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Corriere di Gela | Provincia, il testimone da Collura a Federico
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notizia del 29/06/2008 messa in rete alle 23:32:01

Provincia, il testimone da Collura a Federico

Un grande rammarico: il sogno infranto dell’Università a Gela. Più di una soddisfazione: l’avere spostato l’asse politico da Caltanissetta a Gela, il potenziamento della viabilità, un grosso sostegno alle imprese e il largo spazio alla cultura come momento di partenza e di arrivo. Molte altre cose sono state fatte, ma molte altre dovranno essere ancora fatte.
Questa la sintesi di un decennio di impegno che Filippo Collura, presidente uscente alla Provincia regionale di Caltanissetta, consegna alla storia e al suo successore, l’on. Pino Federico, suo amico. La sua, nel ‘98 e nel 2003, fu una vittoria plebiscitaria, che andò al di là del premio certo che i cittadini gelesi danno al candidato gelese in nome del campanile. Ci fu una convergenza che sapeva di politica e di cittadinanza al tempo stesso. Un misto di desiderio di essere provincia e di riscatto dal passato che aveva visto Gela sempre suddita dei nisseni e dei politici locali di turno purtroppo asserviti alla politica nissena.
Con l’avvento di Collura alla presidenza della provincia, dieci anni fa, qualcosa incominciò a muoversi sul fronte dell’economia provinciale, ridotta piuttosto male. Di fronte ad un malato così grave, Collura dice con orgoglio che ha dovuto subito rimboccarsi le maniche e puntare sulla cultura e sull’innovazione nel settore delle imprese e sul loro sostegno. Inventa subito un piano per l’edilizia scolastica che tocca Gela, ma anche gli altri comuni della provincia. Un occhio particolare per Gela che gli viene rimproverato sottovoce ma che platealmente si traduce in ritorsioni sulla sua attività politico-aministrativa al punto di vedersi esposto alle ispezioni e proprio dal suo partito di appartenenza. Momenti difficili che però vengono superati grazie alla capacità e professionalità del suo staff. Gioie e dolori, oneri ed onori, ma sicuramente la consapevolezza di avere realizzato quanto gli era possibile fare, anche se riconosce che si sarebbe potuto realizzare di più. Solo che bisogna fare i conti con le limitazioni che le amministrazioni provinciali incontrano nella loro azione amministrativa e la limitatezza delle risorse finanziarie. Perché non si dicesse dai suoi avversari politici di avere remato solo per Gela, Collura ha creato nella nostra città l’Ufficio progetti speciali e a Caltanissetta l’Ufficio Europa. Entrambi hanno dato tanto. E’ stata percorsa la strada dei Progetti integrati territoriali utilizzando i fondi strutturali in maniera integrata attraverso un complesso di azioni intersettoriali, strettamente coerenti e collegate tra di loro convergendo verso il comune obiettivo di sviluppo del territorio. Sono state incoraggiate sperimentazioni e ricerca attraverso nuove metodologie di lavoro migliorando l’efficacia degli investimenti pubblici e aumentando l’effetto leva su quelli privati. E’ mancata sicuramente sinergia tra Provincia e Comune di Gela. Non si sente assolutamente in colpa il Presidente Collura perché il dialogo con Crocetta lo ha spesso cercato, ma è stato sempre difficile, qualche volta persino tempestoso. Con la nascita del Pd si è sentito soffocato e per niente libero, quasi straniero in patria. Non un transfugo, come qualcuno gli avrebbe rimproverato, ma ad un certo punto ha dovuto prendere le distanze uscendo così allo scoperto nelle recenti competizioni elettorali, facendo votare per il suo amico neoeletto presidente alla provincia Pino Federico, verso il quale va tutta la sua stima e la "raccomandazione" di impegnarsi edi volare alto.
– Presidente Collura, guardandosi allo specchio, alla fine dei dieci anni di mandato cosa sente di dirsi?
