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Corriere di Gela | Commissione consiliare Ambiente, ultimo atto?
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notizia del 12/07/2009 messa in rete alle 23:29:52
Commissione consiliare Ambiente, ultimo atto?

Mercoledì 1 Luglio i componenti del Consiglio Comunale, nell'atto di disporsi tra i banchi di loro spettanza, immaginavano di dover riflettere intorno a dati e considerazioni promananti dalla relazione prodotta dai membri della Commissione speciale Ambiente (presieduta da Dionisio Nastasi, affiancato da Vincenzo Cirignotta, Fabio Collorà, Paolo Cafà e Giuseppe Robilatte), quando l'intera impostazione ha subito un radicale mutamento: dovuto all'intervento di sindacalisti e dipendenti della Cedis s.r.l., sfiniti dalla repentina trasformazione della loro condizione sociale, da salariati di una solida realtà economica locale a disoccupati senza prospettive.
Nessuna relazione dunque, bensì un semplice rinvio ad una successiva seduta del civico consesso; quasi a voler porre una sorta di invisibile veto alla lettura del suo contenuto, inoltre, il giorno a seguire si è aperto con tutte le agenzie di stampa nazionali intente a descrivere nei minimi dettagli l'operazione “Cerberus”, causa scatenate delle dimissioni, dalla carica di vicepresidente del Consiglio Comunale, presentate dal presidente della medesima Commissione Ambiente, Dionisio Nastasi, intercettato durante un colloquio intercorso con Calogera Pia Messina, madre dell'allora boss latitante Daniele Emmanuello.
Cercando di mettere da canto ogni particolare coincidenza, si deve convenire su di un punto: l'interesse di taluni fattori numerici ed accadimenti descritti nella relazione in esame.

Anticipandone il contenuto è possibile, anzitutto, accertare un presupposto quasi peculiare, rintracciabile, successivamente, in svariati richiami sussistenti all'interno del testo; mi riferisco alla insufficiente collaborazione prestata all'azione dell'organo consiliare: sono, infatti, gli stessi estensori a lamentarla, tramite l'indicazione di svariati episodi, dall'impossibilità di utilizzare un battello, prima promesso e poi negato dai vertici della locale Capitaneria di Porto, per monitorare tutti gli scarichi esistenti presso la costa marina, fino al quasi totale silenzio innanzi alla richiesta di conoscere lo stato attuale delle bonifiche avviate sul territorio. Dal documento emerge la ragione essenziale della grave condizione patita dalla città: l'indifferenza ed il disimpegno della classe politica, attuale e precedente, incapace di comprendere a fondo l'essenza del problema, molto distante, peraltro, dalle vane polemiche periodicamente generatesi.

La Commissione Ambiente, prendendo in considerazione il mero dato numerico, riesce a declinare precise fattualità, difficilmente smentibili; Gela, nella fase storica collocata tra il 1991 ed il 2002, è stata triste palcoscenico per la nascita di 520 bambini malformati, ammontare pari al doppio della media nazionale; la percentuale delle malattie genetiche, nel raffronto con quella nazionale, si colloca su valori superiori di almeno il 250%; i dipendenti del complesso petrolchimico collocato in città defunti dopo aver contratto una patologia tumorale ammontano a 641; le possibili morti, registratesi tra i dipendenti della struttura industriale, connesse all'ambiente di lavoro raggiungerebbero la drammatica cifra di 4.195; il tasso di mortalità per tumore allo stomaco tra i componenti della popolazione maschile supera del 57% quello nazionale, così come la media generale viene totalmente disarticolata riferendosi al risultato delle ricerche in materia di tumore al colon retto per le donne (più 74% rispetto alle risultanze nazionali). Innanzi ad un tale stato di fatto, secondo i membri della speciale Commissione, assai scarse sono apparse le risposte abbozzate o quantomeno tentate da ogni istituzione locale, dal Comune di Gela alla Regione Sicilia; le attenzioni di quest'organo, come appare scontato, sono state attratte, prioritariamente, dalle modalità di azione adottate dai vertici della società, Raffineria di Gela s.p.a., protagonista, sotto molteplici prospettive, di mezzo secolo di storia e quotidianità gelese.

La stessa, al pari di altre entità, si è dimostrata, nel corso di talune occasioni, poco interessata alla strategia d'indagine predisposta dall'organo consiliare: in data 2 Febbraio 2009, solo per fare un esempio, lo stesso richiedeva alla Raffineria di Gela s.p.a. delucidazioni attinenti il progetto di graduale dismissione del pet-coke dai cicli produttivi, come deliberato dal Consiglio Comunale, senza ottenere alcuna risposta. La questione del tipo di combustibile utilizzato all'interno della struttura industriale cittadina, del resto, non deve essere, secondo i redattori, trascurata, nonostante i tentativi di derubricarla attuati dalla dirigenza Eni: anche nel progetto di adeguamento tecnologico varato dalla multinazionale, però, il pet-coke continua a mantenere un ruolo importante, senza temere di essere rimpiazzato da soluzioni maggiormente conformi alle istanze ambientali e della salubrità pubblica.

Fra tassi di PM10 quasi costantemente superiori a quelli ordinari e un livello qualitativo dell'acqua distribuita presso le abitazioni dei cittadini assai preoccupante, cagionato dal permanere di ferro, batteri e trialometani, questi ultimi cancerogeni: Gela si appresta ad affrontare l'ennesimo periodo elettorale, destinato ad essere monopolizzato da programmi e candidati contraddistinti da velleità di imporre regole certe e sostenibili all'azione industriale sul territorio, nella vana speranza di non aggiungersi ai tanti propugnatori di un riequilibrio nei rapporti fra multinazionale ed istituzioni, seppelliti da un'infinita serie di strutturali insuccessi.
In conclusione acquisisce carattere riepilogativo un breve periodo collocato proprio all'ultima pagina della relazione “la politica non politicante chiede più investimenti per la tutela dei lavoratori e dell'ambiente e meno profitti, meno selvaggio capitalismo; questa politica deve sapere imporre tali regole autorevolmente, altrimenti l'olocausto non potrà non mancare”.


Autore : Rosario Cauchi

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