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Corriere di Gela | Ritirata la proposta di variante su Montelungo
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notizia del 03/10/2011 messa in rete alle 23:19:04

Ritirata la proposta di variante su Montelungo

Colpo di scena in Consiglio venerdì sera. L’amministrazione comunale fa marcia indietro e annuncia di ritirare la proposta di variante al Prg sulle aree a ridosso di Montelungo. A fornire le motivazioni del ritiro non è stato il sindaco Fasulo, che in aula non ha neppure fatto capolino, ma l’assessore Giuseppe D’Aleo sopraggiunto quando il presidente Fava, su proposta approvata di Gulizzi, sospende la seduta per decidere il da farsi.

I consiglieri si riuniscono a parte. Bocche cucite da parte di tutti. Sopraggiunge in maniche di camicia il sindaco Angelo Fasulo che raggiunge subito i consiglieri, ma nella sala riunioni. Ne escono tutti dopo circa mezz’ora di intensa discussione con gli animi rinfrancati e distesi mentre raggiungono i loro scranni in aula consiliare. Solo 14 si presentano per continuare i lavori, mentre ne erano usciti 20.

Il sindaco è rimasto fuori dall’aula, ma il suo arrivo in Municipio deve essere stato determinante se, dal vespaio che si era venuto a creare, l’amministrazione ha deciso di ritirare l’atto “incriminato”, che la la maggioranza dei consiglieri non vuole votare. Ora ci sarà più tempo per decidere, anche se è difficile pensare che possa essere riproposto, proprio per via delle nubi e dei sospetti che si sono insinuati e per gli interessi milionari che vi si nascondono.

Sono affermazioni che trapelano nei gruppi consiliari ma che nessuno ha il coraggio di fare. Ma se ciò è vero – noi diciamo – sarà la magistratura ad appurarlo, dopo che il procuratore capo, dott.ssa Lucia Lotti (nella foto) ha avviato un’inchiesta, le cui leindagini sono state affidate ai carabinieri, che hanno già sequestrato gli atti in Comune.

In settimana i carabinieri hanno diffuso un comunicato, il cui contenuto non può non aver prodotto un qualche effetto. «I carabinieri del comando del Reparto territoriale – c’era scritto – su incarico della Procura della Repubblica (nella foto, il capo, Lucia Lotti), hanno avviato accertamenti preliminari «in merito alla complesse questioni riguardanti la collocazione transitoria e definitiva dell’area del mercato settimanale di Gela. In particolare è ora all’esame la documentazione acquisita in data odierna circa la prospettata collocazione nell’area di Montelungo e ciò al fine di ricostruire con puntualità la cronistoria dei fatti e le scelte amministrative operate per vagliare la eventuale rilevanza penale della vicenda».

Ma torniamo alla decisione unilaterale dell’amministrazione di ritirare l’atto. Cosa l’abbia indotta a farlo è l’assessore D’Aleo a spiegarlo. Ritiene che è necessario un certo ripensamento ed un dovuto approfondimento alla luce delle novità emerse in questi giorni. “E’ giusto che il consiglio comunale decida con serenità – ha affermato l’assessore D’Aleo – dopo avere verificato sulla giustezza della procedura adottata sulla quale l’amministrazione non ha alcuna responsabilità essendo stato l’atto proposto da un commissario.

Mi rendo conto che stasera l’assenza di tecnici dirigenti che chiariscano ai consiglieri l’esattezza o meno di aspetti normativi e procedurali, impedisce l’approfondimento dell’atto. Poi c’è anche la vicenda della VAS per la quale, come ho letto sui giornali, alcuni comuni come Modica hanno dovuto procedere a dare incarico a tecnici per avviare questo studio. Comprendo perfettamente la preoccupazione del consiglio e pertanto comunico che l’amministrazione ritira l’atto in questione per i dovuti approfondimenti”.

Andiamo alla seduta. Essa inizia con qualche schermaglia procedurale tra il presidente fava e il consigliere Di Dio che contesta la mancata applicazione delle regole, in quanto si sta procedendo a votare una proposta che la sera prima era stata avanzata dal consigliere capogruppo Pd Arancio, ora assente. Fava, con l’avallo del segretario facente funzioni dott. Grisanti, sostiene che le cose non stanno così e che la prassi si era consolidata già da diverse sedute, nelle quali forse il consigliere Di Dio era assente.

