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Corriere di Gela | ‘A Maronna a Manna
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notizia del 22/09/2004 messa in rete alle 11:33:34

‘A Maronna a Manna

L’immagine che subito apparve era quella della Madre di Dio. Era l’immagine dell’invisibile che s’era fatto visibile: la visione dell’invisibile. Non a caso essa viene attribuita a San Luca, cioé a colui che poté ammirare le fattezze di Dio fatto uomo e della sua Santa Madre – Cristo immagine del Dio invisibile – che l’ha dipinta per farla venerare al popolo terranovese, prima, e di Gela, poi.
L’immagine di cui parliamo è quella di Maria Santissima d’Alemanna, una icona a fondo oro, che rappresenta la Madonna che poggia delicatamente la guancia sulla testa del piccolo Gesù; essa dà il senso dell’eternità e di un amore profondo ed infinito.
L’artista che l’ha dipinta passa in secondo ordine davanti alla manifestazione del divino che è l’icona venerata con tenerezza dalla nostra città. Secondo la tradizione popolare, verso il 1476, un concittadino terranovese, mentre arava la terra, si accorse che i suoi buoi non proseguivano più; pensando che la punta del vomere fosse inciampata in qualche masso sottoterra o in qualche “truvatura” (tesoro nascosto), si mise a scavare la terra con le mani. La sua meraviglia fu enorme quando le sue mani cominciarono a tirare fuori una tavola sulla quale si intravedeva un’immagine dipinta da secoli: era l’effigie della Vergine Madre di Dio. In quel momento il contadino s’accorse che i buoi si inginocchiarono davanti al quadro. Inebriato e commosso, portò subito l’icona (un dipinto su tavola di quercia delle dimensioni di 67x52 cm e dello spessore di 1,5 cm) al clero locale tra la gioia e la meraviglia dei nostri compaesani, che vollero costruire nel luogo del ritrovamento un santuario per custodire la sacra immagine. In quello stesso luogo esisteva già una chiesetta dedicata alla Madre di Dio, in quel tempo diroccata, che sicuramente era quella dei cavalieri teutonici.
La Madonna dell’icona fu subito chiamata Maria Santissima del-l’Alemanna o “Maronna ‘a Manna” o perché alcuni pensavano appartenesse, in epoca assai remota, a degli ebrei che la donarono ai nostri avi e che chiamarono “della Manna”, dal cibo che nutrì gli israeliti nel deserto; o perché altri pensavano fosse stata rinvenuta sotto una pianta di “lamanna” (cardus vulgaris), dove fu nascosta durante la persecuzione degli iconoclasti; o perché altri credevano sicuramente che l’icona fosse appartenuta ai Cavalieri Teutonici Alemanni, che dal 1243 avevano costruito nella nostra città, allora Heraclea, un ordine religioso chiamato “Ordo Domus Sanctae Mariae Teutonicorum”.
Ma, al di là della origini del nome, bene presto il culto della Madre di Dio, che veniva chiamata “Saccaredda”, cioé dispensatrice d’acqua, crebbe nelle nostra città e, in numerosissime circostanze, il popolo ha potuto constatare l’efficace protezione della gloriosa Sposa dei disegni del Padre.
Papa Paolo III fa menzione del culto della Madonna in occasione di un diritto di patronato e, in un documento del 1627, Maria Santissima d’Alemanna è chiamata protettrice e patrona della città, ma ufficialmente, questi due titoli le vennero conferiti in seguito alla “Bolla Universa” di Papa Urbano VIII. Gli atti di proclamazione vennero stilati nella nostra città nel dicembre del 1659 e poi nel marzo 1693, in occasione del terremoto che sconvolse molte città dell’Isola e che risparmiò Terranova di Sicilia, ora Gela.
All’unnici ‘i innaru a vintun’ura,
si vitti e nun si vitti Terrnova,
si unn’era ppi Maria nostra Signura,
sutta li petri furra Terranova.



Autore : Redazione Corriere
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