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Corriere di Gela | C’è nostalgia della vecchia politica
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notizia del 03/04/2005 messa in rete alle 22:52:18

C’è nostalgia della vecchia politica

A vederlo sembra un vecchierello canuto e stanco, curvo com’è e con pochi capelli bianchi. Ma lo spirito battagliero è rimasto immutato ed il suo eloquio semplice, ma incisivo, riporta alla memoria le tante battaglie politiche sostenute negli anni Sessanta e Settanta, prima come consigliere comunale e sindaco di Gela, poi come Senatore della Repubblica, nelle file della Democrazia Cristiana. Ad 85 anni suonati conserva una vis polemica da fare invidia ai più giovani e rampanti uomini politici dei nostri giorni. Mi riferisco a Giovanni Cassarino (nella foto), che, nei giorni scorsi, ho prima sentito telefonicamente e poi incontrato personalmente, in occasione della mia ultima visita in città, dovuta ad un grave lutto che ha colpito la mia famiglia, per l’improvviso decesso di mio cugino, Ugo Giuffrida, che, all’età di 62 anni, ha raggiunto le immense praterie del Paradiso, per ricongiungersi con i suoi genitori, i suoi nonni, i suoi parenti e con i tanti amici che, prima di lui, avevano iniziato il viaggio senza ritorno verso la vita eterna.
Proprio con il Sen. Cassarino ho fatto una lunga chiacchierata, nel corso della quale abbiamo parlato, ovviamente, di politica e dell’attuale situazione a livello nazionale, regionale e locale. Ne è venuta fuori una intervista al fulmicotone, nel corso della quale lo “zio Giovanni”, come amano, ancora oggi, chiamarlo i più giovani, non ha risparmiato critiche nei confronti degli attuali governanti ed amministratori della Cosa Pubblica.
“Sono stordito e disorientato da ciò che avviene tutti i giorni – ha esordito –. Sono profondamente deluso perché non ci sono più uomini politici all’altezza della situazione. C’è solo arrivismo! A livello nazionale ed, a cascata, a livello regionale, provinciale e comunale. La pubblica amministrazione costa parecchio, sia per gli stipendi che vengono erogati a quanti esercitano una qualsiasi funzione pubblica, sia per gli sperperi di denaro, senza una reale utilità pubblica”.
– Ai suoi tempi, com’era la situazione?
“Ai miei tempi, per intenderci quando ero sindaco di Gela, non c’erano stipendi o indennità varie. Si svolgeva la funzione per spirito di servizio verso la comunità amministrata. E poiché in generale i comuni (era l’anno 1963 – ndr) non disponevano delle attuali risorse finanziarie, talvolta toccava al sindaco cacciare i soldi di tasca propria, anche per comperare le penne, le matite o altro materiale di cancelleria per far funzionare in qualche modo gli uffici comunali. Insomma, i vecchi abbiamo fatto la nuova Italia, con tanti sacrifici personali. Senza mezzi finanziari, strumentali ed operativi abbiamo gestito la cosa pubblica, assicurando i servizi necessari ai cittadini”.
– Com’erano i rapporti tra i partiti politici?
“Sicuramente c’era una fortissima contrapposizione, ma era essenzialmente ideologica. Non si trascendeva in accuse personali; il dibattito, per quanto aspro, si svolgeva con grande civiltà e nel rispetto dei ruoli: la maggioranza governava, la minoranza controllava. Oggi regna la confusione e non si capisce da che parte stiamo andando”.
– Se Le chiedessero di tornare alla vita politica attiva, cosa risponderebbe?
“Ad 85 anni non posso coltivare illusioni, ma mi rendo conto che per i giovani i tempi sono tristi, molto tristi e le speranze di un futuro migliore sono quasi inesistenti. La cosa che suscita in me una certa amarezza è l’assoluta mancanza di senso dello Stato. Si parla troppo e si opera poco ed i problemi ri-mangono irrisolti, così anche le speranze delle giovani generazioni sono ridotte al lumicino”.
– Ma i sindaci si danno un gran da fare per ottenere finanziamenti da utilizzare per la realizzazione di opere pubbliche indispensabili…
“Non è sempre così, perché molti sindaci pensano ad avere tanti soldi, ma da spendere anche per cose inutili. La riforma amministrativa ha conferito troppi poteri ai sindaci, i quali hanno finito con l’esautorare i consigli comunali, che oggi svolgono solo una mera funzione notarile e non sono in condizione di incidere sulle scelte amministrative o di dettare gli indirizzi, per una sana, efficiente ed efficace azione a favore della comunità locale”.
– Eppure sono sempre tanti coloro che aspirano alla carica di consigliere o di assessore comunale...
“ E’ vero, ma sono tanti quelli che pensano più alle questioni materiali e meno alle questioni ideali. C’è la corsa per assicurarsi lo stipendio di assessore o il gettone di presenza come consigliere comunale. In tempi di magra, tutto fa brodo”!
– E sui tanti scandali che vedono coinvolti, in varie parti d’Italia, amministratori comunali, quale è il suo pensiero?
“Che la classe politica ha subito la contaminazione degli uomini di malaffare, che, un tempo, si tenevano lontani dalle istituzioni. Sono rimasto al tempo in cui le mani degli amministratori locali e provinciali, dei deputati regionali e nazionali erano veramente pulite e non c’erano scandali, perché nessuno, da una parte o dall’altra, pensava a soddisfare interessi personali. Al centro dell’attenzione c’erano gli interessi della gente comune, di coloro che lavoravano in agricoltura, nell’edilizia, nel commercio, nel terziario e, successivamente, anche nell’industria. Coloro che hanno espletato funzioni pubbliche in quegli anni possono permettersi di passeggiare per le vie della città senza subire contestazioni da alcuno, perché hanno espletato le loro funzioni onestamente e per il bene dei cittadini. D’altra parte, è noto, che la dirittura morale di un uomo si spegne con la morte dell’uomo. Ma rimane il ricordo di ciò che di buono si è fatto nella vita di tutti i giorni”.

