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Corriere di Gela | Attentati incendiari, come interpretarli?
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notizia del 12/07/2009 messa in rete alle 23:28:58
Attentati incendiari, come interpretarli?

Il silenzio, protagonista della notte insieme all'oscurità, viene improvvisamente interrotto: una luce intensa, accompagnata, il più delle volte, da violente esplosioni, si appropria della scena, inducendo gli assonnati abitanti del quartiere ad accalcarsi, senza tenere conto delle rispettive tenute, intorno allo scheletro di un'automobile, oramai completamente arso dalle alte fiamme.
Non si tratta di una qualche scena descritta da opere letterarie o cinematografiche, bensì dell'inquietante quotidianità vissuta dalla nostra città, ove difficilmente le compagnie assicurative garantiscono la necessaria copertura per simili calamità: tramutatesi, perlomeno in questo territorio, in un accadimento da preventivare. Solo lo scorso anno si sono registrati, a seguito di un calcolo eventualmente rivedibile in difetto, circa 150 attentati incendiari, senza risparmiare alcuno: dal disoccupato all'operaio, dalla casalinga all'imprenditore, dall'insegnante al semplice studente; le categorie sociali, almeno innanzi ad un simile fenomeno, sembrano collocarsi su di un unico livello.
Alcuni residenti dei quartieri più a rischio, pur in assenza di zone veramente “sicure”, hanno confessato, soprattutto se facenti parte della popolazione più anziana, di dover patire, praticamente ogni notte, disturbi del sonno, cagionati dal timore di subire danni ai veicoli di loro proprietà.

L'evidente aumento di attentati incendiari, registratosi nelle ultime settimane, ha addirittura comportato il sorgere di una veemente polemica, avente come primari attori i cittadini residenti presso il quartiere Macchitella, tramutatosi, in breve tempo, in epicentro del fenomeno, ed il dirigente del Commissariato della Polizia di Stato, Angelo Bellomo; gli uni, infatti, hanno accusato l'altro, di aver sottovalutato gli accaduti, interpretandoli quali forme di rivalsa o vendetta, messi in atto perseguendo la finalità di vendicare o risolvere definitivamente litigi condominiali, ed escludendo, così, la pista investigativa conducente verso l'azione della criminalità organizzata.
Ma quale, tra le due ricostruzioni, può dirsi corretta?
La risposta più celere è una: entrambe non possono essere totalmente destituite di fondamento.
Gli abitanti del quartiere più densamente frequentato da giovani e giovanissimi, perlomeno nel periodo estivo, dopo anni di semi-abbandono, invocano protezione e sicurezza, convinti che la fonte della destabilizzazione, cresciuta di anno in anno, debba individuarsi nell'attivismo dei gruppi criminali ancora influenti in città.
Riflessione, quest'ultima, priva di componenti improprie: la massiccia aggressione, perpetrata, nel corso di questi lunghi anni, ai danni delle due grandi entità malavitose, Cosa Nostra e Stidda, capaci, per una certa fase storica, di impossessarsi della città, ha avviato una sorta di tentativo di rigenerazione interna, destinato ad “eccitare” gli spiriti di nuove leve, pronte a legittimarsi, ponendo in essere atti dimostrativi, diretti a rappresentare la loro capacità di controllo della zona di spettanza (attentati incendiari; sequestri di motocicli ed autoveicoli, restituiti dopo il pagamento di un riscatto; l'uso di armi da fuoco nel cuore della notte oppure tra la folla).

D'altro canto appare troppo superficiale un'analisi esclusivamente imperniata attorno al protagonismo della criminalità, spesso foriera di gravi sottovalutazioni; non da oggi, infatti, si registrano eventi intimidatori subiti da normali cittadini, orchestrati da menti estranee all'ambiente delinquenziale, inserite, invece, entro i meandri della comune “società civile”: una disputa tra vicini; un credito non riscosso oppure un debito inevaso; diatribe prodotte dall'incertezza circa i confini di immobili; un investimento economico fallito; rivalità in amore; contrapposizioni tra concorrenti nel medesimo settore economico; queste, insieme ad altre, sono assurte a cause scatenanti di molteplici episodi, confermate da diverse inchieste giudiziarie.
In questo secondo caso, dunque, deve necessariamente temersi l'avvento di una deformazione patologica dei rapporti sociali, sfondo ideale al radicamento di fermenti destabilizzanti, difficilmente contenibili, quando i componenti di quella che dovrebbe ritenersi una “società civile”, adottano modalità di condotta “paramafiose”.

Da non trascurare, inoltre, le lotte intestine ai vari gruppi della microcriminalità locale, liberi da ogni vincolo associativo, e proprio per tale ragione convinti di poter disporre del territorio a loro piacimento, incentrando un prioritario interesse verso il mercato degli stupefacenti: simbolo, perlomeno nei mesi appena trascorsi, di siffatti conflitti è stata, senza dubbio, la violenta contrapposizione tra la “cordata” capeggiata da Ivan Brivitello e Gessica Curvà e quella controllata da Concetta Lucchese, affiancata dai figli Benito e Giacomo Peritore, perpetuatasi facendo anche ricorso all'arma dell'attentato incendiario, allo scopo di indurre l'altro contendente alla resa. Non un'unica lettura, dunque, bensì diverse, tutte accomunate, in ogni caso, dai gravi effetti generati.


Autore : Rosario Cauchi

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