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Corriere di Gela | Vicenda Conapro, da subito si torna al lavoro
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notizia del 29/04/2004 messa in rete alle 09:24:39

Vicenda Conapro, da subito si torna al lavoro

E’ una vittoria personale del sindaco Crocetta, del Prefetto di Caltanissetta Santoro e dei sindacati. Grazie ad un accordo-tampone raggiunto venerdì in Prefettura, da subito tutti i 240 lavoratori che fino alla settimana scorsa sono stati in forza al Conapro (privo di certificazione antimafia era stato escluso dalle commesse dell’Eni), torneranno alla piena occupazione. All’incontro di Caltanissetta, protrattosi fino al pomeriggio ed al quale non sono stati invitati i dirigenti del Conapro, hanno invece preso parte, su espresso invito del Prefetto, i dirigenti di alcune piccole e medie imprese che già operano nello stabilimento, tra cui Socover e Seci, le quali assorbiranno gli operai rimasti senza lavoro, e questo grazie ad una operazione di trasferimento delle commesse ex Conapro a queste ditte.
Soddisfazione del sindaco Crocetta, che sin dall’inizio della spinosa vicenda aveva assicurato che nessun posto di lavoro si sarebbe perso.
Si tratta, come detto, di una soluzione tampone, poiché, come lo stesso sindaco ha dichiarato amò termine dell’incontro, successivamente sarà affrontata la situazione dell’intero comparto che ruota attorno all’indotto dello stabilimento petrolchimico, per cui si potrebbero creare condizioni di nuovi e più definitivi assestamenti.
La vicenda Conapro, come si ricorderà, era scoppiata la settimana scorsa ed era approdata subito in Prefettura dopo l’intimazione da parte della Raffineria di sgomberare entro 5 giorni lo stabilimento a seguito della mancata esibizione del certificato antimafia. Sono stati momenti delicati dove si sono messi in gioco grossi principi di legalità ossia il rispetto delle regole sugli appalti e non tanto il futuro dei 230 lavoratori. Il prefetto Vicenzo Santoro aveva subito convocato presidente e vicepresidente del Conapro, i sindacati Cgil, Cisl, Uil, il sindaco Crocetta e i direttori della Raffineria.

Alcuni giorni prima gli operai della Conapro erano anche scesi in sciopero ottenendo la solidarietà anche di altri loro colleghi dello stabilimento. Per il sindacato ed il sindaco Rosario Crocetta era stato considerato uno sciopero inutile e inopportuno perché – aveva subito assicurato Crocetta – non si sarebbe perso alcun posto di lavoro in quanto in casi del genere (rescissione del contratto) sarebbe comunque intervenuta la legge che porta la firma di Morese. “Se l’Eni oggi comincia questa azione – aveva affermato con un pizzico di orgoglio Crocetta – noi non potremo che salutarla positivamente. Dobbiamo fare in modo anzi di favorirla. Per questo ho ritenuto sbagliato il blocco degli ingressi operato dai lavoratori. Capisco che a volte fare una certa affermazione può essere impopolare, però credo che un dirigente politico, un sindaco, un intellettuale onesto debbano dire sempre la verità e quando questi rilevano degli errori devono pronunciarsi e denunciarli. Ora si sta scoprendo che quanto avevo sostenuto fin dall’inizio era giusto”.
Tornando alla questione lavoratori del Conapro – siamo sempre ai giorni che hanno preceduto la soluzione tampone trovata venerdì in Prefettura –, in virtù dell’accordo Morese, la ditta subentrante ha l’obbligo di farsi carico dell’assunzione dei lavoratori che appartenevano alla ditta che ha perduto il contratto. Eravamo rimasti in Prefettura. Qui risuona secca la proposta del sindaco e del sindacato: soluzioni immediate ed assunzione di responsabilità di un’azienda Eni che prenda in carico i lavoratori della Conapro.
C’è senz’altro la volontà di Eni di chiudere al più presto la vertenza ma per una risposta complessiva richiesta dal sindacato occorrono 48 ore di tempo. Si tratta di un tempo ragionevole che alla fine viene poi accettato in quanto una soluzione immediata avrebbe potuto essere trovata ma avrebbe lasciato scontenti alcuni gruppi di operai.
Un primo passo è fatto e le conclusioni sono che effettivamente posti di lavoro in pericolo non ce ne sono. Nel frattempo il Conapro si è attivato per ottenere il certificato antimafia e fa sapere che è fiducioso e che si sta lavorando per ottenerlo. Ma nel frattempo che si fa? Il sindacato non intende aspettare oltre la settimana e accetta di rivedersi venerdì mattina per la soluzione definitiva che dovrebbe lasciare contenti tutti, naturalmente tranne il Conapro se dovesse rimanere tagliata fuori come in effetti attualmente è. Ma quest’ultima non se n’è stata con le mani in mano e lottando contro il tempo nell’audizione avvenuta lunedì scorso ha fatto pervenire alla prefettura di Roma (dove legalmente ha sede la società) la documentazione necessaria perché gli venga rilasciato il prescritto certificato antimafia. La posta in gioco è forte e le responsabilità che ciascuno deve assumersi sono grosse. Ciò che conta è che trionfi la legge.

