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Corriere di Gela | Piano Eni, più ombre che luci
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notizia del 11/09/2010 messa in rete alle 23:47:31

Piano Eni, più ombre che luci

Più ombre che luci sul piano industriale dell’Eni previsto per il sito gelese nel quadriennio 2010-2013. E’ stato presentato lunedì 6, in Prefettura (in mattinata) e in stabilimento (nel pomeriggio). Niente stampa. Nei due incontri, dirigenti aziendali e rappresentanze sindacali. Con l’amministratore delegato Bernardo Casa, al direttore della raffineria Giuseppe Barbaro, al responsabile del personale Andrea Luppi, c’era il presidente Giuseppe Ricci, che ha illustrato nel suo complesso il piano d’intervento che il colosso chimico effettuerà nel territorio gelese. Per il sindacato dei chimici Cgil-Cisl-Uil c’erano Alessandro Piva, Emanuele Gallo, Silvio Ruggeri, oltre ai rappresentanti Rsu.

L’azienda in sostanza dice di confermare gli investimenti annunciati già nel 2008. Nel frattempo, però, allo stato attuale risultano pressocchè dimezzati. Il primo grosso investimento riguarda la realizzazione della centrale termoelettrica, ma con un occhio di riguardo anche alla logistica a mare. Per consentire lo smaltimento in entrata e uscita dei greggi, idrocarburi liquidi e gassosi in sicurezza, intervenendo sulla mantellata e sul pontile ridotti in condizioni pietose dalle mareggiate degli ultimi anni e per la mancata manutenzione.

L’Eni pensa di costruire la centrale termoelettrica con lo scopo di ridurre i consumi energetici ma anche per non intervenire con mano pesante sulla riduzione del personale che costituisce l’altra dolente nota che preoccupa i sindacati.

Una delle pecche sottolineate nella relazione di Ricci, infatti, si riferisce alla ridotta capacità produttiva della raffineria di Gela rispetto a tutte le altre, conseguente ad un esubero di personale ma anche ad un assenteismo che sfiora il 10%. Dato che è stato fortemente confutato dai sindacati che nella discussione hanno chiesto puntualizzazioni e chiarimenti su molte questioni. I sindacati rilevano che nel piano viene a mancare l’investimento più corposo che era costituito dal turbogas. L’azienda l’aveva già annunciato addossando responsabilità a monte, dovute alle autorizzazioni. “Si tratta di un piano industriale medio allettante – afferma Silvio Ruggeri segretario provinciale della Uilcem –. Ci fa piacere sentire che l’azienda ha ancora benevola attenzione su questa raffineria, nel senso che ci saranno gli investimenti annunciati. Essi serviranno non tanto per mantenere la raffineria, ma per dare anche opportunità di rilancio, attraverso interventi corposi sulla centrale termoelettrica. Si spenderanno 210 milioni di euro. Sulla logistica c’è la disponibilità a spendere 70 milioni”.

“Inoltre – aggiunge Ruggeri – verrebbe assicurata la costruzione di un serbatoio di 130 mila metri cubi, ma anche qui c’è la spada di Damocle dell’arrivo delle prescritte autorizzazioni (Valutazioni di impatto ambientale).

“Prima di esprimere una valutazione – continua l’esponente della Uilcem – vogliamo capire bene tutta una serie di passaggi definendo delle date di inizio e di fine. L’azienda ci dice che deve ottimizzare questa raffineria volendola portare agli standard delle altre raffinerie come Taranto, Livorno, Venezia, dove le risorse di manodopera sono di gran lunga inferiori rispetto alle nostre”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Alessandro Piva (Filctem Cgil).

“La trattativa con l’azienda è durata fino a tardi anche perché abbiamo chiesto degli approfondimenti su alcuni punti che ci sono apparsi controversi e poco chiari. Nel piano c’è una priorità nel senso che nella logistica e nella diga bisogna intervenire in maniera forte per poterla sistemare e renderla fruibile all’attracco delle navi altrimenti continuerà ancora all’infinito la penalizzazione della raffineria e in maniera n on sostenibile. Poi dall’altro lato c’è un dato enormemente negativo che riguarda la salvaguardia dei livelli occupazionali. L’azienda ci ha detto che un piano strategico si concretizza anche con una riduzione di 400 posti di lavoro. Non è una cosa facile da realizzare perché il sindacato non la accetterà”.

Ecco quanto ci ha dichiarato Emanuele Gallo della Filca Cisl: “Non è assolutamente accettabile la questione dei 400 esuberi evidenziati dall’azienda. Considerando la situazione che c’è nelle raffinerie in Europa dove ne sono state chiuse 4 o5, e c’è in previsione la chiusura di altre dieci, c’è la necessità di dovere rendere competitiva la nostra raffineria, ma anche l’impianto di idrogeno e della sala controllo. Ora ciò che vogliamo verificare è la reale consistenza di questi 400 esuberi evidenziati dall’azienda. Per noi si tratta di numeri esagerati”.


Autore : Nello Lombardo

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