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Corriere di Gela | Luci e ombre sull’intesa Eni-Regione
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notizia del 12/02/2011 messa in rete alle 22:54:37
Luci e ombre sull’intesa Eni-Regione

Ci sono anche voci fuori dal coro a commento dell’accordo siglato la settimana scorsa tra il governatore Raffaele Lombardo in rappresentanza della Regione Sicilia, l'amministratore delegato Lorenzo Fiorillo per Enimed ed il presidente Claudio Zacchigna per la Raffineria di Gela. Sul tavolo 800 milioni di euro di investimenti per il prossimo quadriennio, di cui 140 milioni destinati alla diga foranea di Gela danneggiata da una mareggiata diversi anni or sono, ai fini di una ripresa a pieno regime delle attività del porto isola, a cui ne vanno aggiunti 50 milioni per alcuni interventi di bonifica del sito ed in particolare per la definitiva messa in sicurezza dei serbatoi e per la copertura del “Parco Coke”.

Rinnovando per altri 20 anni le concessioni al colosso industriale, il presidente Lombardo ha inteso così incentivare l'attività estrattiva e produttiva del «cane a sei zampe» in Sicilia, assicurando al contempo uno snellimento degli iter burocratico-amministrativi, per una una specie di “corsia preferenziale”. In cambio, Lombardo ha stimato un ritorno fiscale per l'intero ventennio preso in considerazione attorno al miliardo di euro, cioè 50 milioni l'anno, per la Regione Sicilia. Inverosimile che Lombardo alluda al solo incremento delle royalties attuali il cui gettito si attesta attorno a cifre nettamente inferiori.

In effetti, il gruppo Eni s'è impegnato a trasferire la sede fiscale di alcune piattaforme marine in Sicilia, permettendo alla Regione l'introito del gettito stimato in circa 1 miliardo nel ventennio di riferimento. Altresì, a margine della trattativa, l'Enimed si è detta disponibile a partecipare fattivamente nella progettazione dell'autostrada Catania-Gela: in che termini, se ne riparlerà più compiutamente in separata sede.

Numerose le attestazioni di apprezamento in ordine all'accordo di programma, stilate da svariati esponenti del mondo politico, sindacale e della grande impresa, a partire dai vertici regionali fino a quelli locali: coincidenza alquanto paradossale vuole, però, che siano stati tutti esclusi dal tavolo della trattativa. Nessuno di essi è stato invitato: nemmeno gli enti locali, per non parlare delle rappresentanze sindacali, a prescindere se regionali o locali. Non ha partecipato il presidente della Provincia di Caltanissetta, il gelese on. Federico (MpA) pronto, cionondimeno, ad esultare alla notizia dell’accordo, salutandolo come un evento epocale. Non è stato invitato il sindaco di Gela, espressione del Pd, Angelo Fasulo limitatosi, al pari di tanti altri, a puntare sulla circostanza che vede con le somme impiegate per la diga foranea e per gli interventi di bonifica, un rilancio ed una boccata d'ossigeno per l'indotto ed in particolare per il comparto edile, in grande sofferenza. Discorso, quest'ultimo, su cui non potevano per ovvie ragioni non trovarsi d'accordo i vari Gallo, Piva e Ruggeri, segretari di Femca Cisl, Filctem Cgil e Uilcem Uil. Ne abbiamo raccolto, comunque, le impressioni che potrete leggere in apposito spazio sul giornale.

Non sono mancate, purtuttavia, le poche ma anch'esse immancabili voci fuori dal coro. Il primo in ordine di tempo a commentare l’intesa Regione-Eni è stato il deputato gelese del Pd all'Ars, Miguel Donegani. Tre gli aspetti della sua critica. Il primo verte proprio sui finanziamenti già approvati dal dicastero nazionale del territorio ed ambiente l'anno scorso e per i quali si può asserire che alla fin fine non ci sia giusto “nulla di nuovo sotto il sole”. Il secondo insinua più di un dubbio sull'impiego delle restanti somme, giacché non viene specificato come esse, che dovrebbero ammontare ad oltre 600 milioni di euro, verranno investite. Il terzo apre seri interrogativi sulla conciliabilità tra il protocollo siglato, con tanto di 800 milioni di investimenti, 1 miliardo di ritorno fiscale per le casse regionali (e per quelle comunali?) annunciati da un lato e, dall'altro, il piano di sostenibilità presentato dalla Raffineria con “paventati allegati” almeno mille esuberi tra diretto (circa 400) ed indotto (almeno 600). Subito dopo, sul primo punto a confermare le perplessità del parlamentare regionale di origini gelesi è intervenuto giust'appunto il Ministero dell'Ambiente retto dalla siracusana pidiellina Stefania Prestigiacomo, mentre sul secondo aspetto ad insistere è stato il capogruppo comunale dei «berluscones» gelesi Gaetano Trainito. Bocce cucite sulla terza – a questo punto piuttosto controversa - questione, in merito alla quale con tutta evidenza c’è molto timore, per non dire terrore, ad avventurarsi in un qualsivoglia commento.

