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Corriere di Gela | Vent’anni fa la scomparsa di Fellini
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notizia del 03/11/2013 messa in rete alle 08:37:31

Vent’anni fa la scomparsa di Fellini

Quando il gesuita padre Angelo Arpa, mitico amico e consigliere di Federico Fellini, nella primavera dell’85 mi disse che da lì a breve avrei potuto fare l’ assistente alla regia al grande maestro riminese, quasi non credevo alle mie orecchie. A quel tempo era il sogno di tutti i giovani aspiranti registi quello di potere lavorare con l’autore de “La strada”, “La dolce vita”, “Otto e mezzo”, “Le notti di Cabiria”, “Amarcord” e tantissimi altri capolavori. Fellini a quel tempo stava preparando “Ginger e Fred”, un film sul mondo della televisione che si sarebbe rivelato profetico, e che aveva come protagonisti Marcello Mastroianni e Giulietta Masina. Io venni convocato a Cinecittà agli inizi di giugno, e quando feci ingresso nel mitico Teatro 5 quasi non svenni per l’emozione.

Per la prima volta avevo attraversato i cancelli della mitica Cinecittà per stare accanto a quello che all’epoca veniva considerato il più grande regista vivente insieme ad Ingmar Bergman e Akira Kurosawa. Fui accolto da Fellini con gentilezza, mentre le mie pupille impazzite si muovevano velocemente in ogni direzione per osservare ogni cosa di quanto là accadeva. In un angolo Marcello Mastroianni e Giulietta Masina provavano un tip-tap con la coreografa.

Più in là Tonino Delle Colli insieme ai suoi collaboratori armeggiava con filtri e obiettivi intorno ad una macchina da presa, e in un lato c’era una grande orchestra che suonava sotto la direzione di Nicola Piovani, seduto ad un pianoforte. A Cinecittà lavorai un mese, ma fu nell’ultima settimana che venni coinvolto nel vivo delle riprese. Infatti una mattina, l’ aiuto regista Martin Maria Blau volle che gli dessi una mano per “gestire” sul set 13 “dannati nanetti” del circo che mi fecero letteralmente impazzire.

Tenerli a bada era impossibile. Farli entrare in scena al momento giusto un’impresa. Mi fecero anche dei dispetti sino al momento in cui persi la pazienza ed urlai. Da quel momento andò meglio. E ancora meglio andò nei giorni successivi quando venni chiamato a coordinare le uscite e le entrate in teatro di una ventina di bellissime ballerine. Il set di Federico Fellini era una vera e propria corte dei miracoli. Tutti durante le riprese andavano a trovarlo.

Dalle persone più umili ai personaggi più illustri della politica, dell’arte e della cultura. Un giorno arrivò sul set per ossequiarlo anche il comandante in capo dell’Arma dei Carabinieri, il generale Umberto Cappuzzo.

Sul piano professionale c’era davvero moltissimo da imparare da Fellini, sebbene fosse abbastanza “ermetico” nel dispensare consigli o spiegazioni agli assistenti registi. Egli certo era molto bravo nel dirigere gli attori, che comandava a bacchetta. Il grande Mastroianni sembrava una marionetta nelle sue mani..

Uno splendido esecutore certo, ma era lui, Federico, a tirare le fila. D’altronde Marcello “alter ego” di Fellini lo era forse anche per questo; per la sua straordinaria intelligenza e la profonda sensibilità che gli consentivano di capire subito cosa volesse il regista.

Anche la Masina eseguiva le direttive di Fellini senza mai fiatare. E comunque questa lucidità del maestro nel sapere sempre cosa volesse esattamente, alla fine facilitava enormemente gli attori ed anche le comparse.

infatti faceva vedere lui stesso ai propri interpreti come ci si doveva muovere e qual era il timbro di voce da usare. Lui suggeriva, anticipava, sollecitava gli attori. Assumeva le espressioni che voleva vedere sulla faccia dei suoi personaggi. Suggeriva la postura, la camminata. Faceva persino vedere alle ballerine come dovevano sculettare, tanto da insegnare pure a Moana Pozzi, impegnata nel film in un piccolo ruolo, come dovesse muoversi sulla scena.

Con Mastroianni avrei poi girato un altro film nel ’93 (“A che punto è la notte?” di Nanni Loy), e fu quella l’occasione buona per tornare a parlare con Marcello della grande arte di Federico Fellini, che in quei giorni giaceva in un letto di ospedale.

Ricordo che Mastroianni mostrò una grande tristezza per la malattia di Federico.

Le sue parole erano impregnate d’affetto e nella sua voce c’era anche tanta struggente nostalgia per un mondo fantastico che sembrava inesorabilmente tramontare. Fellini sarebbe morto appena un paio di mesi dopo, il 31 ottobre del 1993, e con lui se ne andò certo il meglio del cinema italiano.


Autore : Gianni Virgadaula

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