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Corriere di Gela | Pugno di ferro del Consiglio contro la gestione Caltaqua
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notizia del 08/07/2007 messa in rete alle 23:25:18
Pugno di ferro del Consiglio contro la gestione Caltaqua

Nella seduta consiliare conclusiva di giovedì 5 luglio avente per oggetto l’emergenza idrica, è stato approvato un documento unitario che a definire soft è ben poco. Un documento di indirizzo che fa alcune raccomandazioni all’Amministrazione comunale senza entrare nel merito delle scelte da essa fatte. Un’ora prima dei lavori si erano riuniti i capigruppo consiliari per stendere una bozza che non è stato semplice redigerla. La riunione tenutasi nella sala riservata ai consiglieri comunali, ha avuto qualche momento di tensione. Alcuni consiglieri tra i più accaniti (Mpa) esigevano che si entrasse nel merito delle scelte del sindaco, sulle quali manifestavano la loro totale disapprovazione.
Essenziale è stata la mediazione e l’opera di persuasione per ottenere un risultato bipartisan da parte del consigliere Giovanna Cassarà che assieme al capogruppo consiliare dei Ds Salvatore D’Arma è riuscita a correggere il tiro evitando che si menzionasse la tanta contestata scelta del sindaco della diga Ragoleto cui attingere acqua per la nostra città. Il documento che ne è nato comunque pone come prioritaria la realizzazione di un potabilizzatore per le fonti alternative naturali da destinare ad uso civile anziché per l’industria. Si chiede il pugno di ferro verso Caltaqua che per far meglio il proprio dovere dovrà essere affiancata da personale qualificato e poi viene raccomandata una accurata vigilanza perché vengano garantiti i quantitativi di acqua statuiti effettuando un serio monitoraggio. Infine si stabilisce che si intervenga subito sul rifacimento della rete idrica e si istituisce una Commissione consiliare speciale Acque composta da sette consiglieri che potrà assumere iniziative non meglio precisate.
Il documento concordato tra i capigruppo quando viene letto in aula per l’approvazione scontenta qualcuno e non convince la forma con cui è stato elaborato. E’ necessario quindi correggerlo e rileggerlo. A quel punto il presidente ritiene opportuno sospendere per una decina di minuti la seduta raccomandando i capigruppo di consegnare al tavolo della presidenza quel documento completo di sottoscrizione per potere essere approvato. A riapertura della seduta a leggerlo è Lucio Greco di Forza Italia che il Consiglio gli aveva affidato il compito di coordinarsi con i capigruppo. Un documento tardivo, comunque, data l’urgenza e la straordinarietà con cui era stata convocata la seduta consiliare. Questo comunque viene votato solo dopo due giorni e all’unanimità con la partecipazione di 27 consiglieri. Alla seduta non è presente il sindaco per impegni istituzionali fuori Gela. Nel corso della serata prendono la parola i consiglieri Collorà, Ferrara, Robilatte, Paolo Cafà, D’Arma. Questo il testo definitivo approvato all’unanimità.
«Il Consiglio Comunale, di fronte al perdurare della grave crisi idrica che genera disagi, sofferenza precarietà e che sta determinando un allarmante clima di esasperazione fra la gente, ritiene suo preciso dovere contribuire responsabilmente alla risoluzione di questo grave problema.
Sul problema idrico bisogna avere la consapevolezza che è opportuna la convergenza tra maggioranza e opposizione da una parte e tra Consiglio e Sindaco dall'altra parte.
Il Consiglio comunale, considerato che l'approvvigionamento idrico della città è assicurato al 96% da acqua prodotta dal dissalatore e nel ritenere di utilizzare per scopi potabili per la cittadinanza acque primarie provenienti da fonti alternative naturali in attesa di certe scelte che comunque richiedono approfondimenti e interventi lunghi e su cui bisogna sapersi attrezzare per trovare le più opportune soluzioni, ritiene che in questo momento si devono assumere alcuni provvedimenti urgenti ed indifferibili in grado di superare lo stato di emergenza idrica.
Al fine di garantire una regolare erogazione idrica nella città l'Amministrazione comunale dovrà disporre adeguati controlli in ordine alla regolare e puntuale funzionalità dell'impianto idrico cittadino e significativamente in relazione alla manutenzione del dissalatore alle portate in arrivo ai serbatoi e agli orari di distribuzione idrica nei quartieri di Gela.
