1 2 3 4 5
Corriere di Gela | Intervista al segretario provinciale Cgil, Giovanni Ferro
Edizione online del Periodico settimanale di Attualità, Politica, Cultura, Sport a diffusione comprensoriale in edicola ogni sabato
notizia del 19/07/2006 messa in rete alle 09:45:55

Intervista al segretario provinciale Cgil, Giovanni Ferro

Quali scenari si apriranno per Gela e la Sicilia? I guasti che l’industria ha causato in un cinquantennio saranno sanati e in quali tempi? Quali le responsabilità della Politica e del Sindacato e cosa resta da fare per bonificare l’ambiente? Gela ha subito nei decenni il complesso d’inferiorità nei confronti della provincia al punto che i suoi slanci e le sue iniziative sono state sempre soffocate. Forse tra Gela e Caltanissetta ci sono stati sempre degli interessi che non sono mai conciliati, pochi o nulli i punti di convergenza, molti i motivi di scontro. Gela ha sempre aspirato a divenire provincia per potersi sganciare dal capoluogo e potersi autogestire, solo che quando è stata ad un passo dal costituirsi come provincia si è remato contro da parte di quei gruppi di potere forte (economico e politico) facendo fallire quel disegno. Nella nostra città si è coniugato industria, ma anche mare e agricoltura. Si è persino azzardato di sperare nel turismo, ma per una serie di deficienze infrastrutturali connaturati al nostro territorio, ce lo siamo solo sognato. Che prospettive ci saranno nei prossimi dieci anni? Ci sono governo dalle parole lanciate in campagna elettorale sul rilancio del sud, intende effettivamente produrre risultati concreti per fare percepire alla nazione e al sud in particolare che finalmente un governo si è occupato del sud. Quindi le aree industriali che nel frattempo sono state ristrutturate, vorremmo che si riempissero di aziende e di posti di lavoro”.
– L’industria nel nostro territorio rappresenterebbe il 30% circa del settore trainante dell’economia, mentre il restante 70 fa capo al terziario, all’agricoltura, alla marineria, al commercio ed all’artigianato. Il dato più significativo è che non c’è stato alcun sviluppo, ma solo un calo dell’occupazione e quindi una emigrazione di giovani. Cosa dice ilo sindacato in merito?
“La prima cosa da sottolineare è la seguente. Quando la classe politica dice che c’è una vocazione marinara nella nostra città dice la verità, salvo poi a dimostrare di averlo capito concretamente. Una città che ha una connotazione marinara, non ha un porto e si continua a stare fermi da quasi un ventennio pur sapendo che ci sono dei finanziamenti privati, credo che sia la vera lacuna a cui la classe politica deve dare una risposta. Poi c’è un’agricoltura che alligna nelle tre province di Ragusa, Siracusa e Caltanissetta, la cosiddetta fascia trasformata, una zona più produttiva d’Europa sotto l’aspetto degli ortaggi e delle serre. La produzione posta in essere è servita a fare arricchire il centro nord Italia dove i prodotti vengono veicolati, trasformati per fare poi ritorno in Sicilia dove sono stati prodotti. Quindi due volte gabbati. Una prima perché lavoriamo con una manodopera scarsissima con le condizioni per un cambiamento di rotta per diventare una testa di ponte tra il nord Europa e il nord Africa? Di questo e di altro abbiamo ampiamente parlato con Giovanni Ferro (nella foto), segretario provinciale della Cgil. Il quadro che ne viene fuori non è certo tra i migliori.
Il sindacalista della Cgil Giovanni Ferro fornisce alcune sue opinioni tracciando un quadro d’insieme dove emergono forti responsabilità della politica per il mancato sviluppo della nostra città. Chiama anche in ballo la Regione e conclude il suo discorso richiamando le cose che il sindacato farà, ciò che la politica per suo conto dovrà fare e come l’economia dovrebbe muoversi per colmare il gap tecnologico che ci divide dal resto d’Europa e per bloccare il salasso di giovani costretti nell’ultimo quinquennio ad emigrare per trovare un lavoro.
– Dove va la chimica in Italia e a Gela? Le scelte dell’Eni sono state un freno allo sviluppo ed all’occupazione?
“Le scelte dell’Eni sono le scelte di un gruppo che è una multinazionale e va alla ricerca del gas e del greggio. L’Eni ha cambiato la sua vocazione e si è concentrata in definitiva sulla ricerca petrolifera e sul gas andandosene nelle aree dove il greggio è presente e quindi nel sud est asiatico, Iran, Iraq, il nord dell’Africa, la Libia uno dei nostri maggiori produttori e destinando le sorti della chimica ad altri Stati che nel frattempo hanno prodotto doppioni di impianti che avevamo in Italia ed al sud in particolare. Quindi gli stessi impianti con maggiore capacità produttiva ce li hanno nei paesi arabi. Siccome le raffinerie sono le ultime cose che ci sono rimaste e che sono produttive le tengono in vita ancora perché c’è un mercato. La chimica non interessa più all’Eni in quanto si concentra soltanto nella ricerca petrolifera e nella raffinazione dove ha ancora raffinerie e quindi mercato. Tant’è vero che la nostra raffineria sta lavorando alla massima capacità possibile”.
