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Corriere di Gela | L’Eni è il solo diavolo?
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notizia del 08/04/2013 messa in rete alle 11:29:01
L’Eni è il solo diavolo?

Siamo stati tra quelli che in passato non hanno risparmiato nulla alle tante società Eni che hanno operato nel nostro territorio sotto varie denominazioni; e tuttora, quando vi sono anomalie da denunciare – che si tratti di inquinamento o di illecite vicende – i titoli forti sono tutti per loro. A partire dall’originaria Anic per finire con Raffineria di Gela (Rage, come la chiamano le teste d’uovo che si esprimono per acronimi, sigle o abbreviazioni). E tra le due, ricordiamo EniChem, Praoil, Polimeri Europa, Syndial ed altre, per non parlare di Agip che in questi ultimi 50 anni in città ha avuto tutta un’altra storia.

Tutto questo per dire che non siamo stati teneri con questa ingombrante presenza, che attraverso assunzioni e clientele di vario genere, ha fatto la fortuna di politici, sindacati e imprenditori.

C’è però – e qui dobbiamo spezzare una lancia in favore di Eni – un aspetto che spesso passa inosservato, e sono le accanite attenzioni che ambientalisti e magistratura hanno avuto nel corso degli anni, compresi quelli che stiamo vivendo, come se lo stabilimento fosse stato in questo cinquantenno il diavolo, causa di tutti i mali di questo territorio.

C’era un pesce morto sulla foce del fiume? colpa dell’Eni; c’era catrame in mare? dagli sempre alla fabbrica, quando magari la responsabilità era di scoscienziati armatori che pulivano al largo della nostra costa le loro stive; Qualche svenimento? i fumi delle ciminiere; Vomiti? esalazioni provenienti dallo stabilimento; mancava l’acqua? hanno chiuso i rubinetti del dissalatore; si otturano le fogne? il depuratore è rotto.

E sin qui parliamo di inquinamento ambientale, tutto e solo riconducibile al disastro che ha provocato la fabbrica. Ma gli ambientalisti, la stessa magistratura in questo ultimo mezzo secolo hanno mai perseguito l’abusivismo edilizio con le stesse attenzioni come per la caccia alla fabbrica inquinante? Non è forse inquinamento anche l’abusivismo, i piani costruttivi spesso viziati da difformità e sostenuti da un ricorso sfrenato a varianti urbanistiche?

Qualcuno si è mai occupato di questo, e magari dell’inquinamento del traffico automobilistico? Ora, che i signorotti dell’Eni ne abbiano combinate tante nessuno lo disconosce. Ma è possibile che “u muru vasciu”, come si dice da queste parti, sono sempre e solo fabbrica e loro dirigenti?

Negli ultimi due mesi ci sono stati in calendario ben 14 procedimenti giudiziari in Tribunale, in alcuni dei quali Comune e Provincia – che da responsabilità potrebbero non esserne esenti (basterebbe cercare) – hanno chiesto e ottenuto la costituzione come parte civile. In questo senso nei giorni scorsi così si è pronunciato il giudice Domenico Stilo, tra le contestazioni dei difensori dei dirigenti aziendali, i quali hanno sostenuto che a costituirsi parte civile avrebbero dovuto essere non altri che il ministero per l’Ambiente, competente in materia, e ciò non essendo in presenza di una vera e propria ipotesi di reato ambientale.

Sfileranno come imputati gli Ad della Raffineria Battista Grosso e il suo successore Bernardo Casa, il responsabile del parco serbatoi Salvatore Lo Sardo e il coordinatore del servizio prevenzione e protezione Aurelio Faraci. Sono sotto processo per presunte irregolarità riscontrate nelle linee antincendio utilizzate nell’area del pontile principale dello stabilimento.

Se hanno sbagliato, pagheranno ed è giusto che sia così. Tutti gli altri, santi con l’aureola, andranno invece in paradiso


Autore : Redazione Corriere


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Autore: Emanuele 
data: 08/04/2013
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