In particolare:
1) l'Amministrazione comunale chiederà tempestivamente di realizzare un potabilizzatore per le fonti alternative naturali perché venga destinata acqua per uso potabile, piuttosto che per le produzioni industriali.
2) l'Amministrazione comunale inviterà tempestivamente e, se necessario, interverrà energicamente con tutti i poteri previsti dalla legge, su Caltaqua - che gestisce il servizio idrico di distribuzione in città- a disporre un periodo di affiancamento e/o di assistenza al proprio personale addetto al servizio con personale qualificato, di provata esperienza e che conosce bene la specificità e le criticità della rete idrica.
3) l'Amministrazione comunale inviterà e, se necessario, interverrà energicamente presso l'agenzia regionale per i rifiuti e le acque con tutti i poteri previsti dalla legge per fornire i quantitativi necessari ad un regolare e costante approvvigionamento idrico della città, verificando le portate in arrivo ai serbatoi.
4) L’ Amministrazione comunale adotterà i provvedimenti necessari per rifare, con estrema sollecitudine, la conduttura idrica di ritorno, al fine di evitare cospicue perdite del prezioso liquido causate dalle falle esistenti nell'attuale conduttura realizzata con materiale inidoneo, richiedendo a Caltaqua i relativi progetti.
5) Inoltre, il Consiglio ritiene indispensabile la istituzione immediata della Commissione Consiliare Speciale Acque, composta da sette consiglieri, al fine di articolare, nell'interesse dell'Istituzione consiliare e dell’Amministrazione comunale iniziative operative istituzionali e tecniche ad ampio spettro, per definitive soluzioni al problema idrico.
Il Consiglio comunale si propone, infine, di riunirsi in tempi ragionevoli sempre in seduta straordinaria monotematica per accertare e verificare la situazione idrica nella città e la valenza e l'efficacia delle suddette proposte avanzate dal civico consesso».
A margine della seduta abbiamo chiesto un commento al capogruppo consiliare dei Ds Salvatore D’Arma e al consigliere di Forza Italia Lucio Greco.
“Mi ritengo oltremodo soddisfatto – ci ha dichiarato Greco – alla luce di quelli che sono stati lavori di questo consiglio per il dibattito emerso e per il documento che alla fine è stato esitato da tutto il consiglio comunale superando gli schieramenti. Di fronte ad un problema così grave e così sentito il Consiglio comunale responsabilmente ha ritenuto di esaminarlo, approfondirlo ed esitarlo in maniera condivisa. E’ un documento che vuole dare suggerimenti utili all’Amministrazione comunale che verosimilmente è stata piuttosto carente e deficitaria. Alcuni suggerimenti che noi abbiamo voluto esplicitare probabilmente l’Amministrazione se fosse stata più attenta li avrebbe potuti esitare. Mi auguro che i tempi strettissimi l’Amministrazione recepisca in toto queste indicazioni. Sono convinto che sono una serie di provvedimenti urgenti e indifferibili che nell’immediato risolveranno la carenza idrica della nostra città”.
“Sono stati tracciati a grandi linee dai capigruppo – ci ha detto D’Arma – quelli che erano gli obiettivi. Poi con il dibattito in consiglio comunale si è realizzata quell’intesa bipartisan per produrre un documento unitario. Le premesse sono quelle dettate dal dramma dei nostri cittadini che è quello dell’acqua. Il problema che si pone il consiglio comunale è come immediatamente si risolva il problema dell’ approvvigionamento idrico quotidiano. Molte zone sono sempre senz’acqua al di là della qualità pessima. Molti quartieri rimangono scoperti. Non possiamo dipendere dal dissalatore. Occorre un approvvigionamento alternativo che sia individuato con la possibilità dell’utilizzo del Ragoleto che non bisogna demonizzare. Anzi che ben venga. A questo si aggiungano tutte le altre possibilità come i pozzi Pantanelli, Disueri che a pieno regime invaserebbe 24 milioni di metri cubi d’acqua che a fronte di un fabbisogno di 3 milioni per usi civili ne rimarrebbero sia per l’ambiente che per l’agricoltura. E’ una strategia unitaria. Si sta istituendo una commissioni che inizi a verificare scientificamente e sulla fattibilità, che sia soggetto principale in questa inversione storica di tendenza per avere l’acqua nel nostro territorio.