– La raffineria di Gela può essere considerata una struttura produttiva di primo piano per l’Eni o solo un fatto accidentale da dovere tenere in vita per le spinte sindacali e per la presenza di greggio da raffinare in loco? Siamo all’anticamera della dismissione anche della raffineria? Qualche anno fa il sindacato era preoccupato. Ed ora?
“Per ora c’è una richiesta mondiale enorme di energia e di prodotti finiti. Io non credo che al momento la raffineria possa rischiare alcunché. Più si pulisce, più si rende fruibile alla sicurezza e al rispetto dell’ambiente, più si consolida la raffineria. C’è un processo di riconversione e di consolidamento. Che si chiami Raffineria di Gela o che si chiami Eni, io ritengo che essa essendola 100% di proprietà Eni, non si corre alcun rischio. C’è poi tutta un’altra tematica che riguarda il mercato. Negli ultimi anni ed ora con il governo di centro sinistra, si preannuncia un grande accordo di collaborazione internazionale tra Italia e Russia. Quest’ultima fornirà cospicue quantità di metano all’Italia che potrebbe garantire alla Gazprom della Russia la penetrazione nel mercato nazionale italiano e quindi in Europa”.
– Ma questa possibilità potrà significare anche una riduzione delle tariffe energetiche nazionali o saremo costretti sempre più a sborsare prezzi salati per garantirci l’energia necessaria per industria e per noi poveri utenti?
“Io immagino che quando c’è collaborazione tra due grandi Stati, ci debba essere convenienza reciproca. Ciò ci consentirebbe di metterci in un livello di sicurezza degli approvvigionamenti. Poi è chiaro che le dinamiche su cui sta lavorando il governo nazionale, sono dinamiche che puntano ad abbattere i monopoli. Quest’ultimo decreto mira proprio a liberalizzare il mercato e a renderlo più competitivo. Quin-di prevedo un abbassamento dei prezzi”.
– Da qualche anno a questa parte l’amministrazione Crocetta ha avviato un grande dialogo tra Comune e raffineria. Ci sono timide iniziative dell’Eni riguardo al risanamento ambientale ed alle bonifiche delle aree dimesse. Il sindacato vigile su questo versante? Cosa dobbiamo aspettarci?
“Il sindacato non solo vigila. Ci sono stati anche degli scioperi e poi un accordo a livello nazionale che puntava a recuperare l’ambiente che aveva subito delle offese da parte della raffineria. Credo che da allora, grazie anche all’apporto della magistratura, l’Eni è riuscita comprendere che un rapporto diverso con la città passava attraverso dei segnali precisi che doveva dare in termini occupazionali ed in termini di ripristino della legalità negli appalti e della bonifica del territorio. Questi progetti sono stati in parte eseguiti, in parte sono in itinere, e nell’ultima presentazione l’Eni a detto che tutti i serbatoi sa-ranno con i doppi fondi, le falde acquifere verranno depurate e riutilizzate. Il sindacato sta monitorando anno per anno l’andamento positivo di quell’accordo generale che prevedeva la bonifica totale dell’area e il rilascio delle aree produttive non utilizzate dalla raffineria per gli altri usi”.
– Cosa significa per gli atri usi?
“Su questo aspetto vorrei soffermarmi per dire che è vero che un rapporto migliorato con l’Amministrazione locale, ma secondo me si è interrotto in maniera brusca nel corso del governo guidato dal centro destra. Il rapporto con le aree produttive e il rapporto con le politiche nazionali del governo ha subito una interruzione e mi riferisco alla programmazione negoziata. Ci sono segnali che debbono essere an-cora ben compresi da noi perché c’è un governo che si è appena insediato. Ora vogliamo capire cosa si vuol fare. La Cgil è molto interessata a comprendere se effettivamente questo prezzi bassissimi, portiamo al nord i nostri prodotti che ce li trasformano e poi ce li rivendono non a prezzi siciliani. Questa fascia trasformata la nostra classe politica è stata incapace di renderla volano di sviluppo e di progresso per le nostre popolazioni. Allora si deve fare in modo che i prodotti vengano trasformati nelle nostre terre, agganciati ai mercati internazionali a partire dalle nostre terre e quindi il valore aggiunto rappresentato dalla trasformazione ossia dalla filiera, deve essere chiuso nelle nostre terre. Per far ciò occorrono infrastrutture aeroportuali, porto e aeroporto. A