In merito all'intesa raggiunta, sul suo blog Raffaele Lombardo ha scritto che “l'ambiente, la sicurezza e la salute sono al centro di questo protocollo. La Regione non ha mollato su niente; lo dimostrano gli 800 milioni di investimento e il miliardo di gettito fiscale che sarà incassato in 20 anni. La trattativa è stata durissima. Abbiamo tutto l'interesse che i pozzi ripartano – ha scritto ancora Lombardo -. Inoltre l'Eni si è impegnata a discutere del progetto della Catania-Gela e farà il porto della città nissena. Nessuna polemica con i grandi gruppi, ma non si può venire qua a fare quel che si vuole e portarsi via gli utili. Non so se Ikea, ad esempio, ha fatto una sede legale e fiscale in Sicilia in modo da pagare le tasse qui da noi. Il principio deve valere per tutti”.

Ora, volendo leggere tra le righe, saremmo fortemente tentati da alcuni toni quasi propagandistici, a sospettare fortemente che siamo già entrati in campagna elettorale ovvero che, quantomeno, non se ne esclude del tutto l'eventualità anche prossima. Magari, anzi probabilmente, ci sbagliamo. Ma va precisato che se dobbiamo leggere il termine protocollo d’intesa in senso letterale, dobbiamo considerare che trattandosi di un’intesa, preliminare ad un vero e proprio accordo, in quanto tale dovrà passare sia al vaglio dell’Ars che del consiglio di amministrazione Eni. In ogni caso, affermare che chiudere con Enimed e Raffineria sia stato frutto di una trattativa durissima suona molto più che una semplice forzatura. Sfugge davvero lo sforzo compiuto dal Governatore siciliano nel costringere la Raffineria di Gela a quanto era già in suo dovere in tema di bonifiche a seguito di sentenze delle magistratura, nonché più in generale a quanto era già in suo potere in virtù delle autorizzazioni ministeriali ottenute lo scorso anno. Inoltre, la Raffineria di Gela aveva già programmato i 140 milioni di euro per la diga foranea di proprietà regionale. Per dirla tutta, la Raffineria ha ottenuto quel che voleva, vale a dire rimettere in auge un porto isola da cui non poteva più prescindere, ottenendo perciò una nuova concessione di altri 20 anni a partire dalla scadenza della precedente concessione. Tra le controparti, in definitiva, chi ha mollato è stata proprio la Regione. In una specie di baratto “bluff”, la Raffineria ha giustificato la sua presenza nella trattativa con i quasi 200 milioni da investire per interventi mirati, previsti e già autorizzati, di cui sopra. Viene da chiedersi allora cosa ci facesse l'Enimed sul tavolo, a giustificare i restanti 600 milioni di investimenti. O forse di queste somme ci sarà qualcosina per l'ammodernamento di una centrale termoelettrica che è d'importanza vitale per lo stabilimento di Gela? Al momento, non è dato sapere. Non è affatto escluso, peraltro, che a Palermo la posta in gioco vertesse anche sui permessi di ricerca a Friddani, Passo di Piazza e, soprattutto, Tresauro, sul quale Lombardo ha invocato la soprintendenza a revocare il blocco autorizzativo. Una nuova “presa di coscienza” del Governatore Lombardo che fino a pochi mesi fa urlava a gran voce “stop alle trivellazioni”.

Va anche ricordato sullo sfondo di questa vicenda, il credito che l'Eni vanta nei confronti della Regione in tema di gestione dei dissalatori. Che il costo di tale gestione sia salato, lo conferma lo stop del V Modulo, che tanto preoccupa oggi almeno una ventina di lavoratori ed i sindacati. La forte impressione, quindi, è che una volta archiviato un baratto solo simulato con la Raffineria di Gela per interventi già programmati ed autorizzati e che ha visto la Regione Sicilia mollare la presa di brutto, “pagando” l'intera quota “proprietaria” dei costi di rifacimento della diga foranea attraverso il rinnovo della concessione (quanto chiedeva la Raffineria e con essa a ruota i sindacati che salvaguardano forza lavoro), per il resto la partita in gioco l'hanno giocata la Regione e l'Enimed. L'accordo è chiaro, netto, limpido, cristallino: la Regione s'impegna ad una corsia burocratica preferenziale e l'Enimed penserà a fare il suo mestiere. Più l'Enimed lavorerà e produrrà, più ritorno fiscale introiterà la Regione. E' lo stesso Lombardo a svelarlo candidamente nel suo blog quando ammette l'interesse “a che i pozzi ripartano”, stimando come detto un ritorno fiscale ventennale miliardario. Il messaggio, insomma, è “più petrolio (cioè più profitto per l'Eni) e più gettito fiscale (e cioè più profitto) per la Sicilia”. Può piacere o meno, ma soprattutto a ben guardare pare postulare altro. Infatti, se nel suo blog Lombardo chiude il suo pensiero annunciando che “il principio deve valere per tutti” i grandi gruppi, chiedendosi se l'Ikea ha sede legale e fiscale in Sicilia, qualora fosse così o dovesse decidere di farlo, c'è solo da dedurre che la multinazionale svedese potrà aprire centri commerciali ovunque nell'isola perché ciò significherebbe assicurare un maggior ritorno fiscale in termini di gettito alla Regione. O no?