Nella seduta del 3 luglio si era arrivati in Consiglio comunale in ordine sparso senza un minimo d’intesa. Troppo arrabbiati i consiglieri di centro destra, ma anche arrabbiati alcuni consiglieri dello stesso centro sinistra che contestavano, come i ds che lo hanno fatto con un documento diramato nella stessa giornata, il sindaco per la sua scelta delle acque del Ragoleto. Mentre per Crocetta l’accordo siglato a Roma costituisce un autentico trionfo segnando una pagina epocale nella storia di Gela per essere riusciti a sottrarre l’acqua potabile all’industria (Eni) dirottandola verso usi civili, per l’opposizione e per gli alleati come i Ds, il fatto in sé rappresenta una scelta “infelice” che finirà col portare le cose per le lunghe e costerà molto. Senza ricorrere all’acqua del Ragoleto, Bastava utilizzare quella del Disueri e di altre dighe più vicine ed ottenere risultati migliori. La rete che li collega a Gela infatti già c’è e con l’aggiunta di alcuni potabilizzatori si sarebbero semplificate le procedure e accelerato i tempi.
«Non credo sia giusto rinunciare al progetto di utilizzo di acque reflue in agricoltura – ha affermato Speziale quando gli è stata data la parola – non so se con quel progetto si risolve veramente il problema o non di debba intervenire pure sulla rete idrica».
Altra cosa che non è piaciuta a Speziale è stato il dirottamento dei 20 milioni (denaro pubblico) di euro all’Eni (ente privato) che se ne servirà per depurare le acque che gli serviranno per raffreddare i suoi impianti. Così salteranno anche i depuratori di Manfria e Macchitella, che sarebbero stati collegati con il biologico dell’Eni.
Qualche giorno prima nel corso di una conferenza dei capigruppo era stato concordato che alla seduta dovevano essere invitati i sindacati, Sicilia acque, Caltaqua, l’Ato idrico, il presidente della provincia, il vicepresidente dell’Ars Lillo Speziale per un approfondimento più specifico dei problemi legati all’emergenza.
Oltre ai consiglieri comunali, sindaco ed assessori, funzionari e dirigenti, sedevano al tavolo della presidenza il vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana on. Lillo Speziale, il presidente della provincia regionale Filippo Collura, il presidente dell’Ato idrico dott. Gioacchino De Maria e il suo staff tecnico, i sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil Ferro, Castania e Caiola.
Una seduta a tratti molto elettrica per quella sorta di incomunicabilità tra sindaco e opposizione, i quali agiscono a compartimenti stagni, senza una pur minima capacità di ascolto. Da una parte un’opposizione che si muove come se fosse ancora in campagna elettorale attaccando il sindaco reo di comportarsi quasi da unico e solo deus ex machina, depositario esclusivo della verità. Ma anche il gruppo Ds del centro sinistra non è molto tenero col sindaco.
Positivo invece il giudizio del sindacato sul protocollo d’intesa e sul tipo di intervento venuto fuori da quell’accordo.
“Con questo tipo di rimodulazione – ha affermato Giovanni Ferro, segretario della Camera del Lavoro Cgil parlando a nome delle tre confederazioni – dell’assetto attuale del sistema idrico integrato del Comune si introduce, dopo molti anni, la possibilità per la nostra città di potere utilizzare acqua non dissalata. E’ già stato detto che il 90% dell’acqua che scorre nei nostri rubinetti è acqua dissalata e la totale dipendenza della nostra città dal dissalatore non è più tollerabile. Infatti ci sono oltre che ragioni di potabilità e sanitarie, problemi di riduzione dell’acqua considerevoli. Il fatto di avere la possibilità di integrare ed avere la disponibilità di 8 milioni 200 mila metri cubi, con una media di 300 litri di acqua al secondo, è una opportunità importante. E’ chiaro che l’accordo sottoscritto tiene conto anche della questione del riuso delle acque reflue, una delle iniziative che ha visto per la prima volta dopo tanti anni, questa città occuparsi di quelle acque.
E la destinazione di quelle acque era totalmente destinata all’irrigazione. Abbiamo presso atto che la difficoltà di gestire complessivamente quel progetto ha d fatto impedito il prosieguo di quel progetto perché c’erano problemi di carattere tecnico gestionale. Se le acque reflue non possono essere utilizzate per usi irrigui, se all’Eni va tolta l’acqua della Diga Dirillo l’alternativa era le acque reflue sommate alle acque del TAF, altrimenti la Raffineria chiude. Se ci sono problemi di carattere tecnico-gestionale, la rimodulazione dell’investimento (20 milioni di euro) di cui parlava l’onorevole Speziale, a questo punto va inclusa correttamente dentro l’accordo generale e ci convince anche il concetto che tutto sommato le acque potabili vanno date alle popolazioni e se le acque del Taf vengono fornite alle caldaie per produrre il vapore, ciò significa che il trattamento del TAF funziona e all’interno della Raffineria questo ciclo delle acque è possibile produrre.
