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Corriere di Gela | Liceali a lezione di giustizia
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notizia del 10/04/2006 messa in rete alle 22:30:58

Liceali a lezione di giustizia

“Un giorno in Tribunale” potrebbe essere il titolo di questo nostro articolo. Dovevamo incontrarci col Presidente Raimondo Genco perché ci esponesse i problemi legati alla carenza di organico di magistrati ma anche di organico di personale amministrativo. Invece abbiamo fatto, come suol dirsi, il pieno in quanto abbiamo trovato un processo in corso, con giudice monocratico il dottor Mario Amato presidente della sezione penale, allo svolgimento del quale assistevano un folto gruppo di studenti (foto)del lieco classico Eschilo accompagnati dai rispettivi insegnanti Lina Orlando e Rinzivillo. A presentarli sia al presidente del tribunale dottor Genco che al dottor Amato è stata l’avvocato Giovanna Cassarà (fotoa destra) che ha fatto gli onori di casa. Una giornata intensa che ci ha coinvolti in prima persona e ci ha dato l’occasione non solo di sapere cosa succede a Gela sul fronte della giustizia, quali sono le carenze e le aspettative ed in ciò è stato utile l’incontro col dottor Genco che ci ha spiegato tutto, ma anche di conoscere cosa stessero facendo in un’aula di tribunale degli studenti seduti e partecipi con interesse seduti nell’area riservata al pubblico. Nelle interviste che seguono ci viene spiegata ogni cosa. Partiamo con quella che ci ha rilasciato il presidente del tribunale ed a seguire quella degli insegnanti, dell’avvocato Cassarà e una brevissima impressione di una studentessa, Anna Scudera.
– Presidente Genco la pianta organica prevede sulla carta dodici unità per quanto riguarda i giudici. E’ vero che di fatto ce n’è meno della metà? “Effettivamente attualmente abbiamo cinque posti vacanti per trasferimenti e per maternità di una collega”.
– E’ una mancanza significativa riteniamo. In cosa si traduce il danno per la giustizia?
“Di sicuro in un rallentamento dei tempi della risposta giudiziaria e in aggiunta ad un sovraccarico dei colleghi che in sette devono fare il lavoro previsto per dodici. Comunque i colleghi sono bravi e motivati e cercano di sopperire con le loro forze alle deficienze dell’organico”.
– Ci risulta che anche sul versante del servizio amministrativo c’è qualche lacuna.
“Lì abbiamo una sofferenza vistosa superiore al 25% dell’organico. I fatti della vita ci hanno privato di altri due validissimi cancellieri che sono entrambi in attesa di un bimbo con qualche notevole difficoltà. Il problema è serio per la mancanza di magistrati ma è ancor più serio per la vistosa mancanza del personale di supporto perché tutti comprendiamo che se la struttura amministrativa è insufficiente, il lavoro giudiziario subisce un notevole rallentamento”.
– Riguarda a materiale di cancelleria, materiale di consumo e strumenti informatici, come siete messi?
“Ci sono in parte perché le attrezzature ministeriali sono di recente fornitura e sufficienti. Per quanto riguarda il materiale di cancelleria non abbiamo i fondi ministeriali però possiamo contare sulla disponibilità dell’Amministrazione comunale che si fa carico della necessità contingente della cancelleria del tribunale”.
– Dopo la denuncia delle carenze da lei descritte, quali risposte ha ottenuto dagli organi competenti?
“Le nostre osservazioni sono tenute nel debito conto, però il risultato negli anni è stato che non abbiamo ottenuto alcuna copertura della scopertura dell’organico”.
– Una domanda dalla connotazione politica alla quale può esimersi di rispondere. C’è differenza tra le risposte che possono provenire da un governo di centro sinistra ed un governo di centro destra. Vogliamo dire: c’è più sensibilità da destra o da sinistra a venire incontro alle esigenze di una giustizia più efficiente e celere?
