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Corriere di Gela | Acqua e tutela della salute pubblica, ennesima emergenza
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notizia del 05/04/2009 messa in rete alle 00:33:03
Acqua e tutela della salute pubblica, ennesima emergenza

Acqua... e ancora acqua: l'argomento sembrava ormai vetusto (fortunatamente risolto?), molte dichiarazioni, istituzionali e non, cercavano di rassicurare l'intera collettività locale; la fonte di sostentamento per eccellenza poteva anche tardare nel pervenire all'interno delle condutture domestiche, ma si poteva essere certi della sua salubrità.
In realtà nulla sembra essere mutato: la salute dei gelesi (come quella degli abitanti degli altri comuni della provincia) viene quotidianamente aggredita da agenti chimico-fisici ed entità organiche di ogni sorta, di certo non convenzionalmente presenti in una sostanza così preziosa per la vita umana.
I dati appaiono inquietanti, soprattutto se raffrontati con i costi affrontati dagli utenti a seguito della privatizzazione del servizio idrico integrato.
Le dinamiche di un processo di così complessa interpretazione sono state progressivamente monitorate dalla speciale Commissione Ambiente, costituita da quattro consiglieri comunali (Vincenzo Cirignotta, UdC, Paolo Cafà, DeS, Fabio Collorà, indipendente di centro, Giuseppe Robilatte, MpA) e guidata dal vicepresidente del Consiglio Comunale, Dionisio Nastasi. L'allarme potabilità, in una realtà che vi ha spesso convissuto, era già esploso nella sua drammaticità nel Dicembre scorso, arricchito da continui equivoci, sorti tra Comune, Asl e Caltaqua, inerenti l'adozione dei necessari provvedimenti.
Ad oggi, però, l'esistente presenta particolari ancor più preoccupanti: il timore del diffondersi di epidemie, secondo esperti del settore, non è così fantasioso; niente a questo punto assume i connotati peculiari della certezza.
Ma di cosa parliamo realmente?
Un punto fermo rimane quello costituito dall'ordinanza sindacale, tuttora valida, di non potabilità dell'acqua distribuita a livello domestico, ad eccezione di applicazioni estranee alla diretta fruizione personale.

La Commissione Ambiente, aprendosi anche al contributo della cosiddetta società civile, ha trasformato il tema in una priorità assoluta (insieme a quello del pet-coke), ed i dati derivanti da una scrupolosa indagine non lasciano particolari dubbi: il valore del ferro presente nei campioni fatti analizzare raggiunge i 2,86 mg, contro una quantità ammissibile di 2 mg; la durezza totale perviene a parametri ritenuti eccessivamente elevati; la presenza di batteri rappresenta, purtroppo, una costante ineludibile; gli enterococchi certificati in 100 ml di liquido sono risultati 300, aggiungendosi ai 43 E.coli (Escherichia coli), entrambi causa dell'elevato livello di trialometani (più di 80 microgrammi) riscontrato, a fronte di una soglia ammissibile, per litro d'acqua, di 30 mg. Simili esiti assumono caratteri paradossali riflettendo sull'onere economico imposto agli utenti gelesi, comprensivo di un costo variabile dovuto all'attività di depurazione delle acque, pari a 0,3226 euro per metro cubo.
Il presidente della Commissione Comunale Ambiente, Dionisio Nastasi, facendosi portavoce delle volontà espresse dagli altri componenti, senza usare mezze misure o giri di parole, attacca frontalmente il gestore del servizio idrico integrato, Caltaqua, individuando l'obiettivo da perseguire: la rescissione del contratto stipulato tra il Comune di Gela e la medesima società. Lo stesso esponente di DeS, ritenendo necessaria ogni forma di democrazia orizzontale, non esclude nemmeno l'eventuale ricorso al referendum (strumento opportuno, inoltre, per stabilire le sorti del pet-coke), purché si pervenga, una volta per tutte, ad un rimedio finalmente efficace.

Ma Caltaqua non è l'unico destinatario delle accuse formulate da Nastasi: alla società a maggioranza spagnola si deve sommare, infatti, l'amministrazione comunale, responsabile di una persistente sottovalutazione dei rischi igienici connessi alla fruizione dell'acqua distribuita in città, comprovata in occasione dell’emergenza sanitaria dello scorso Dicembre, quando l'ordinanza di non potabilità venne emessa solo dopo sei giorni dalla comunicazione inviata dal competente servizio di Igiene Pubblica dell'Asl 2 (il riferimento al sindaco Rosario Crocetta non è così velato). I dati acquisiti, come verificatosi in occasione del primo precedente, verranno trasmessi al Ministero dell'Ambiente, che potrebbe coinvolgere lo stesso Ministero della Salute, affinché possano avviarsi le opportune procedure, eventualmente idonee alla produzione di misure a carattere sanzionatorio.
A dispetto dei paventati rischi di contaminazione, dovuti alla massiccia presenza di batteri nell'acqua destinata alla fruizione pubblica, Siciliacque ha, al contrario, repentinamente escluso ogni tipo di conseguenza negativa sulla popolazione, precisando che, a seguito della sostituzione del disinfettante utilizzato ai fini della depurazione, i valori sono pervenuti nuovamente entro parametri ordinari, con un dato per tutti: il livello di trialometani riscontrato è inferiore ai 30 mg.
Ovviamente l'ottimismo espresso da Siciliacque dovrà essere confermato dai futuri controlli del Servizio di Igiene degli alimenti e della nutrizione dell'Asl 2.
Nell’attesa di disporre di risultanze definitive i componenti della Commissione ambiente, come confermato dal presidente Nastasi, hanno richiesto l’immediata convocazione di una conferenza dei capigruppo, fissata per il prossimo 7 Aprile: perseguendo l’obiettivo di un’ampia divulgazione dei dati raccolti, di modo da acquisire l’appoggio dell’intero consesso civico e procedere, così, nella direzione del recesso contrattuale o, in alternativa, in quella referendaria.


Autore : Rosario Cauchi

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