Quindi complessivamente c’è un miglioramento tecnico qualitativo e di gestione del ciclo medesimo. Ciò che adesso dobbiamo fare adesso è insistere che si faccia subito questo comitato tecnico, poi produrre uno studio dettagliato che delineano il nuovo piano delle acque. Non so se ci vorranno cinque anni. Io penso che se si legge attentamente quello che c’è scritto qui, di anni non ne dovrebbero passare.
Dal punto di vista formale va sostenuto questo piano nel momento in cui si chiarisce l’aspetto delle emergenze su chi deve dichiararle. Quando si parla di emergenza idrica e quando si parla di emergenza idro-sanitaria sarebbe necessario che il sindaco lo chiarisse.
Noi riteniamo che l’emergenza idrica può essere anche sopra provinciale sovra ambito ed è un conto se invece parliamo di emergenza idrosanitaria stiamo parlando della città di Gela.
E quindi dell’acqua dissalata che produce un inquinamento ulteriore dovuto ad una clorazione accentuata per combattere l’alta temperatura che diluisce il metallo e gli agenti inquinanti. Qui interviene il sindaco. Se si parla invece di emergenza idrica interviene il Commissario Cuffaro”. Il sindacato quindi pur lamentando di non essere stato invitato in prima istanza, in complesso esprime un parere positivo sull’intera operazione, ma la minoranza attacca il sindaco e lo fa soprattutto per bocca di Lucio Greco che contesta anche il metodo con cui si muove il sindaco che, a suo giudizio avrebbe dovuto preventivamente informare il Consiglio sulla sua missione romana e alla fine anziché ricorrere alle conferenze stampa, per rispetto verso il consiglio avrebbe potuto relazionare in aula. Una contestazione, quella di Greco che è continuata addirittura nei corridoi di Palazzo Bianco. Incomprensioni reciproche tra Greco e Crocetta senza il riconoscimento reciproco delle ragioni dell’altro. A invitare a spegnere i toni della polemica è stato sia il presidente Di Dio, che lo stesso presidente della provincia. L’on. Speziale ha plaudito per l’iniziativa consiliare di trovarsi tutti assieme per affrontare un problema che interessa non solo il territorio gelese e in un certo senso tutta la Sicilia. Ha manifestato anche il rammarico per la mancata partecipazione all’assise consiliare dei parlamentari della provincia, i quali avrebbero potuto arricchire il dibattito dando più forza alle decisioni che sarebbero scaturite. Con tono pacato ha anche lui invitato tutti a smorzare i toni offrendo ciascuno il proprio contributo nell’interesse esclusivo della collettività.
Si diceva che l’opposizione contestava scelte e metodo a Crocetta. La scelta del Ragoleto presupponeva tempi lunghi di 4-5 anni per arrivare alla soluzione del problema, mentre al momento attuale c’è la necessità di dare acqua alla città e la cosa troverebbe una soluzione più immediata attingendo acqua dal Disueri e dal Cimia riducendo costi e tempi. Qualcuno (Paolo Cafà) ha persino affermato che si è fatto ricorso alla diga Ragoleto perché ormai l’Eni non avrebbe più avuto bisogno di tanta quantità di acqua che era necessaria solo quando aveva una ottantina di impianti da raffreddare mentre ora gliene rimangono solo 7-8, una quantità irrisoria. Queste argomentazioni hanno mandato su tutte le furie Crocetta che alla fine ha replicato punto per punto per chiarire che l’accordo di Roma è stato epocale e storico per tutta una seria di motivazioni.
“La diga Disueri – ha detto Crocetta – ha avuto sempre una capacità di 3 milioni e ottocento metri cubi di capacità. Perché una gran quantità la buttano a mare? Evidentemente perché non la può contenere. Quindi è chiaro che un intervento sulla diga Disueri presuppone non solo un processo di potabilizzazione ma un intervento di altri milioni di euro sulla struttura della diga. C’è qualcuno che vuole realizzare questo progetto? Per carità lo presenti pure. Ma non ostacoli il processo democratico di una città che ha deciso di attingere ad acque che siano potabili».


Autore : Nello Lombardo

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