Rimane assolutamente non chiara, manco accennata a dire il vero, la problematica degli esuberi già prospettati allo stabilimento di Gela. Il richiamo unanime dei tre interlocutori seduti sul tavolo della trattativa a Palermo, rivolto al “senso di responsabilità” delle rappresentanze sindacali, affinché il sito industriale gelese torni ad essere “competitivo”, farebbe pensare a tagli che nel medio termine ci saranno in ogni caso. Sul piano eco-ambientale, poi, a gelare un po' tutti ci ha pensato l'onorevole Prestigiacomo che, dopo aver giudicato insufficienti da questo punto di vista i termini del protocollo siglato con Lombardo, ha subito convocato a Roma, presso il Ministero al Territorio ed Ambiente di cui è titolare, un vertice chiarificatore con i rappresentanti del gigante petrolifero italiano.

HANNO DETTO

Angelo FASULO (Sindaco di Gela)

“Saluto la firma di questa intesa positivamente giacché lo sblocco di importanti opere come la Diga foranea consente nell’immediato una ripresa del settore edile, mentre l’ammodernamento di alcuni impianti tecnologici, la copertura del parco carbone, gli standard di sicurezza da garantire ed anche la condivisione della gestione del dissalatore, si inquadrano in un percorso che abbiamo avviato in questi mesi in un clima di collaborazione. È fondamentale, però, che la ritrovata competitività della Raffineria coniughi le esigenze occupazionali con quelle ambientali del territorio. Se questo protocollo inquadrava una trattativa tra due parti, Regione ed Eni, possiamo sforzarci e comprendere perché non si sia ritenuto indispensabile convocare le eventuali altre parti in causa, ma se ulteriori trattative venissero condotte senza coinvolgere direttamente il territorio, verrebbe trasmesso un segnale fortemente negativo e, qualora si verificasse tale ipotesi, l’Amministrazione userà sicuramente ogni mezzo per far sentire la propria voce e rivendicare il proprio ruolo”.

Silvio RUGGERI (Segretario Territoriale Uilcem Uil)

“Il protocollo racchiude cose che in quanto sindacati già conoscevamo. A Palermo, la Raffineria ha illustrato un piano industriale di cui siamo già a conoscenza e che non lo apprendiamo ovviamente dal protocollo siglato nel capoluogo regionale. Non possiamo che ritenerci mediamente soddisfatti. Lo saremo in pieno solo se e quando gli investimenti saranno esecutivi. Diciamo che è stato fatto un passo in più verso la risoluzione di problemi che si protraggono da troppo tempo come nel caso della diga foranea la cui riparazione è d’importanza vitale per la movimentazione logistica futura nella misura almeno del 90%. Il che è una condizione essenziale per la messa in opera di altri investimenti. Vogliamo pensare che la nostra assenza sul tavolo della trattativa sia dettata esclusivamente dalla circostanza che ci vedeva conoscere già il contenuto del piano industriale della Raffineria di Gela”.

Emanuele GALLO (Segretario territoriale Femca Cisl)

Non disperiamo per il fatto di non essere stati convocati a Palermo perché come si evince palesemente dal protocollo, tutta l’intesa è legata, per non dire subordinata, agli accordi che si dovranno stipulare con le sigle sindacali in sede locale. Peraltro si tratta di temi e questioni di cui siamo già a conoscenza, anche nei dettagli e su cui lavoriamo da tempo. Se la notizia relativa alla diga foranea è da accogliere positivamente, dobbiamo ricordare quanto essa sia arrivata piuttosto in ritardo e vale a dire dopo almeno sei anni dalla famosa mareggiata. Non va assolutamente dimenticato che parte delle perdite di questi anni sono da addebitare alle controstallie, cioè alle maggiori spese derivanti dalle proroghe concesse alle navi rispetto ai tempi di sosta prestabiliti, con le petroliere di piccole dimensioni impossibilitate all’attracco e costrette al largo”.

Alessandro PIVA (segretario Filtcem Cgil)

Il nostro è un giudizio positivo perchè finalmente si sblocca l’iter per la diga foranea, indispensabile per il rilancio della raffineria. Prendiamo anche atto che la la Regione finalmente dimostra attenzione per il nostro territorio. Si rende conto, cioè che bisogna avere un piano energetico moderno e concordato con le parti sociali. Poi c’è la partita sull’ accordo tra sindacato ed Eni, in cui noi chiediamo che l’Azienda svolga un ruolo sociale nel territorio, dopo tanto anni di presenza in cui ha avuto enormi guadagni.


Autore : Filippo Guzzardi

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