“Credo che si tratti di questioni neutre in cui la coloritura politica del governo risulti marginale. Sono difficoltà della struttura burocratica che la stessa struttura burocratica ministeriale giustifica con la mancanza di una sufficiente provvista economica. Se mancano i fondi posso capire che è difficile risolvere le difficoltà degli uffici periferici”.
– A Napoli, sentivo dire a Radioanch’io di Rai uno, succede la stessa cosa ma forse in forma più grave per la presenza di topi e fascicoli accatastati nei corridoi e mancanza di giudici. E’ un fatto nazionale quello di tenere la giustizia in sofferenza?
“Che i fascicoli possano trovarsi nei corridoi credo che sia una prassi diffusa anche se è negativa e la ritroviamo su tutto il territorio nazionale. Riguardo agli altri aspetti da lei ricordati a Gela non ci sono grazie alla vicinanza e alla disponibilità del sindaco e dell’Amministrazione comunale”.
– Quali le sue aspettative e quelle dei suoi colleghi?
“Il tribunale nella sua interezza vorrebbe che venisse messo nelle condizioni di continuare a svolgere il proprio dovere istituzionale come il tribunale ritiene di avere fatto in questi anni”.
– Professoressa Orlando il motivo di questa visita degli studenti del liceo classico in tribunale?
“Assieme alla professoressa Rinzivillo siamo referenti di un progetto su democrazia e sovranità. Quindi un percorso sulla legalità che ha interessato le classi terze del liceo classico. I ragazzi hanno partecipato all’incontro con un giudice civile, la dottoressa Bartolozzi prima al liceo e successivamente ad alcune udienze civili. Poi altro incontro al liceo classico con l’avvocato Giovanna Cassarà e quindi oggi il progetto si conclude al tribunale. Lei mi chiedeva il motivo. A parte la formazione del cittadino nella sua integralità e soprattutto nell’ambito della legalità, ma oltretutto non ha un profondo legame con i programmi che svolgiamo. In terza liceo i ragazzi traducono una orazione di un oratore greco e quindi vivono ciò che si dibatteva nel tribunale ateniese. Con la visita in tribunale si fanno sempre i confronti e le differenze tra la giustizia nell’Atene del quinto e quarto secolo e le strutture della giustizia di oggi. Un taglio prettamente didattico e formativo”.
– Oltre a queste motivazioni cene sono altre anch’esse più visibili?
“La scuola ha il dovere non solo di formare ma di trasferire delle conoscenze che devono essere tali che diano una formazione personale ed integrale. Devono formarsi delle coscienze critiche”.
– Come hanno accettato gli studenti questa iniziativa dal momento che esula dai programmi ministeriali?
“Ho potuto notare molto interesse e in particolare oggi. Nonostante dovremmo andare via per problemi di tempo, mi accorgo che molti ragazzi vorrebbero restare ancora qui ad assistere al processo. C’è stata un’attenzione ed una partecipazione eccezionale. Credo proprio che abbiamo fatto centro”.
– La vostra visita in Tribunale è stata resa possibile grazie alla collaborazione dell’avvocato Cassarà ed alla disponibilità dei giudici.
“Da parte delle istituzioni ramo civile e ramo penale abbiamo trovato una grande disponibilità da parte del presidente e un plauso va a loro. Infine voglio dire che i nostri alunni non studiano diritto. Ma voglio aggiungere che una volta che scelgono di iscriversi in questa disciplina conoscendo il latino ed il greco hanno buoni strumenti per diventare dei buoni avvocati”.
– Avvocato Cassarà, lei è rimasta particolarmente legata al mondo della scuola. Tant’è vero che ha tenuto alcune lezioni in classe sul diritto penale e processuale. Di cosa ha parlato agli studenti?