questa politica infrastrutturale va integrata una politica di difesa dei prezzi. Occorre impedire che le nostre produzioni siano inflazionate da prodotti che arrivano da paesi emergenti che non rispettano i nostri standard di qualità. Mentre i nostri produttori garantiscono una qualità, in quei paesi tutte le normative di difesa non esistono. Per tal motivo i prezzi sono stracciati. Dovrebbe intervenire una politica nazionale che finora non è intervenuta. Questa invasione di prodotti provenienti dall’estero deve finire e occorre difendere il nostro prodotto di qualità. Questo potrebbe essere veicolato attraverso l’aeroporto di Co-miso e il porto di Gela. E’ insopportabile che siamo ancora fermi a fare la valutazione di impatto ambientale. La nostra classe politica deve produrre dei risultati concreti”.
– Gela ha sempre aspirato a diventare provincia. E’ stata quasi ad un passo per diventarlo, solo che hanno giocato fattori di di-sturbo esterni, ma anche l’incapacità di politici locali. Cosa ne pensa il sindacato in merito?
“Io credo che sia legittimo che a Gela, come Marsala con Trapani, avvengano processi di rivendicazione di una visibilità territoriale che viene offuscata dalla potenza burocratica di Caltanissetta. Io penso che questi sono processi che non ci vuole molto perché vengano messi in piedi dalla volontà politica. Più volte il cittadino ha incitato la classe politica ad agire nei confronti di una rimodulazione delle nostre province. Noi abbiamo un vantaggio in più che deriva dall’autonomia siciliana, voglio dire che abbiamo tutte le possibilità per mettere in piedi un ragionamento e far partecipare tutti i consigli co-munali rispetto a questo progetto. Ma se la classe politica siciliana e soprattutto la nostra classe politica non ci crede, continueremo a passare gli anni a fare delle belle interviste, dei buoni propositi e basta. Bisogna decidere nella vita. Io credo che da parte del territorio se parte questa richiesta e se la classe politica la raccoglie, si può fare. E’ una questione di volontà. Se non si è fatta fino ad ora qualche motivo c’è. Credo che non si ci è mai creduto, altrimenti si sarebbe realizzata”.
– Un’ultima cosa Ferro. Quali sono le prospettive future dell’am-ministrazione Crocetta dopo gli ultimi strappi a sinistra e cosa pensa del dopo Crocetta?
“Non so se ci sarà un dopo Crocetta. Io so che in questo momento serve alla cittadinanza che si approvi il bilancio preventivo 2006, la cosa più importante. Ci sono, ad esempio, tutte le lavoratrici della fa-scia socio assistenziale che hanno il contratto scaduto, l’altra scadrà il 9 di luglio. E ciò significa che i servizi agli anziani ed ai portatori di handicap potrebbero essere sospesi. Io auspico che il partito dei Ds insieme con la coalizione dell’Unione, possano a breve definire un assetto di assessorati di giunta tale che Crocetta possa compiere l’ultimo passo della sua esperienza amministrativa, arrivare al compimento della legislatura con la maggioranza seppure risicata che lo sostiene. Poi, è ovvio che la Cgil auspica che tutta l’Unione faccia una riflessione circa il fatto di ricandidare o meno Crocetta. Ma questi sono passaggi che attengono alla politica. Il sindacato si occupa di problemi di sviluppo, di lavoro e di contrasto alla criminalità organizzata e alla mafia, che in queste ore ha distrutto pizzerie e ha fatto attentati incendiari marcando ogni notte la sua presenza con incendi, danneggiamenti, intimidazioni e minacce. Fa bene il sindaco crocetta ad occuparsi di questi temi. E tutti i lavoratori lo debbono fare perché una società liberata dalla criminalità organizzata è una società forte e libera e i gelesi meritano una società forte e libera. Senza la mafia siamo tutti più liberi. Farebbe bene il presidente del consiglio comunale a convocare tempestivamente una riunione di consiglio per approvare il bilancio ed andare avanti rispetto alla programmazione”.


Autore : Nello Lombardo

» Altri articoli di Nello Lombardo


I Vostri commenti
Dovresti stare un pò più attento alle regole grammaticali, ci sono un bel pò di errori sintattici.

Autore: Alessandro Scicolone
data: 20/07/2006
In Edicola
Newsletter
Registrati alla Newsletter Gratuita del Corriere di Gela per ricevere le ultime notizie direttamente sul vostro indirizzo di posta elettronica.

La mia Email è
 
Iscrivimi
cancellami
Cerca
Cerca le notizie nel nostro archivio.

Cerca  
 
 
Informa un Amico Informa un Amico
Stampa la Notizia Stampa la Notizia
Commenta la Notizia Commenta la Notizia
 
㯰yright 2003 - 2022 Corriere di Gela. Tutti i diritti riservati. Powered by venturagiuseppe.it
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120