Ma Fava ribadisce che la fattispecie è diversa e che i lavori si stanno ripre4ndendo da dove erano stati lasciati la sera prima, e cioè la votazione della proposta su cui è stato espresso un voto purtroppo non valido per mancanza di numero legale. Comunque si passa alla votazione della posposizione dell’atto riguardante l’ubicazione del mercato settimanale e con la presenza di 19 consiglieri (Ventura, Cafà Fabrizio, Di Stefano, Verderame, Mendola, Gallo, Pingo, Pellitteri, Di Dio, Vella, Giudice, Maganuco, D’Assenza, Gradito, Gulizzi, Cafà Nuccio, Fava, Napolitano, Cirignotta) viene bocciato con 15 voti contrari e 4 astenuti (Gallo, Di Dio, Pingo e Fava).

Prende, quindi la parola, Giacomo Gulizzi che stigmatizza l’assenza dell’amministrazione comunale. Manifesta tutte le sue perplessità anche per l’assenza di tecnici e questo è un fatto molto grave in quanto i consiglieri, a suo avviso non possono esprimere il loro voto con serenità e cognizione. Nel frattempo il presidente Fava che ha effettuato diverse telefonate sia a membri dell’amministrazione che tecnici perché raggiungessero il consiglio comunale, comunica di avere parlato con un dirigente che assicura il suo arrivo ma non specificando quando.

A questo punto Gulizzi riprende la parola spiegando quanto avrebbe voluto chiedere aai tecnici ed alla stessa amministrazione. Avrebbe voluto chiedere all’amministrazione di ritirare l’atto ripresentandolo in consiglio senza variante e rinviando la variante agli organi tecnici per un suo perfezionamento. Si dichiara quindi subito pronto a votare l’atto se da essa verrà scorporata la variante.

Peppe Dio tira le orecchie ai consiglieri di maggioranza rinfacciando loro tutti i piagnistei e le polemiche rivolte all’amministrazione. A suo giudizio la maggioranza ha tutti gli strumenti per pretendere la presenza degli amministratori in aula. Quella di denunciare l’amministrazione da parte della maggioranza è solo una pantomima. Riguardo alle regole, queste sono state ampiamente non rispettate questa sera perché si è votato su una proposta di Arancio che è assente. Cita i casi di ritiro degli emendamenti lo scorso anno quando i proponenti erano assenti. Poi rivolto ai banchi del gruppo Pd così dice:” Decidetevi cosa volete fare. Sulle richieste di varianti ci sono tante richieste.

Non possono esserci cittadini di serie A e cittadini di serie B. Tutte le pratiche giacenti all’urbanistiche vanno istruite allo stesso modo in modo che tutti i cittadini vengano messi a conoscenza di quali debbano essere le procedure. C’è un problema tecnico, ma è il problema politico che voi non volete affrontare”. Al dibattito partecipano anche altri consiglieri. Cirignotta, nel comunicare che in mattinata è stato sentito dalla magistratura, ribadisce per l’ennesima volta che su quell’atto non c’è alcuna traccia del parere della commissione urbanistica. Occorre decidere cosa fare senza andare per le lunghe adducendo come pretesto la richiesta di chiarimenti.

Maria Pingo anche lei è del parere che bisogna votare e farlo secondo scienza e coscienza. Se il centro sinistra – afferma – no nvuole votare l’atto, lo dica chiaramente. Enrico Vella dichiara di non avere mai partecipato a riunioni di maggioranza. Concorda con Gulizzi che non è possibile trattare un atto senza la presenza dei tecnici. Per lui le varianti non sono tutte negative. “Se c’è una variante – afferma – che implica la nascita di centinaia di posti di lavoro o la realizzazione di un asilo nido, io la voto subito. A questo punto sono del parere che dovremmo sospendere la seduta se non arriva in aula un tecnico”.