“Abbiamo dato dei rudimenti ai ragazzi. Come lei sa al liceo non studiano diritto. Abbiamo cercato di illustrare loro quelli che sono i contenuti essenziali del diritto penale sostanziale, facendo particolare riferimento a qualcosa che riguarda la procedura penale. Possiamo dire che oggi i ragazzi hanno potuto passare dalla teoria alla pratica. Abbiamo spiegato il ruolo del pubblico ministero, il protagonista dell’azione del processo penale che non è il cittadino come nel processo civile, ma un organo dello Stato. Abbiamo parlato anche del ruolo dell’avvocato e dell’imputato che è contrapposto al ruolo del pubblico ministero perché quest’ultimo è soggetto attivo dell’azione penale mentre quello dell’imputato è soggetto passivo nei cui confronti si svolge il processo. Si è parlato anche dell’imparzialità del giudice terzo che ascolta prima la tesi del pubblico ministero e poi l’antitesi del difensore e quindi dell’imputato per poi approdare dopo un suo convincimento alla sintesi, ossia alla sentenza. Gli antichi la chiamavano Jurisdictio, cioè l’applicazione della fattispecie astratta alla fattispecie concreta”.
– Oggi lei ha accompagnato i ragazzi e le professoresse dal presidente della sezione penale Amato e cos’altro avete fatto?
“Si certo. Li ho anche presentato dal Presidente Genco che aveva dato la sua disponibilità”.
– Quando ha incontrato i ragazzi in classe, dopo la lezione da lei tenuta le hanno posto domande interessanti?
“Si certo. Hanno chiesto spiegazioni sul rapporto tra l’azione civile e quella penale. Ho dato spiegazioni sulla procedibilità di alcuni reati, di alcuni fatti che destano meno allarme sociale per cui lo Stato non ha l’interesse di reprimerli, a meno che non ci sia la richiesta specifica della persona offeso. Ci sono state ancora delle domande molto interessanti sulla custodia cautelare e come si concilia la presunzione d’innocenza sancita dalla nostra Costituzione secondala quale nessuno può essere considerato colpevole se non in forza di una sentenza passato in giudicato. Come mai allora – si chiedevano i ragazzi – ci sono le carcerazioni? Abbiamo spiegato che non sempre il Gip può applicare una misura cautelare richiesta dalla pubblica accusa. Lo può fare se ricorrono i presupposti previsti dalla legge. Per esempio, quando c’è il pericolo che le prove possono essere inquinate, il pericolo di fuga dell’indagato, quando ci sono indizi di colpevolezza talmente gravi che è giusto che si devono applicare le misure cautelari”.
Studentessa Anna Scudera
– Come valuti questa esperienza di assistere ad un processo?
“Molto interessante e soprattutto coinvolgente. Sono riuscita a comprendere il linguaggio abbastanza chiaro”.
– C’è tra i tuoi programmi futuri di fare l’avvocato?
“Penso di no, però non lo escludo”.
– Quando si parla di diritto, si pensa a qualcosa di astratto. Tu come lo hai trovato?
“Concreto in alcuni casi ma astratto in altri. La cosa che più mi ha colpito nel processo è stato quando alcuni indagati dicevano delle cose sulle quali poi cadevano in contraddizione. Un lavoro difficile per il giudice discernere poi la verità”.
Prof.ssa Rinzivillo insegnante di Filosofia e Storia.
– Ci parli di questa esperienza che i ragazzi hanno vissuto con entusiasmo. “Ho sempre avuto dai dirigenti l’incarico di occuparmi sulla della legalità e tra le altre iniziative ho cercato sempre di inserire quest’ultimo atto, cioè la possibilità di fare visitare agli alunni il luogo dove si svolge il processo sia penale che civile per dare loro l’idea del luogo fisico e nel contempo di spiegare i vari ruoli che nel tribunale via via rivestono le varie figure. Credo che sia molto utile per i ragazzi perché nessuno di loro era mai entrato in un’aula di tribunale e speriamo non entrino come imputati ma come avvocati. Infatti ne abbiamo trovati tantissimi nostri ex alunni. Siamo stati molto lusingati della disponibilità del presidente del tribunale che ha accolto favorevolmente l’iniziativa”.
– Dal suo osservatorio, possiamo dire che i ragazzi liceali tendono a iscriversi in forte progressione in questi ultimi tempi in giurisprudenza? “No non direi. Credo che sia una costante che i nostri studenti si iscrivano in discipline giuridiche”.


Autore : Nello Lombardo

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