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Corriere di Gela | Oriana, maestra di giornalismo, Cassandra dei nostri tempi
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notizia del 02/10/2006 messa in rete alle 23:49:42

Oriana, maestra di giornalismo, Cassandra dei nostri tempi

E’ stata antesignana di tutte le giornaliste sul fronte di guerra. Da lei hanno imparato tutte, da Mimosa Martini a Carmen Lasorella. Lei, Oriana Fallaci è stata la prima giornalista e scrittrice italiana di levatura internazionale che, grazie alla credibilità e il prestigio che si guadagnò svolgendo la sua professione, potè arrivare ad avvicinare ed intervistrare tutti i grandi della terra. Le sue 14 opere letterarie hanno venduto in tutto il mondo 20 miliono di copie.
Io lessi il primo libro di Oriana Fallaci nel 1980. Ventisei anni fa! Si intitolava “Un uomo” e la scrittrice lo aveva dedicato al suo compagno Alekos Panagulis, ucciso in Grecia nel maggio del 1976 dal “regime di colonnelli”. Rimasi colpito dalla forza di quello straordinario “racconto”, che l’anno prima aveva vinto il “Premio Viareggio”. E mi venne naturale innamorarmi anche dell’autrice, anche perché nella quarta di copertina del libro campeggiava un bel volto di donna in bianco e nero. Era lei, Oriana. In seguito per conoscere meglio la Fallaci, giornalista e scrittrice, lessi altre sue opere come “Penelope va alla guerra”(1962), “Se il sole muore”(1965), “Niente e così sia”(1969), “Lettera a un bambino mai nato”(1979).
Tutti libri straordinari. Poi, come tutti i “grandi amori” arriva sempre il momento in cui si perde la vista. E questo momento è durato in realtà diversi anni. Ho riscoperto Oriana Fallaci e l’ho amata ancor più che in passato dopo la tragedia dell’11 settembre 2001, quando la sua voce, a lungo rimasta in silenzio, è “riesplosa” attraverso le pagine dei più importanti giornali nazionali ed esteri, per denunciare l’antioccidentalismo, il filoislamismo, il parallelo tra l’Europa del 1938 e l’Eurabia di oggi. Apriti cielo! Quante polemiche fecero alle dichiarazioni della Fallaci. C’era chi voleva metterla al rogo, mentre altri volevano darle una poltrona da “senatore a vita”. Ma lei, incurante di queste facezie, rincarava la dose con la pubblicazione di libri come “Intervista”, “La forza della ragione” e soprattutto “La rabbia e l’orgoglio”, divenuti tutti dei best-sellers. Così Oriana, attraverso le sue “verità scomode”, le stese che ha sempre raccontato da reporter quando decise di andare in prima linea a testimoniare le guerre e le nefandezze degli uomini, era tornata a dividere l’opinione pubblica, e il questa sua nuova, e purtroppo solitaria lotta a difesa dell’occidente e delle nostre radici, aveva un solo rammarico: ovvero la consapevolezza di dovere combattere al suo interno un alto terribile ed implacabile avversario; un cancro maligno che lei chiamava … alieno: Oriana si è però battuta sino ala fine con la solita determinazione, quando giovanissima aveva deciso di essere partigiana. O come quando, provocatoria e irriverente, si tolse lo chador di fonte a Khomeini.
Ma ella ha dovuto combattere non solo con l’Islam integralista ma anche contro il suo steso mondo che voleva difendere dal “disfacimento”. E questo fino allo sorso giovedì, 14 settembre 2006, quando l’alieno che aveva nei polmoni ha avuto la meglio su di lei nella Casa di cura “Santa Chiara” a Firenze, la città che le aveva dato i natali il 29 giugno 1929 e che amava più di tutte. E lì Oriana ha voluto morire, lasciando l’altra città che aveva nel cuore, quella New York che l’11 settembre 2001 aveva visto ferita a morte con la distruzione delle twin towers.
