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Corriere di Gela | Il tribunale non chiuderà, allarmismi ingiustificati
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notizia del 22/02/2009 messa in rete alle 22:42:01

Il tribunale non chiuderà, allarmismi ingiustificati

"Costituzione e dignità. Una riflessione fra passato e futuro" è il titolo di un interessante convegno e dibattito tenutosi a Villa Peretti sabato 14 febbraio, con la partecipazione del presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, il cui mandato andava a scadere giusto due giorni dopo, del Prefetto Vincenzo Petrucci, del presidente della Corte d'Appello Francesco Ingargiola, del Procuratore capo di Gela Lucia Lotti, del Gip Lirio Conti e del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Gela Antonio Gagliano. In sala, magistrati, avvocati, altri professionisti a vario titolo, cittadini e delegazioni studentesche provenienti anche dal capoluogo. E proprio gli studenti sono stati i primi ad animare il dibattito con una serie di domande poste all'interlocutore di prestigio seduto al centro del tavolo. Curata nei minimi dettagli (comprese le evidenti misure di sicurezza) l'organizzazione da parte del Tribunale e della Procura di Gela, con la Lotti a far, con estrema eleganza, da moderatrice. Ne è venuto fuori un interessante appening giudiziario, da cui si è potuto rilevare chiaramente che il Tribunale di Gela non chiuderà, non è stato mai messo in discussione, e che semmai il problema, non esclusivo per Gela, è quello dell’insufficienza di organico, al quale si cerca di sopperire con l’impegno massimo dei magistrati e del personale giudiziario che vi opera. La dignità è certamente un concetto che allude ai diritti delle persone. Essi trovano naturale cittadinanza nella Giustizia sulla cui condizione, a livello centrale così come a livello decentrato, si è soffermato il prefetto Petrucci che "nel plaudire l'iniziativa", ha inevitabilmente rivolto l'attenzione "sulle carenze organiche".

Tema sul quale ha insistito lo stesso Procuratore Ingargiola che ha puntato l’indice puntato sulla recente legislazione generatrice di "un problema di insediamento dei magistrati in tirocinio" a cui sarebbe possibile ovviare magari "facendoli assistere da quelli più anziani", ovvero attraverso il ricorso a benefits e "incentivi a quei magistrati che decidessero di operare nelle sedi più disagiate". Prima che la parola passasse al Presidente della Consulta, l'Avv. Gagliano è intervenuto spostando l'ottica verso più la dimensione processuale vera e propria, relazionando con una certa dovizia sui limiti della "non difesa" che significa anche "non processo" e pertanto "non dignità" dei cittadini, a dispetto di un paese che si ritiene civile. E' quindi il turno del Presidente Flick, il cui esordio alla parola è a dir poco conciliante: "mi pregio di essere qui a concludere la mia esperienza istituzionale. Questo è l'ultimo atto da Presidente della Corte Costituzionale: da giovedì lascio la carica e torno un uomo libero". Poi confessa: "del resto, ve lo devo. Quando ero ministro nel Governo Prodi dovetti fermarmi poco prima di arrivare a Gela perchè intervenne la crisi ed oggi sono qui a pagare il mio debito".
La platea è ben disposta e Flick si rivelerà un autentico fiume in piena. Il Presidente dell'organo creato ad hoc per decidere sulle legittimità costituzionali delle leggi, nonchè sui conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, ci tiene innanzitutto a spiegare il perchè del titolo: "forse non sappiamo definire cosa è la dignità - tuona Flick - ma sappiamo cosa non è: discriminazione". Dalla Dichiarazione dei diritti universali alla Carta europea, passando in rassegna le diverse Costituzioni nazionali, nella stragande maggioranza di esse e compresa la nostra, c'è un richiamo costante al tema dell'inviolabilità e della dignità umana in ossequio all'esigenza di tutela e rispetto della persona. Il motivo è palese: le costituzioni nazionali vengono per lo più scritte all'indomani di due guerre mondiali e di una serie di esperienze totalitarie "con il coinvolgimento indiscriminato di civili, l'esperienza dello shoah, i campi di sterminio e le armi di distruzione di massa". Sotto questo profilo la dignità è un ponte con il passato che in alcune sue forme "non vogliamo dimenticare ma che vogliamo rinnegare". Insomma mai più orrori come quelli citati, sebbene recentemente in posti come il Kosovo, il Darfur, il Rhuanda, nonchè attualmente in altri come il Congo e Gaza, per quanto nuove si rivedono forme di annichilimento della dignità negli stessi termini del passato: "è importante guardare al passato. La memoria è essenziale per la dignità: conservare la memoria non significa alimentare odio, ma evitare il ripetersi di certi errori".

