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Corriere di Gela | Il teatro dimenticato
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notizia del 03/04/2005 messa in rete alle 22:43:36

Il teatro dimenticato

Si parla tanto di opere pubbliche prossime all’appalto (Piazza Roma, piscina comunale, Palazzetto dello sport, parcheggio Arena, porti; nessuno però spegne una parola per tutte quelle opere iniziate e rimaste bloccate, non si sa per quale arcano motivo.
Il Teatro comunale é l’esempio più emblematico, e non solo perché, come per tutte le città civili del mondo un teatro costituisce lo specchio, o se preferite, l’anima stessa della comunità, ma perché le sue vicissitudini rasentano il grottesco. La fretta avuta dalla precedente giunta Gallo nell’affidarne la gestione non ha avuto adeguato riscontro nell’opera di ristrutturazione dell’edificio, sui cui lavori pare abbia posto le sue attenzioni la magistratura gelese. E fa un certo effetto prendere atto che proprio il sindaco Crocetta, che della giunta Gallo fu l’anima culturale, abbia fatto trascorrere così tanto tempo senza muovere un dito per far riprendere i lavori e accelerarne i tempi di completamento. Si renderà conto, lui che é anche un uomo d’arte, di quanto importante sia l’opera per la città.


Il teatro comunale, dalle nuove generazioni noto come Cine Teatro Eschilo, già Teatro Garibaldi e ancor prima Teatro Maria Teresa, in onore a Maria Teresa d’Asburgo Lorena, regina delle Due Sicilie, fu costruito nel 1832 sullo stesso sito della chiesa di S. Giovanni di Dio. Sulla storia di questo teatro non si hanno notizie precise, è però ipotizzabile che intorno agli anni Venti, ad opera di una ditta appaltatrice di Catania, subì una prima ristrutturazione relativa alla trasformazione delle mura perimetrali (secondo ricerche storiche effettuate dal prof. Mulè) e del prospetto principale. Nel 1924 intanto, nel teatro, fu installato un proiettore che ne consentì un’utilizzazione cinematografica.
In data 24 settembre 1931 fu redatto il progetto dell’ing. Fortunato Di Bartolo Stimolo e il teatro subì una seconda ristrutturazione che comportò la realizzazione di 54 soppalchi ed un’ampia platea con strutture interne in cemento armato: ritocco che annulla l’effetto del-la cassa armonica del palco e causa l’appiattimento dei timbri vocali. Probabilmente, in seguito a tale ristrutturazione gli fu coniata la nuova denominazione Cine-Teatro Eschilo.

Lo stabile ha tenuto in vita la compagnia teatrale locale dei “Roccaverdina” diretta dal Prof. Biagio Pardo ed ha ospitato una notevole varietà di rappresentazioni con numerosi orchestrali di fama, cantanti lirici e di musica leggera, artisti di danza classica, spettacoli di varietà, operette, feste goliardiche, concerti, convegni letterari e politici, opere liriche di grosso spessore artistico e scenografico: si ricorda che, in una rappresentazione dell’Aida, sul palcoscenico furono fatti salire alcuni elefanti. La struttura è stata poco curata dalle amministrazioni comunali nel corso della sua storia, la gestione é stata quasi sempre affidata a terzi, fra gli ultimi Mazzarino e Campisi che gli afflissero un progressivo degrado, anche di tipo strutturale, che lo confinò al rango di cinema di basso livello dove si davano film a “luci rosse” e spettacoli di spogliarello.
Il 1975 è l’anno dell’ultima stagione con gli spettacoli: “Pensaci Giacomino” di Pirandello, “Scuru” di Nino Martoglio e “Gatta ci cova” di Giusti Russo, messe in scena dai “Roccaverdina”. Nel 1985, su mandato del Comune, fu realizzato dagli architetti Guido Internullo e Filippo Maganuco un progetto di ristrutturazione del teatro che finalmente all’inizio del 2001 è stato possibile metterlo in opera. Recentemente all’interno dei locali del teatro sono venuti alla luce delle strutture medievali ed, in particolare, una cisterna da cui sono stati tratti numerosi ed interessanti reperti ceramici del XIV secolo.

Molte battaglie sono state affrontate in merito alla riapertura del teatro comunale dall’associazione TAM TAM. Battaglie serene effettuate da una settantina di giovani cantanti, attori e ballerini a colpi di acuti, tornadi di festa, esplosioni artistiche e cabarettistiche, alla sala Multiusi di Macchitella, in una serata d’ottobre del ’93. Il movimento nasce dall’esigenza di spazi artistici e, del resto una città che non gode del teatro non è civile.
E’ importante avere uno spazio dedicato alla musica, alla parola atto ad amplificare le necessità di espressione degli artisti locali e non, che hanno cose urgenti ed importanti da dire per migliorare l’animo umano e progredire la comune convivenza. Manifestazioni di questo genere sono una rarità facilmente dimenticabile dai cittadini: assenza di interesse artistico e svogliatezza giovanile li rendono quasi impossibili. Ammesso che ciò avvenga, tali moti sono spesso pretesti validi per patrocinazioni comunali che annullerebbero il senso della protesta stessa.



Autore : Francesco Lambri Jr.

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