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Corriere di Gela | La rivoluzione infrastrutturale
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notizia del 17/11/2012 messa in rete alle 22:24:44
La rivoluzione infrastrutturale

Legalità e sviluppo è stato il «leit-motiv» dell'azione dell'intera amministrazione locale retta da Crocetta per diversi anni. Un connubio che può definirsi riuscito verosimilmente a metà, giacché di sviluppo da queste parti non ne abbiamo visto molto ed in tanti oramai sono convinti che oper questa città si tratti solo di un miraggio. La nuova impronta culturale nella lotta all'illegalità lasciata dall'esperienza amministrativa di Crocetta è visibile. Ora che lo stesso è alla guida della regione, godendo di un potere decisionale ben più ampio, non è poi così peregrino pensare che col suo aiuto Gela possa finalmente, quantomeno tornare a pensare di giocare la carta anche dello sviluppo. Un qualcosa che passa attraverso la costruzione di indirizzi economici alternativi allo stabilimento ed alla sua degenerazione in una visione cittadina monodirezionale e monovocazionale.

Ma per poter parlare di uno sviluppo economico, vale a dire di una crescita qualitativa di Gela e del comprensorio, la questione delle infrastrutture è vitale. Le infrastrutture, da che mondo è mondo, sono la spina dorsale di uno sviluppo economico del territorio. Una problematica, invero, che travalica competenze e prerogative di dimensione locale: ecco perché con un gelese alla Presidenza della Regione Siciliana, un tentativo in tal senso va fatto, non tanto nel credere fideisticamente che stavolta non si fallirà, quanto piuttosto nello sperare di poterci almeno provare.

A Gela e dintorni, parliamoci chiaro, la carenza infrastrutturale che si riflette nei trasporti, nelle comunicazioni e nelle cosiddette “utilities”, è stata da sempre una zavorra che ha appesantito e frenato la capacità produttiva locale, collegata o meno alla Raffineria. Tale carenza è dovuta in buona parte ad uno scarso rendimento burocratico-amministrativo, mai davvero solleticato da un reale interesse politico-istituzionale. A differenza che da altre parti. Non si spiegherebbe, altrimenti, perché la Siracusa-Gela sia una realtà o quasi per due delle tre province interessate, quella aretusea e quella iblea ma non anche quella nissena. Non si spiegherebbe, altrimenti, perché il porticciolo turistico a Gela sia rimasta una chimera ed a Marina di Ragusa lo hanno fatto praticamente in un biennio (grazie all'impulso straordinario della provincia ragusana, a proposito del dibattitto sulla presunta inutilità delle province). Così come rimane un mistero il mancato raddoppio della Gela-Catania tanto da invocare e richiedere, da parte dell'ex governatore isolano, l'aiuto addirittura del "cane a sei zampe" in contropartita alle concessioni regionali nell'ultimo protocollo stilato. Per non parlare della fatiscenza della rete ferroviaria abbandonata a se stessa o di quell'altra strada, la Gela-Vittoria dove la tanto decantata sicurezza è sempre più un optional, che l'aeroporto (solo commerciale?) di Comiso ci costringerà a percorrere casomai volessimo o avessimo necessità di raggiungerlo. Ma non dimentichiamoci della condizione vetusta delle infrastrutture non solo funzionali a trasporti (ferroviarie, stradali) uomini ed attrezzature (aereoporti, interporti, porti): ci riferiamo anche a quelle infrastrutture di rete o lineari e cioè alle tubature dell'acqua corrente, alle condotte fognarie, al gas ed all'energia, alla telecomunicazione ed anche alla banda larga.

Insomma, non diciamo tutte, ma se il nostro Rosario si impegnasse a crearne qualcuna ex novo, ovvero a riprendere quelle già resistenti per ultimare almeno una di esse, potremmo quasi giurare di essere di fronte ad una rivoluzione di fatto, specie rispetto all'infruttuoso passato.

Non scopriamo l'acqua calda nell'asserire che gli investimenti sono essenziali, basilari; che la cosiddetta finanza di progetto è un valido aiuto alle imprese coinvolte; ma è arcinoto che quando si parla di investimenti infrastrutturali, in primis e in maniera preponderante, si tratta di finanziamenti e trasferimenti di finanze pubbliche. Attestata la difficile situazione economica che vive in generale la pubblica amministrazione (non solo quindi quella regionale), l'enorme dilatazione dei tempi e di conseguenza dei costi inerenti la realizzazione di un'infrastruttura, specie al sud, scoraggia l'eventuale interessamento di capitali privati. Al riguardo – ed il presidente Crocetta non dovrebbe sottovalutare troppo l'idea – l'avvalersi di un organismo terzo ed imparziale nel valutare passo per passo i lavori ed i costi sostenuti, ha dato risultati interessanti all'estero e nella stessa Italia se consideriamo il caso del Giubileo, in vista del quale tutto o larghissima parte di quanto progettato è stato realizzato in tempo utile, affiancando l'efficacia all'efficienza.

Esiste un gap tra situazione infrastrutturale esistente ed i bisogni sempre più crescenti. Più basso è il tenore di infrastrutture e servizi, più bassa è l'attrattiva territoriale: non c'è scampo a ciò. E' una sorta di legge non scritta.

E' chiaro: le infrastrutture si reggevano sul debito pubblico e con questa cultura si è cresciuti. Oggi, dopo mani pulite, l'ingresso in Europa con i suoi vincoli, l'euro, il pareggio di bilancio ed, ultimamente, il forte vento della protesta verso la casta politico-burocratica-clientelare, sono tutti fattori che spingono ad un'azione moralizzatrice, a stringere come si suol dire la cinghia e, quindi, ad essere (almeno sul piano dell'immagine) più cauti, senza rischiare politiche che potrebbero incorrere a sprechi, intenti semmai a ricercare risorse finanziarie dove c'è vera disponibilità attraverso i canali comunitari. Ma una certa dose di coraggio nelle scelte, soprattutto in tempi difficili, può palesare ricadute positive e rivelarsi una carta vincente, per tutti. E' ciò che, del resto, chiamiamo per l'appunto “governance” e qualcuno deve pur comandarla. Riflettendoci bene, anche questa sarebbe già una rivoluzione culturale.


Autore : Filippo Guzzardi

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