Ma rispetto alle inquietudini, alle angosce ed alle paure relative a cosa ci riserverà il domani, la dignità è anche un ponte per il futuro: "basti pensare ai nuovi scenari aperti dalla bioingegneria e dalla manipolazione genetica – prosegue Flick – che mettono in discussione la nostra idendità ed integrità umana. Basti pensare alla comunicazione esasperata nel mondo globalizzato, dove tutto è rete, tutto e grande fratello, con la massimizzazione della persona. Basti pensare alle Twin Towers ed al nuovo terrorismo globale, ben diverso da quello che abbiamo conosciuto in Italia, poiché pur rappresentando di per sè un'offesa alla dignità umana di chi colpisce, specie nel caso di gente innocente, comporta una risposta da chi riceve quelle offese volte a comprimere i diritti più elementari tanto dei presunti terroristi, vedi Guantanamo, quanto soprattutto degli incolpevoli cittadini costretti a subire restrizioni nella libertà di comunicazione, circolazione e privacy". La dignità, per quanto detto, unisce il passato con il futuro nel presente ed i suoi problemi: "il territorio è in declino economico-sociale senza una risposta in termini di crescita culturale - ed ecco Flick cogliere lo spunto per parlare di Gela – mentre il lavoro è un principio, fissato dagli artt. 1 e 4, a cui si ricollegano direttamente gli artt. 3 sulla pari dignità sociale, 36 sulla retribuzione per un'esistenza libera, 41 sull'iniziativa economica e indirettamente gli artt. 13, 24, 27 e 32 della Costituzione, più che mai attuale in una realtà in cui domina la disoccupazione, il precariato, il sommerso e si continua a morire sui luoghi occupazionali". Citando le parole del Procuratore di Caltanissetta seduto al suo fianco, il pensiero della Quarta carica dello Stato è cristallino: "in un ambiente fonte di pericolo e angoscia, in cui si è costretti a rivolgersi agli usurai per aprire e condurre imprese e dove si chiede persino l'acqua, occorre che ognuno faccia la sua parte affinché la legalità non sia un termine posticcio".

La nostra Costituzione è antifascista, ripudia la guerra ed afferma la pari dignità, l'uguaglianza e la laicità: "la diversità - conclude Flick - è ineluttabile, ma non può e non deve diventare discriminazione. La diversità non è diseguaglianza grazie alla solidarietà: non esistono diritti senza doveri. La nostra legge fondamentale, al riguardo, non fa sconti: valga per tutti l'esempio dell'art. 53 sui doveri fiscali verso cui la Costituzione esprime tolleranza zero". E prima di passare alle domande degli studenti, il Presidente della Corte Costituzionale chiude la folta relazione ponendosi esso stesso un interrogativo: "quando affrontiamo argomenti apparentemente distanti come il burka o la prostituzione, la domanda che ci si pone è chi debba essere chiamato a giudicare sulla dignità umana: il singolo o la collettività? Non sappiamo ancora la risposta, ma di sicuro il rapporto tra libertà e dignità va ricondotto ai diritti fondamentali: non c'è dignità senza uguaglianza, libertà e solidarietà". La chiusa offre lo spunto nel dibattito successivo per parlare di attualità e vale a dire del caso Englaro e del testamento biologico. Puntuale la domanda dello studente, altrettanto secca la risposta di Flick: "alimentazione forzata è trattamento terapeutico, mentre la volontà del tutore è decisiva solo se è presumibile quella di chi non può esprimerla perchè in coma o in stato vegetativo". Poi, spiazzando un po' tutti si concede una seconda confessione: "poco tempo fa ero al ristorante e mi si chiusero 3 by-pass. Nell'ambulanza la prima cosa che pensai è perchè ho continuato a fumare e la seconda è come potrei modificare un testamento biologico se ne avessi firmato uno visto che voglio aggrapparmi a tutto pur di vivere. In ogni caso – precisa Flick – i nuovi diritti della tecnologia devono essere affrontati dal legislatore attraverso norme atratte e generali e non da un giudice che valuta il caso concreto". Infine incalzato da un altro studente sull’attualità di un documento vecchio 60 anni, Flick replica (con indiscussa convinzione) che "prima di chiedersi quanto sia attuale la Costituzione dovremmo chiederci quanto sia stata attuata. Prima dovremmo leggerla e conoscerla. Ad esempio la Costituzione non parla di ambiente e sviluppo sostenibile, ma laddove essa tutela il paesaggio si può desumere che non lo faccia solo sotto un profilo estetico e c'è poi il già citato art. 41 che nel definire libera l'iniziativa economica, si preoccupa anche di arginarla quando entra in gioco il limite della pubblica utilità”. Nella sua parte programmatica e nei suoi precetti, la Costituzione non può che dare le direttrici: spetta poi alle leggi della politica rispettarle. Flick ammette che nella Parte II qualcosa nella Costituzione vada cambiato, a partire da ciò che un illuminato di queste parti, Don Luigi Sturzo, ebbe l’ardore di intuire tempo addietro: "tra tutte le cause della questione del nord e del sud Italia, pare dunque che le principali siano l'accentramento di Stato e l'uniformità tributaria e finanziaria. Il rimedio è un sobrio decentramento regionale amministrativo e finanziario ed una federalizzazione delle varie regioni che lasci intatta l'unità. La questione non è politica: ma amministrativa e finanziaria". Insomma, la difesa in concreto della dignità del cittadino sia come singolo che nelle formazioni sociali, passa attraverso una riflessione più attenta delle autonomie locali nel quadro di riferimento, ancora una volta, dettato dalla stessa Costituzione nei suoi artt. 5 (che riconosce ed incentiva le autonomie locali) ed i noti artt. 2 e 3 (sui principi di eguaglianza e solidarietà).


Autore : Filippo Guzzardi

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