all’educazione alla legalità?
So di avere elencato i valori fondativi della società democratica.
o Un’autentica istruzione viene attivata nella pace, nella libera circolazione delle idee, nel rispetto di erogatore e fruitore del servizio. L’uno e l’altro (non importa se adulti o giovani o anziani perché oggi i ruoli cambiano da momento a momento) devono potersi liberamente e pacificamente ‘guardare’. (Rispetto, credo, derivi dal latino e ha a che fare con gli sguardi che si incrociano!).
o La possibilità di padroneggiare i saperi, in una società complessa in cui nessuno può illudersi di essere ‘tuttologo’, si realizza attraverso la cooperazione che non è autentica senza la pace. (Qualcuno direbbe anche concordia, che è termine più forte perché afferisce all’unità dei cuori!).
o La legalità, a sua volta, è la garanzia esterna della pace e della libertà.
Altro che ipocrisia!
La guerra, seppure collegata agli istinti più animaleschi degli uomini (secondo qualcuno, insopprimibili) e, oltretutto, antieconomica perché dà morte agli uomini, alla natura, distrugge risorse e tecnologie che potrebbero essere impiegate per quanti – bambini, soprattutto – muoiono di fame.
La guerra non offre uno spettacolo edificante, neanche quella vista in televisione lontano dai luoghi in cui vengono fatte le stragi.
I bambini amano le finzioni. E’ un bene! Quanti, adulti ora, da bambini non hanno giocato con finti cavalli (i bastoni) o con finte damigelle (le bambole). Favorivano il pensiero divergente, la fantasia, l’immaginazione. Tutti elementi indispensabili alla scienza e alla politica.
Si confondono, invece, i cervelli dei bambini – anche quelli degli adulti, per la verità!– dinanzi allo ‘spettacolo’ della guerra reale non diverso dagli altri spettacoli. Non imparano a distinguere la finzione dalla realtà e credono – forse crediamo – che tutto sia finzione!
Non è retorico invitare a diventare tutti costruttori di pace (e di concordia)!
Autore : Luciano Vullo
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