«Credo che il modo migliore, se lei è d’accordo, sia quello di fare riferimento a dei parametri riconosciuti in tutto il mondo per valutare l’azione politico-amministrativa da me posta in essere. Due sono i parametri fondamentali che entrano in gioco: la produttività e gli standard politici. I paesi si sviluppano e crescono grazie alla loro produttività. Nazioni come l’India, una volta poveri per eccellenza, ora grazie all’incremento della loro produttività hanno progredito perché hanno saputo valorizzare i loro cervelli. Quel paese ha investito in intellighenzia, in innovazione tecnologica. Purtroppo l’Italia non ha puntato sull’innovazione facendosi superare da Paesi molto più piccoli del nostro come la Finlandia che, puntando sul sistema delle telecomunicazioni, è prima in graduatoria tra i Paesi tecnologicamente avanzati. Ma vanno ricordati anche la Cina, l’Olanda che il primo Paese al mondo come produttore di patate, fiori e ciò grazie al nuovo sistema di commercializzazione. Partendo da questo dato generale, guardiamo il sistema Italia e ci accorgiamo che siamo totalmente fermi».
– Visto che lei preferisce analizzare il suo percorso per gradi, mi riservo, quando saremo arrivati alle conclusioni di chiederle di dare un titolo a questo suo decennale di presidenza. Lei parla di produttività e cita alcune Nazioni che hanno fatto la loro fortuna. Forse lei ha voluto anticipare che nella sua azione politica alla Provincia ha tenuto presente questi parametri?
«In un certo senso sì. Mi segua. Fatta questa premessa, voglio partire da lontano, dal mio primo insediamento. Lo avevamo studiato a scuola, ma lo avevamo anche letto nei giornali e nelle riviste, che noi come provincia di Caltanissetta eravamo agli ultimi posti per produttività e sviluppo. Consapevole di questa situazione e partendo da questo dato, ho puntato subito sulla cultura e sul sostegno all’impresa. E’ risaputo che i nostri studenti non sono i primi della classe. Le statistiche non li definiscono somari, ma ci siamo vicini. La prima cosa da fare è stata quella di buttarmi a capofitto sull’edilizia scolastica perché la Provincia era da terzo mondo a dir poco riguardo a strutture scolastiche. Voglio ricordare in che stato versava l’Istituto professionale maschile a Gela quando era ubicato in Via Pozzillo, alcune scuole a Niscemi ospitate in case diroccate, senza parlare poi del Professionale femminile. Mi sono imposto subito un piano di edilizia scolastica che oggi a distanza di dieci anni posso dire di avere portato a compimento. Oggi non c’è in tutta la Provincia un solo Istituto che non abbia un edificio nuovo».
– Vuole enumerarli.
«Il professionale femminile a Piano Notaro, 24 aule consegnate la settimana scorsa a Niscemi, un gioiello di scuola all’avanguardia in sistemi di sicurezza, tecnologia, informatizzazione, abbattimento delle barrire architettoniche, antincendio, ecc. Infine con la palestra dell’Ipia si completa il piano di edilizia scolastica».
– C’è altro?
«Abbiamo dato sistemazione all’Alberghiero a Gela che è nato dopo di me. Ho promosso il tessile e la moda a Riesi, la ragioneria a Niscemi e l’alberghiero a Caltanissetta, ma anche a Mazzarino sono intervenuto».
– E per quanto riguarda l’Università?
«Ho avviato corsi di laurea. Naturalmente quelli che potevo avviare».
– Avrebbe potuto fare di più?
«Ho fatto tutto da me senza alcun aiuto della Regione, né del Comune di Gela. Certo, ci mancherebbe, si sarebbe potuto fare di più, ma io non sono potuto andare oltre».
– Forse, se ci fosse stata più collaborazione tra Provincia e Comune, qualche frutto in più si sarebbe potuto raccogliere.
«Assolutamente perché la politica del Comune è stata fallimentare in fatto di Università. Aveva organizzato il corso di Storia contemporanea ed è fallito. Che dire poi dei corsi di archeologia e di ingegneria chimica, falliti entrambi. Gli unici corsi che hanno prodotto quasi trecento laureati sono stati quelli da me realizzati. Il Comune non mi ha dato neppure la sede».
– Ma forse tra Provincia e Comune c’è stato il gioco delle parti.
