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notizia del 28/08/2007 messa in rete alle 10:58:23
E sul caro-bollette Cuffaro avvia indagine su spese Ato
“La Regione, tramite l’Agenzia per i rifiuti e le acque, ha avviato un’indagine conoscitiva su scelte e modalità di gestione delle assemblee dei soci e dei Consigli di amministrazione degli Ato siciliani, comprese le spese generali di funzionamento e del personale, soprattutto dove si sia proceduto ad assunzioni esterne, piuttosto che ad utilizzare personale proveniente dagli enti soci”.
Lo afferma il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, intervenendo nel dibattito in corso in queste settimane in merito agli aspetti economici della gestione dei rifiuti nell’Isola.
“L’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti in Sicilia – ricorda Cuffaro – sono di competenza delle Autorità d’Ambito. Sono poi i Comuni appartenenti all’Ato (Ambito Territoriale Ottimale) e la Provincia regionale, unici componenti della società, a nominare il Consiglio di amministrazione. In sede di assemblea, i soci approvano il Piano d’ambito ed i relativi costi, da cui derivano poi gli importi della Tia (Tariffa d’igiene ambientale) o della Tarsu (Tassa rifiuti solidi urbani). Eventuali aumenti nei costi della gestione integrata e la loro ricaduta sulla Tia o sulla Tarsu sono quindi conseguenza esclusiva delle scelte effettuate dall’assemblea dei soci e delle modalità gestionali del Cda”.
“I Comuni – dice Cuffaro – hanno la facoltà di intervenire finanziariamente per coprire parte del costo del servizio, per la Tarsu o per diminuire i costi a carico di particolari fasce di utenze per la Tia. Tutte le spese inerenti la gestione integrata dei rifiuti devono comunque essere coperte dalla Tia o dalla Tarsu e dagli interventi finanziari che i Comuni decidono di porre a proprio carico. Purtroppo, però – ammette Cuffaro – devo dire che molti Comuni, che sostenevano parte del costo del servizio, non hanno ritenuto di dover continuare a contribuire per contenere gli oneri a carico dei cittadini”.
“Al di fuori del fondo di rotazione istituito con la legge regionale 19/2005, la Regione – spiega ancora il presidente – non può intervenire finanziariamente sui costi di gestione perché in quel caso si tratterebbe di “aiuti di stato” non compatibili con la normativa comunitaria in materia. Per quanto riguarda l’attuazione della norma recentemente approvata dall’Ars sulla riduzione degli Ato è necessario riflettere se questa possa essere un’adeguata soluzione al problema. Mentre non c’è dubbio che occorre modificare la forma societaria, affidando ai sindaci la gestione della Società, quindi senza costi aggiuntivi”.
Autore : Redazione Corriere
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