“Non ci sono problemi occupazionali legati a questa vicenda – va ripetendo il primo cittadino mentre con la coda del’occhio sbircia le pagine del Corriere – certo è chiaro che nell’immediato il problema si pone. Stamattina (mercoledì nella sede della Prefettura di Caltanissetta – ndr) la mia proposta era quella di affidare tutto all’Eni che invece sembra voler percorrere un’altra strada che, dobbiamo dirlo con chiarezza, garantisce i lavoratori”.
Il sindaco lo ha sempre affermato a tutti i livelli e si riferisce alla tutela che viene riconosciuta ai lavoratori dal decreto Morese ma anche dai contratti collettivi di lavoro nella fattispecie in cui una ditta perde un contratto e nel subentrare un’altra quest’ultima si prende carico dei lavoratori della perdente. Non esistendo una perdita di commesse, è automatico per il sindaco affermare che non si perde un sol posto di lavoro e per lui è stato fuori da ogni logica avere scioperato.
Poi ricorda le sue battaglie per la legalità e quando accusò l’Eni di assegnare appalti ad imprese mafiose. “Nel momento in cui l’Eni applica quello che noi avevamo richiesto da tempo proponendo il protocollo di legalità ne prendiamo atto con soddisfazione e salutiamo positivamente. Non tocca a noi stabilire se il Conapro è mafioso o meno perché non siamo noi a rilasciare il certificato. Però dobbiamo rispettare le regole dello stato di diritto. Da un lato noi abbiamo inteso dare conforto all’Eni rispetto alla decisione presa, dall’altro puntare alla soluzione del problema dei lavoratori”.

Qual è stata la soluzione proposta dall’Eni nell’incontro in prefettura? E’ sempre Crocetta a rispondere. “Affidare l’impianto di desolforazione alla seconda impresa in graduatoria che aveva partecipato alla gara – continua Crocetta – poi, fatte le verifiche necessarie, la Socomer e la Sicilgru potrebbero gestire un’altra parte del contratto. Per ciò che resta aperto si dovrebbe fare poi una gara”. Ma queste soluzioni portano via tempo e non piacciono al sindacato ed al sindaco. Si attende quindi il venerdì, quarantotto ore dopo l’incontro di mercoledì per sapere come andrà a finire. Co-gliamo l’occasione per chiedere al sindaco Crocetta come si inserisce la sua critica a quella scritta sullo striscione in cui i lavoratori solidarizzano con l’azienda. Gli chiediamo anche se non ritiene che ci siano aspetti di affezione e di certezze dal momento che quei lavoratori hanno prestato la propria opera per decenni nel Conapro che tra l’altro è stato sempre puntuale nei pagamenti?

“Non mi pare che quell’azienda dura da decenni – ci risponde Crocetta – è cambiato tutto,
leadership, ecc. Quello striscione, non è uno striscione artigianale, ma stampato. Lei se lo immagina uno striscione stampato dai lavoratori che se lo portano in giro. Capisco che ci possa essere un’adesione alla propria azienda, altrimenti non funzionerebbero le aziende. E’ normale”.
Anche il sindacato sulla questione dello striscione dove si solidarizza con l’azienda è chiaro ed esplicito.
“Noi ci siamo dissociati subito – afferma Emanuele Scicolone segretario della Camera del lavoro Cgil – per noi si tratta di uno striscione anonimo anche se è firmato dai dipendenti che solidarizzano con il Conapro”. Il sindacato appena l’Eni si è pronunciata intimando al Conapro di sgomberare l’area dalle proprie attrezzature, si è subito mosso per vederci chiaro e per tutelare i lavoratori.
“Non appena l’Eni, in applicazione di una clausola contrattuale (decadenza dai contratti per irregolarità nella certificazione antimafia), ha intimato a Conapro di lasciare libere le aree di cantiere – continua Scicolone – ci siamo mobilitati perché con la mediazione del prefetto si potesse avviare una discussione che mirasse a tutelare i lavoratori ed il lavoro. Abbiamo fatto subito un’assemblea dove abbiamo affermato con chiarezza che non c’era un problema di perdita del lavoro. C’era un gruppetto esiguo che andava sopra le righe e che lasciava trasparire lo zampino del Conapro. Ma all’indomani è prevalsa la linea del sindacato ed è finita la protesta dinanzi ai cancelli essendo stato capito che era più utile non fare simili manifestazioni.
Dinanzi al prefetto alle proposte della Raffineria abbiamo detto che le ritenevamo impraticabili. Abbiamo chiesto che la soluzione dovesse essere complessiva e non limitata solo al grosso e che a prendere in carico i lavoratori fosse l’Eni o una sua azienda fiduciaria. L’azienda non se l’è sentita ed ha chiesto 48 ore di tempo. La trattativa quindi è rimasta aperta”.


Autore : Nello Lombardo

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