«Nessun gioco delle parti. Tutto è stato realizzato dalla Provincia con i suoi pregi e difetti. Il Comune non ha fatto nulla. Punto. I fatti sono questi. I corsi sono andati avanti con i finanziamenti della Provincia. Nessuna accusa per carità. Il Comune ha solo avviato alcune iniziative che poi sono fallite nel giro di una settimana».
– Cosa ne è stato dell’Università Kore di Enna e della modifica dello Statuto che avrebbe consentito di decentrare i corsi a Gela?
«Il passaggio più bello ed il momento più felice fu proprio quella proposta che cercai di portare avanti, coinvolgendo il Comune di Gela lo stabilimento petrolchimico. Ho convinto il rettore a modificare lo Statuto. Unica via per il decentramento dei corsi, una sorta di trasferimento della sede, perché la finanziaria lo vietava. Eravamo andati a Roma a parlare al sottosegretario Di Modica, io, il presidente dell’Eni, il rettore Andò, il vice sindaco Donegani. Ci era stato assicurato che la cosa sarebbe andata avanti. Tutto era pronto a modificare lo Statuto. Gela poteva diventare sede universitaria».
– Cosa fece andare tutto a monte?
«Ci fu un intervento molto cattivo del ministro Mussi con una lettera al rettore di Enna dissuadendolo dal modificare lo Statuto e qualora lo avesse fatto sarebbe subito dopo bocciato dal Ministero».
– Come mai questo comportamento dopo che era stata concertata la via da percorrere?
«Qualcuno deve avere telefonato al Ministro perche questa cosa non si doveva fare».
– E veniamo allo sviluppo del territorio.
«Ho creato a Gela l’Ufficio progetti speciali, mentre a Caltanissetta l’Ufficio Europa. Entrambi hanno dato tanto. Mi posso vantare che la nostra provincia è stata l’unica ad avere primeggiato per l’agricoltura. L’unica provincia che ha fatto i due Pit: il 29 al nord e il 3 al sud. I tecnici sono stati bravi».
– Cosa è stato realizzato col Pit?
«A Gela abbiamo realizzato il restauro della Casa del pescatore al lago Biviere, a Niscemi molti interventi sul Belvedere, a Butera abbiano restaurato un cinema, a Mazzarino un convento. Abbiamo dato il nostro apporto anche sul manifatturiero, approdando ai mercati esteri in Romania, Germania, Olanda, in America, Tunisia. Abbiamo fatto aggiornare i nostri imprenditori sulle dinamiche che regolano il mercato internazionale. Si è puntato sulla ricerca e innovazione nelle imprese ed in tal senso noi ci siamo spesi sostenendo l’impresa».
– Può dire di avere dato impulso al turismo?
«E’ stata la mia politica a far nascere tanti alberghi. Se ne sono costruiti parecchi nella zona: il Villaggio turistico Desusino, in zona di Butera, finanziato col contratto d’area; il Daniela Garden Hotel».
– C’è stata intesa tra Provincia e Comune?
«Con Crocetta abbiamo dialogato molto poco. Lui ha avuto più interesse alla lotta alla mafia». – Meglio il primo o il secondo quinquennio?
«Meglio il secondo. Col primo ho gettato le basi, pagando lo scotto della mia inesperienza amministrativa, ma i risultati sono arrivati nel secondo mandato. Quando mi sono reso conto che potevo prendere le redini in mano, sono andato avanti con determinazione».
– Spesso le è stata mossa un’accusa, quella di avere attenzionato di più la zona sud. E’ vero? «In un certo senso sì, perché era necessario riequilibrare. Prima di me, l’azione della provincia non c’era assolutamente. Era un misto tra il Comune e la provincia. Il presidente della provincia era per antonomasia prerogativa esclusiva di Caltanissetta. Bisognava riequilibrare le cose. E’ stato così che ho avviato il Palazzetto dello Sport, la viabilità, il kartodromo, l’anfiteatro. Quando fu deliberato il Palazzetto dello Sport, guarda caso, venne realizzato a Caltanissetta, mentre Gela ha dovuto attendere me. Nessuno dei presidenti ha mai pensato ad un ufficio decentrato della Provincia. Con il mio mandato, diventa una realtà».