La Fallaci se ne è andata a 77 anni (per un gioco del destino proprio in settembre) nella consapevolezza di avere perduto non solo la sua guerra personale con il male che l’affliggeva, ma anche quella più importante che l’aveva vista ultima paladina di un mondo e di un modello di civiltà… in estinzione. Ed è paradossale il fatto che lei atea (sebbene avvicinatasi ultimamente alla Chiesa cattolica) sia stata la “donna crociata” più odiata dagli islamici, così come suona sinistramente profetico il fatto che in concomitanza con la morte della scrittrice, il mondo arabo abbia ulteriormente alzato il tiro e il livello della sfida all’Occidente, attaccando direttamente Papa Benedetto XVI, “reo” di avere condannato “la guerra santa”, che porta solo morte e distruzione e allontana da Dio.
Naturalmente, le parole del Papa sono state volutamente distorte, e a nulla sono valse le scuse del Vaticano attraverso l’autorevole voce del cardinale Tarcisio Bertone, nuovo segretario di stato della Santa Sede. Ma ci si poteva aspettare un atteggiamento più conciliante? Si sa che per l’Islam integralista ogni scusa è buona per inasprire il conflitto con l’Occidente. E con gli islamici integralisti e oltranzisti non c’è proprio verso di dialogare. Se ci si mostra concilianti, la loro arroganza aumenta perché diamo loro segni di debolezza. Se proviamo invece a fare valere le nostre ragioni, allora gli arroganti siamo noi e quindi dobbiamo morire tutti ammazzati, compreso il Papa, che è ora accomunato ai “diavoli” Bush e Blair. D’altronde, la diversità di comportamento fra noi e loro si può riassumere in un esempio emblematico. I musulmani bruciano le nostre chiese e ammazzano i nostri preti, quasi ormai fosse il loro passatempo preferito; noi invece li accogliamo nei nostri paesi e gli costruiamo pure le moschee. Fenomeno questo particolarmente forte in Italia, dove decine di moschee sono state costruite con i soldi dei nostri contribuenti. Ed è questo e molto altro che la Fallaci ha denunciato con la forze della sua ultima disperata battaglia, e certo ora da lassù, quale che sia il posto che le ha assegnato la divina misericordia (io parlo e scrivo da credente, senza vergognarmene), certo avrà un sorriso ironico ed amaro nel costatare l’ipocrisia che è seguita alla sua morte, con dichiarazione di stima e di affetto anche da parte dei tanti, troppi, che magari avrebbero sperato in una sua più rapida dipartita. Rimane però il suo monito, che è anche un importante testamento per l’Occidente, e che ci dice: “Attenti, non abbassiamo la guardia. Difendiamo la nostra civiltà e le nostre radici”. D’altra parte, anche il musulmano Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della sera, ha già da un pezzo lanciato l’allarme. Egli ha detto: “L’Occidente sta abdicando su tutti i fronti davanti all’avanzata islamica, che mai è stata pacifica sin dai tempi del profeta Maometto. Se vogliono difendere i principi e i valori in cui crediamo, a cominciare dalla libertà della persona e la sacralità della vita, bisogna fare valere le nostre ragioni senza più omissioni, tiepidezze e comportamenti ambigui. Viceversa ci giocheremo anche la stima dei musulmani moderati”. Un’analisi lucida quella dell’egiziano Magdi Allam, che coincide purtroppo con le paure che furono della Fallaci, l’ultima “Cassandra” le cui profezie, ovviamente, si spera mai si avverino. Non per noi, i cui mali di oggi forse per ignavia e ipocrisia ce li meritiamo tutti, ma per il bene dei nostri figli, troppo giovani per comprendere sino in fondo cosa stanno rischiando e quale mondo li attende, se non sapremo presto riprendere la rotta, che non significa fare la guerra all’Islam, con il quale sarà comunque necessario un confronto più onesto e meno “servile”. Piuttosto, riprendere la rotta significa innanzitutto riappropriarsi della nostra anima perduta; quell’anima che ha fatto grande l’Occidente, non per l’opulenza, in benessere, il mero profitto, ma per i suoi pensatori, i suoi santi, i suoi artisti; per tutti quei grandi valori sociali, etici e religiosi, che sono e saranno sempre le vere sicure guide dell’uomo.


Autore : Gianni Virgadaula

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