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Corriere di Gela | Acqua pubblica Anche la politica si schiera
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notizia del 05/06/2009 messa in rete alle 23:04:05

Acqua pubblica Anche la politica si schiera

Qualche anno addietro, ai primordi delle collaborazioni fornite dai componenti di organizzazioni mafiose, un affiliato alla camorra dichiarò, candidamente, ai magistrati che lo interrogavano, riferendosi al saldo controllo assunto dal sodalizio criminale sulla gestione del ciclo dei rifiuti, che “la monnezza era oro”.
Una simile definizione potrebbe, allo stato attuale, adoperarsi con riferimento all'acqua, sottoposta ad un progressivo processo di privatizzazione: i cui risultati sono ben evidenti a Gela e nell'intero territorio ricadente nel contesto dell'Ato Cl6.
Le tariffe aumentano considerevolmente, la distribuzione è assolutamente deficitaria, la qualità organolettica rasenta livelli da emergenza sanitaria.
Come risolvere queste ed altre questioni, divenute oramai endemiche?
Caltaqua, società controllata dalla spagnola Aqualia, a sua volta filiale del gruppo Fcc, ha ottenuto, su disposizione dell'Ato Cl6, la gestione trentennale del servizio idrico integrato, seguendo il disposto della legge n. 36 del 1994, comunemente conosciuta come Galli, dal nome del suo relatore, la quale introduce la possibilità di assegnazione a società per azioni dell'intera gestione del servizio idrico integrato (distribuzione, fognatura, depurazione).
Consci di un tale stato di fatto, ma anche dell'avvio di un incisivo ciclo di lotte sociali, attivatesi sull'intero territorio regionale e nazionale, alcuni esponenti politici locali hanno organizzato iniziative atte al definitivo superamento del regime di privatizzazione.
Il primo tentativo di innalzare al pubblico interesse la vicenda è stato compiuto da Italia dei Valori, il cui coordinatore provinciale, Orazio Rinelli, sfruttando taluni recenti esempi (ad esempio quello di Bivona in provincia di Agrigento), ha voluto perseguire l'obiettivo del referendum popolare: via d'accesso privilegiata al processo decisionale da parte dei cittadini.
La raccolta firme, da poco conclusasi, ha fatto registrare, secondo fonti interne al partito, un buon successo, dimostrato da 1.225 sottoscrizioni, utili allo scopo di richiedere al primo cittadino l'istituzione di una commissione di garanti, alla quale spetta l'ultimo giudizio sull'ammissibilità del quesito referendario.
Il secondo soggetto politico entrato di prepotenza nell'instauranda vertenza è, invece, Democrazia e Socialismo, pronto a richiedere, a tutte le entità istituzionali competenti, la rescissione del contratto stipulato dall'Ato Cl6 con Caltaqua, sotto due diverse forme: la prima, quella della risoluzione per inadempimento, regolata dall'articolo 1453 del codice civile, determinata dalle ripetute e costanti inefficienze prodotte dalla gestione dell'operatore privato (scarsa qualità della sostanza distribuita, inadeguata fornitura periodica); la seconda concerne, invece, la fattispecie della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta, disciplinata dall'articolo 1467 del codice di rito, giustificabile in conseguenza dell'evidente discrepanza esistente tra qualità del servizio fornito e livello raggiunto dalle relative tariffe.
L'alternativa prospetta dalle due soggettività politiche è totalmente confliggente con quella attuale, si tratterebbe, infatti, di avviare una gestione pubblica del servizio idrico integrato, affidandola ad un'azienda municipalizzata, controllata, dunque, da un'entità pubblica e non più privata.
Gli ostacoli più ardui da oltrepassare sono perlomeno due: il contratto di durata trentennale stipulato con Caltaqua e l'esigenza di raffrontarsi con un'entità collegiale quale quella costituita dall'Ato CL6, ricomprendente i rappresentati di tutti i comuni ricadenti sotto la sua gestione e guidato dal presidente della Provincia, Giuseppe Federico.
L'elemento giuridico cui riferirsi per portare avanti una così complessa vertenza è, in ogni caso, fornito proprio dalla legge Galli, che pone la soluzione dell'affidamento a società per azioni private solo come alternativa, e non come obbligo cogente.
La cittadinanza gelese, affiancandosi a quella di molti altri comuni siciliani e non, appare schierata su di un unico fronte, quello della gestione pubblica, unica alternativa ad un regime gestionale teso al conseguimento del maggior profitto, senza confrontarsi seriamente con le richieste ed i bisogni espressi dai singoli fruitori di un servizio non consono alle tariffe versate.
I recenti accordi raggiunti fra gestore privato ed Ato Cl6, inerenti l'aumento della tariffa applicabile, inoltre, hanno favorito un ulteriore irrigidimento fra i comuni cittadini: come spiegare ad essi un innalzamento pari al 6,7% (derivante dalla somma di un coefficiente k, pari a 5, e del tasso di inflazione, fissato all'1,7%, maggiore di quello da ultimo calcolato dall'Istat, 0,9%), da mantenersi come base di partenza anche per la definizione dei costi per le successive annualità?


Autore : Rosario Cauchi

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