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Corriere di Gela | Anche l’on Placenti fa l’occhiolino al Red di D’Alema
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notizia del 31/10/2008 messa in rete alle 23:28:47
Anche l’on Placenti fa l’occhiolino al Red di D’Alema

Al convegno Pd dell’Associazione “ReD” (Riformisti e Democratici), organizzato dall’on. Miguel Donegani c’era anche l’on. Salvatore Placenti, al quale abbiamo rivolto alcune domande. – On. Placenti qual è il suo giudizio sulla Red?
«Do un giudizio positivo. Se ne avvertiva il bisogno e Massimo D’Alema da quel consumato politico com’è, è riuscito a mettere su una organizzazione che raccogliesse il bisogno che ormai si sente nella sinistra di organizzare qualcosa di nuovo che fosse lo specchio dei problemi della società. Secondo me l’impressino più bella della Red è quella di ricollegarsi al pensiero craxiano, senza esagerazione. Craxi aveva intuito che c’era bisogno di indirizzare la sinistra su una posizione di modernità, che fosse costituita non soltanto da verbalismi ideologici, ma facesse leva anche sui processi tecnologici, nel fare una vera e propria battaglia per l’affermazione del merito che non lo accantoni facendolo passare in secondo piano rispetto a chi invece merito non esprime. Sono queste le cose che costituiscono la vera modernità di una sinistra».
– Questo è un discorso generale, ma si attaglia anche a Gela?
«Certo. E’ in dubbio che qui c’è la necessità di fare appello alle intelligenze perché si facciano avanti, occupino il posto che loro compete per vedere di dare contributi effettivi alla ripresa, ossia alla rinascita di una comunità che sicuramente boccheggia e che è tantissimo in difficoltà. Tutto questo significa fare la sinistra e farla nel modo più nuovo e il più presto possibile. La Red, da questo punto di vista, costituisce sicuramente una novità cui bisogna guardare con tanto interesse». – Dai vari interventi di personalità di spicco del Pd, è emersa una certa autocritica, quasi una denuncia che in questo partito non c’è stato mai dialogo, non c’è stato mai confronto e proposte che portassero da qualche parte. Si è creato un contenitore ma senza alcun contenuto. Lei condivide questa affermazione?
«Eccome se lo condivido. A mio avviso, la vera analisi da cui bisogna partire è proprio questa. C’è stato un processo di dequalificazione politica dovuta al pensare che i partiti, come noi li abbiamo vissuti, potessero essere sostituiti da questa sorta di aziende in balia solo dei capi che dettano le regole sulle quali marciare. In realtà adesso si dimostra che tutto questo non dà risposte alla società. La funzione del partito invece consiste nel recepire le istanze vere della società rimanendo collegati al territorio, alle sue esigenze e quindi con un dibattito aperto che sia nelle condizioni di cogliere i problemi e di selezionare una classe dirigente che li sappia interpretare e risolvere. Non c’è dubbio che prima le assemblee dei partiti si tenevano con molta frequenza, ma non c’è dubbio che costituivano una palestra autentica che selezionava una classe dirigente».
– Lei è riapparso sulla scena politica nell’associazione “Democrazia e socialismo”. Attraverso questo strumento ritiene che possano essere raccolti i cocci di ciò che rimane di socialismo a Gela e nel territorio nisseno?
«Allo stato attuale Democrazia e Socialismo non si prefigge compiti velleitari. Si collega ad una esigenza che è prettamente territoriale che riguarda Gela e la provincia di Caltanissetta e che attraversa un particolare momento di difficoltà e vuole costituire un appello acchè si chiuda una fase e se ne apra un’altra. Che ci sia, insomma, spazio alla formazione di una nuova classe dirigente della quale c’è bisogno, che sappia di risveglio all’assopimento che ormai grava su questa comunità».
– Come si colloca Democrazia e Socialismo adesso nei confronti della giunta Crocetta verso la quale non ha mai lesinato critiche?
«Nei confronti della giunta Crocetta non siamo sicuramente teneri. Non per polemica. Sono il primo a riconoscere che tentativi ne sono stati fatti da Crocetta nel tempo, ma i risultati sono davanti agli occhi di tutti. Non si può parlare di una città che ha risolto i propri problemi. Tutt’altro. C’è una città che è in ginocchio su tutti i punti di vista. La responsabilità è di un metodo o della interpretazione di un modo di concepire la politica e l’amministrazione non rispondenti ai problemi della città. Bisogna dare ossigeno, immettere nuova linfa perché si deve venire accapo per risolvere i problemi di questa comunità».


Autore : Nello Lombardo

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