L’intervento di Di Stefano si rivela risolutivo per far cambiare idea all’amministrazione inducendola a ritirare l’atto. Esordisce confutando le affermazioni di Di Dio che li accusa quelli dell’Mpa di togliergli il mestiere di fare opposizione e criticare l’amministrazione. “Noi facciamo opposizione – aggiunge Di Stefano – perché vogliamo capire di più. Sull’area mercatale noi fornito altre proposte, mentre l’opposizione cosa ha fatto? Ha solo criticato ed è uscita dall’aula”.

Poi la chicca finale. “A Modica – continua – il comune ha ritirato le varianti al Prg. L’assessore del luogo ha precisato che esse non possono essere discusse per via di una circolare dell’assessorato regionale che sostiene l’assoggettamento dello strumento urbanistico alla procedura Vas. Stessa cosa accade ad un altro comune commissariato dove è lo stesso commissario a sostenere la necessità di procedere allo studio Vas. Ciò significa che tutte le varianti sono soggette alla Vas. Modica ha chiesto chiarimenti alla Regione perché il comune di Gela non ha fatto la stessa cosa?”.

C’è a questo punto una proposta di rinvio della seduta a lunedì prossimo da parte di Gulizzi, ma dopo qualche scambio di battute fuori microfono, viene ritirata. Il presidente Fava interviene chiedendo una sospensione di dieci minuti per decidere il da farsi. Il resto è stato già detto.

COSI NELLA SEDUTA PRECEDENTE

La seduta inizia con 16 minuti di ritardo. Nonostante il portone centrale siA stato chiuso per motivi di ordine pubblico in quanto nella mattinata la polizia municipale aveva smantellato sulla rotonda est numerosi gazebo abusivi, la platea riservata al pubblico è stracolma di gente. Molti sarebbero ambulanti e che hanno tutto l’interesse di vedere come andrà a finire la telenovela del mercato settimanale.

Così come concordato nella riunione della maggioranza, l’Mpa per bocca di Terenziano Di Stefano, a nome del gruppo (in quel momento non è ancora presente il vice capogruppo dell’Mpa Tonino Ventura), propone la posposizione del punto riguardante l’ubicazione definitiva del mercato settimanale, nella considerazione che essendo in corso un’indagine della procura e dei carabinieri, l’atto può essere affrontato successivamente con una serenità di spirito maggiore. Tonino Ventura, che nel frattempo è arrivato ed ha potuto ascoltare gli interventi di Di Dio, Gallo e Pellitteri, si dichiara contrario alla proposta di posposizione avanzata dal collega Di Stefano.

Conclude il suo intervento annunciando di volere lasciare la carica di vicecapogruppo dell’Mpa. Quindi una rottura annunciata. Ma anche nel Pd a rompere un patto concordato poco prima, interviene Enrico Vella che sulla posposizione dell’ordine del giorno manifesta tutta la sua perplessità dichiarandosi contrario. “Sembrerebbe che da parte nostra – afferma Vella - si debba aspettare il corso della giustizia e starcene con la mani in mano. Io non la penso così perché la politica deve andare avanti. Non può fermarsi e deve fare le sue scelte assumendosi tutta la responsabilità. Bisogna avere il coraggio di dire le cose col loro nome. Diciamo con chiarezza che non siamo ancora pronti per votare quest’atto e allora dico che sono d’accordo”.

Per tutta risposta Di Stefano annuncia di ritirare la sua proposta spiazzando tutti ed aggiunge: “Allora andiamo avanti perché noi dell’Mpa siamo pronti a votare e sappiamo come votare. Voglio vedere come se la caverà il Pd ora”.

E’ qui che interviene il capogruppo del Pd Peppe Arancio che, come spesso accade, cerca di togliere le castagne dal fuoco per rasserenare gli animi. Ed in effetti col suo intervento ci riesce. “Ritengo che si debbano rasserenare gli animi – dice Arancio – e non è il caso che Di Stefano ritiri la proposta di posposizione dell’atto. Credo che vadano rispettate le proposte rispettate e non bisogna farsi prendere la mano dalle provocazioni e da polemiche inutili. Era stata concordata la necessità di maggiori approfondimenti alla luce di atti nuovi sopraggiunti e anche nella considerazione che c’era un’indagine in corso da parte della magistratura. Pertanto richiamandomi all’accordo di maggioranza, rinviamo la trattazione dell’atto e lo faremo con maggiore serenità”. Terenziano Di Stefano non ha alcuna preclusione e fa marcia indietro nella decisione di andare avanti.