– Qualche accusa l’ha subita per la viabilità provinciale alquanto carente. Critiche giuste? «Abbiamo investito l’80% del bilancio in viabilità. E non è poco. Abbiamo realizzato la Sp 51, ossia la Gela-Scoglitti. La Sp 89, la strada di Passo di Piazza. La Sp 186, la strada di Manfria. La Sp 81 che è quella di Settefarine su cui abbiamo fatto due interventi fino al limite del centro abitato fino alla rotatoria. Attualmente si sta continuando fino alla strada per Mazzarino. La Sp 83 che è il mio orgoglio, ossia la strada dei sette Castelli che arriva fino alla scorrimento veloce Gela-Caltanissetta. Il contratto è stato firmato quattro giorni fa. Infine il ripristino della Gela-Butera. Naturalmente ho citato a memoria, tralasciando di menzionarne altre che sono state realizzare nel versante nord. Credo che abbiamo complessivamente fatto un buon lavoro e non si tratta di cose da poco».
– Qualche spina nel fianco l’ha dovuta subire nel corso del suo lungo mandato. Vero?
«Sì. Soprattutto nel secondo mandato. I maggiori avversari li ho avuti in casa. Politicamente sono stato oggetto di ispezione da parte del mio partito (ex Margherita – n.d.r.) con tre commissari Antonio Montagnino, Rino La Placa e Matteo Graziano. Da Roma avrebbero dovuto stupirsi perché un presidente della Margherita viene sottoposto ad ispezione. Fu l’on. Cardinale, con cui non è mai corso buon sangue, a mandarmi tre ispettori. Le lascio immaginare in che clima mi muovevo in Provincia con i miei che mi sottopongono ad ispezione. Poi non voglio parlare degli attacchi e delle interrogazioni, quasi tutti provenienti dalla Margherita».
– E’ riuscito a darsi poi una spiegazione?
«La spiegazione che mi sono dato è che Cardinale non mi era simpatico. Poi c’è stata la nascita del Pd verso cui ho cominciato a nutrire diffidenza. Mi sono accorto che la Sicilia veniva trattata come terra da colonizzare. Sono andato da Genovese con una delegazione a chiedergli conto di quanto stava accadendo, ma la risposta sa quale è stata? Così hanno voluto a Roma. Nessuno scatto d’orgoglio. Avevamo chiesto dopo le nazionali l’analisi del voto senza un nulla di fatto. Mi sono così allontanato dal Pd, che tra l’altro ancora non esiste».
– E’ stato così che ha rivolto l’attenzione al centro destra?
«Visto che il Pd era questo, mi sono detto che non avrei votato per Messana, che a mio avviso è un mediocre. Lo conosco molto bene. Io in alternativa proposi Rosario Crocetta. Quando fu deciso a Roma che il candidato alla Provincia doveva essere Messana, bisognava trovare la maniera di come candidarlo. Si rasentò la farsa. Il tutto venne deciso secondo una finta democrazia. Si è detto che io ho cambiato partito, l’avrei potuto fare sottobanco come hanno fatto in molti. Il mio è stato un atto di ribellione che volevo far sapere alla gente”.
– Ci sono dei politici che a livello locale e provinciale lo hanno deluso?
“Mi aspettavo politicamente solidarietà da Crocetta. Se Crocetta è sindaco di Gela, molto lo deve a me. Quando venne sfiduciato e andò a Roma, Cardinale gli rispose che sarebbe stato Collura a decidere”.
– C’è qualcosa che non è riuscito a completare e c he vorrebbe portasse avanti il suo successore?
«L’Università è stata sempre un pallino, ma come dicevo prima è stato un sogno infranto”.
– Visto che ha sostenuto Federico, se la sente di suggergli qualcosa?
«Federico è una brava persona, molto stimato. Gli chiedo di sostenere le imprese per una proficua produttività del territorio. Lo ha anche detto, bisognerebbe rilanciare al nord l’Ufficio Europa ed al sud l’Ufficio progetti speciali. Poi lo invito a volare alto, perché ne è capace»
– Cosa le resta di questa esperienza?
«Un grande arricchimento. Se fossi rimasto nella scuola non avrei mai visto la società di oggi con gli occhi di chi sa che dietro l’apparato scolastico c’è un apparato produttivo che tiene in piedi lo Stato stesso».


Autore : Nello Lombardo

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