– Negli ultimi venti anni ci sono stati scandali a catena e molti amministratori sono finiti nelle patrie galere.
“In carcere ci sono finiti i corrotti, coloro che hanno abusato delle loro funzioni pubbliche per arricchirsi. Le regalie che un tempo erano una eccezione, con il passar degli anni sono diventate autentiche mazzette. La corruzione ha dilagato a tutti i livelli e coloro che erano particolarmente sensibili al richiamo del dio denaro ne hanno vergognosamente approfittato, tradendo la fiducia degli elettori, esponendosi così ai rigori della Giustizia e venendo, giustamente, additati al pubblico ludibrio!”.
– Allo stato attuale, secondo Lei, come vanno le cose?
“Per fortuna non si registrano più gli scandali degli anni passati, ma c’è molto pressappochismo, direi tanto dilettantismo e manca assolutamente il senso dello Stato. Senza dimenticare lo spettacolo indecoroso offerto, in molte circostanze, nei due rami del Parlamento, dove si arriva, talvolta, alle offese personali e, addirittura, allo scontro fisico fra opposte fazioni. Il messaggio che questi cosiddetti parlamentari danno alla comunità nazionale ed al mondo intero è quello che l’Italia, anziché allinearsi ai Paesi europei ed alle democrazie avanzate, tende a scivolare sempre più verso il basso, per stare al passo con i paesi sudamericani…”.
– Quale messaggio vuole dare, dalle colonne del nostro giornale, ai gelesi?
“Di aprire bene gli occhi, di valutare con la dovuta accortezza l’attuale situazione e soprattutto di non lasciarsi condizionare o incantare dai pifferai che, puntualmente, in ogni campagna elettorale, scendono in campo per carpirne la buona fede!”.
Più chiaro, schietto e diretto di così… aro


Autore : Elio Cultraro

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