Salvatore Gallo si dichiara favorevole alla posposizione dell’atto, ma non ha alcun indugio a prendersela con l’amministrazione che “giochicchia da sette mesi sulla questione del mercato settimanale”.

La seduta fa registrare un fuori programma con l’intervento di Gioacchino Pellitteri che prende la parola per mozione d’ordine. Vuole richiamarsi a quanto è stato scritto sui giornali del giorno precedente, riguardo allo scontro tra Cirignotta e il direttore generale del comune Renato Mauro. A suo giudizio in tutta questa vicenda va salvaguardato e proclamato il diritto del consigliere comunale a dire la sua, ossia ad esprimersi liberamente senza tema di essere ricattato o intimidito. “In consiglio comunale – esordisce Pellitteri – un consigliere comunale esprime la propria contrarietà alle varianti e vota di conseguenza. Durante il suo intervento fa cenno al fatto che la propria famiglia ha un’azienda e che non ha chiesto nessuna variante.

Leggo sui giornali che questa famiglia riceve da parte di un alto funzionario del comune una lettera in cui si fa capire che se non è in regola si procederà al sequestro del manufatto. Non vorrei sbagliarmi, a me questa lettera è apparsa come una sorta di ritorsione. Tu hai parlato contro la variante ed ora io ti controllo. Se le cose stanno così, ciò significa che ogni consigliere comunale deve temere di esprimere liberamente il suo pensiero? E l’indomani si ritrova le guardie o la polizia o un funzionario dietro la porta a rovistare i suoi cassetti? La pubblica amministrazione si sente talmente forte da impedire a un consigliere comunale di pensarla come vuole! Siccome io appartengo a quella scuola di pensiero cattolico-liberale per la quale la libertà di pensiero è sacra.

Io non ho votato come ilo consigliere Cirignotta l’altra sera, ma farò sempre in modo che quel consigliere possa pensarla diversamente da me e se la pensa come me è meglio. Io sarò sempre il suo garante se la penserà diversamente. Se l’amministrazione comunale è complice del funzionario, deve rispondere anch’essa perché il funzionario non ha risposto da libero cittadino ma nella veste. Allora mi chiedo: si può utilizzare l’amministrazione contro un consigliere? Io pongo un rapporto tra istituzioni e non un problema tra maggioranza e minoranza”.

Sulla sua stessa onda anche il consigliere Di Dio che si appella a tuti i colleghi per il rispetto dei ruoli e per i quali occorre essere uniti. L’agire del direttore generale – per – l’ex presidente del consiglio non può essere disgiunto da quello dell’amministrazione, in quanto ne è il suo braccio destro operativo.

Nella seduta di question time di martedì erano due soli i punti all’ordine del giorno. La mozione di Collorà riguardante i posti riservati all’Eni nelle rappresentazioni agli scavi di Caposoprano e una seconda di Nuccio Cafà riguardante le assenze in consiglio comunale dell’assessore Giuseppe D’Aleo. Più di una voce ha mugugnato sulla convocazione della seduta che poteva essere risparmiata, considerati gli argomenti non essenziali per la città vista la crisi in atto. Più di uno si è chiesto: a chi interessa se il tal dirigente dell’Eni segga in prima fila anzi agli ultimi posti?

La risposta è ovvia. La seconda interrogazione sembrerebbe più giustificata politicamente. E’ legittimo che un consigliere Pd (Nuccio Cafà) si chieda come mai da molto tempo un assessore Mpa non apponga le sue firme sulle delibere esitate? Sicuramente lo è, ma non lo si sarebbe potuto fare chiedendoglielo personalmente o rivolgendosi al sindaco senza dovere convocare un consiglio con due soli argomenti e che comporta costi che attualmente la città non può sopportare. Il regolamento è regolamento e va applicato. Infatti il consiglio va convocato anche con un solo ordine del giorno. Ma già qualche mese addietro si ebbe il buon senso di far saltare una seduta di question time che prevedeva una sola interrogazione. Il presidente Fava e il consigliere Collorà giudiziosamente concordarono il rinvio. Perché non si è fatta la stessa cosa martedì scorso?


Autore : Nello Lombardo

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