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Corriere di Gela | Il Megaforum porta guai al governatore Crocetta
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notizia del 29/09/2013 messa in rete alle 22:16:52

Il Megaforum porta guai al governatore Crocetta

Cessata la festa, sono cominciati i guai per il presidente della Regione Crocetta, che in contemporanea, nello scorso fine settimana, ha organizzato una tre giorni del Megafono – il suo movimento politico – a Gela e a Catania. E proprio mentre si recava a Catania per parlare davanti ai suoi supporter, una delle macchine della sua scorta ha avuto un grave incidente. In quegli stessi giorni, i problemi col suo partito. Il segretario regionle Lupo, spalleggiato dalla fronda Cracolici-Genovese-Crisafulli, dà gli otto giorni a Crocetta: o scioglie il suo Megafono e scollabora con il partito, o ne è fuori. Si arriva alla minaccia di far dimettere gli assessori del suo governo, ma al momento non succede nulla.

Si è conclusa domenica scorsa nella villa comunale di Gela la tre giorni dedicata al Megafono con un Crocetta esplosivo e deciso a continuare il suo lavoro di governatore assieme ai suoi assessori. Ma è apparso anche preoccupato per le ondizioni di salute di uno dei suoi uomini della scorta uscito indenne, ma in condizioni molto serie, dal grave incidente stradale verificatosi il giorno prima nei pressi di Cassibile. Vivace e deciso nei suoi interventi in risposta alle domande del giornalista di Repubblica Antonio Fraschilla. Il solito bagno di folla al suo arrivo, l’incontro con i giornalisti e di corsa sul palco del Megaforum per dialogare col popolo di Gela che è quello che ama di più.

Orgoglioso di essere nato a Gela, “la città più bella del mondo”, ed anche orgoglioso di essere siciliano e sindaco di tutti i siciliani. E’ un fiume in piena il governatore, quando Antonio Fraschilla lo stuzzica con domande provocatorie alle quali risponde prendendosi tutto il tempo che vuole. E’ difficile tenergli dietro o interromperlo. Devi riuscire a trovare piccoli spazi per inserirti e incalzarlo. E Fraschilla c’è riuscito bene. I temi toccati sono stati tanti. Primo fra tutti quello politico, del braccio di ferro tra Crocetta ed il Pd, quello del malaffare e della “manciugghia”.

A presentare Crocetta ed il giornalista di Repubblica è Fabiola Polara di Canale 10. Un lungo applauso della folla che gremisce lo spiazzo antistante il palco, e che continua ancora più scrosciante quando il governatore nel ricordare il grave incidente stradale occorso alla sua scorta, chiede un forte applauso per le forze dell’ordine . Alla domanda di un primo consuntivo di questi nove mesi al governo della regione risponde partendo da Gela, da quando i cittadini lo scelsero sindaco di questa città.

«Io pensavo di avere passato dei mesi duri a Gela – afferma il presidente dei siciliani – e quando ero sindaco pensavo ‘manco li cani’, nel senso come si dice a Napoli. Se vuoi fargli del male, fallo sindaco. Però devo dire che mi sono dovuto ricredere su tutto questo. In questi nove mesi ho sperimentato la reattività della popolazione gelese. Questa città negli anni in cui ho fatto le battaglie contro la mafia, non si è schierata con la mafia ma con il suo sindaco e la legalità e questo rende grande il popolo gelese. A Palermo la mafia non spara più o spara molto di meno rispetto al passato ed io ho recepito che aveva deciso di non sparare perché stava facendo gli affari dentro la Regione e dentro quel sistema ci sono stati una parte del sistema politico siciliano, una parte del sistema imprenditoriale e la criminalità . In sostanza la politica ha fatto gli affari con la corruzione della burocrazia e della mafia. I cittadini non hanno visto la parte migliore dello Stato, ma un sistema di corruzione dove i soldi vengono sottratti al popolo siciliano per arricchire pochi potenti e lasciare la Sicilia in un livello di sottosviluppo spaventoso e in una disoccupazione di massa che ha colpito giovani e donne».

Parole forti che suonano come un macigno. Ma Crocetta pensa che il suo partito, il Pd, a Palermo sia complice di questo sistema che ha portato Cuffaro in galera e Lombardo ad essere pure condannato? E’ la seconda domanda che Fraschilla gli pone.
«Guai a pensare queste cose – risponde Crocetta – il Pd è fatto di persone per bene, ma il punto è nella fusione che si è realizzata tra il sistema regione ed il sistema criminale della Sicilia. Quando ci sono 71 detenuti che prendono 1500-2000 euro al mese, mentre ci sono disoccupati che muoiono di fame, mi chiedo chi ha tollerato quel sistema? Noi abbiamo il diritto di denunciare».

Il discorso cade a questo punto, sulla sua giunta che difende a spada tratta. Poi sfodera dalla tasca dei pantaloni un cellulare un po’ vecchiotto e passa, quindi, a leggere un sms inviatogli dall'assessore regionale alla formazione, Nelli Scilabra. “Solo tu puoi capire e darmi risposte, lotto per questa nostra rivoluzione. Vorrei non sbagliare e non farti sbagliare. Ma ormai da mesi provo solo solitudine. Scusa lo sfogo, ma lo posso fare solo con te. Non fa niente anche se non rispondi, notte presidente". E Crocetta legge subito le sue risposte all’assessore: “Fregatene, ti voglio bene. Notte". Confessa che non sapeva cos’altro dire al suo bravo assessore. Ricorda che dopo le sue denunce, non può più condurre una vita normale. “Nelli lo urla – continua il governatore - ma perché i giovani non dobbiamo metterli alla prova? Così non avranno mai un'esperienza. Invece di fare fregare i soldi a Genovese (il deputato nazionale del Pd indagato a Messina nell'inchiesta sulla formazione professionale), perché non li investiamo sui giovani?».

E’ arrabbiato col Pd il governatore ed ecco che quasi con impeto aggiunge: «Domani non andrò alla direzione del Pd perché non posso lasciare soli i miei ragazzi. Domani operano un poliziotto della mia scorta. Un agente che ogni giorno rischia la vita per proteggermi, vale molto di più di questi minuetti della politica. Io la politica la faccio con i sentimenti. Per me la solidarietà per quell’uomo che rischia la vita, vale più di ogni atto di sfiducia, di lotta politica . Io sono fatto così come appaio».

Parla quindi dell’insistente invito che gli viene rivolto per il rimpasto al governo e che deve essere lui a scaricare gli assessori Pd. «Io non caccio via nessuno. Avevo chiesto un anno di tempo per dare una valutazione completa dell’operato degli assessori – aggiunge Crocetta - non credo proprio che stiamo lavorando male. L'assessore Lo Bello ha sbloccato più di 2500 pratiche e con l'assessore Bianchi non abbiamo fatto nessun taglio ai posti di lavoro. Anzi abbiamo risparmiato 2 miliardi e mezzo, quando lo scorso anno rischiavamo il fallimento e non abbiamo licenziato un solo precario o soppresso un solo posto di lavoro. Sia la Scilabra che Bartolotta lavorano bene. Ma allora perché dovrei sostituirli?».

Crocetta alzando, come è nel suo stile, il tono della voce aggiunge che non è il pupo o il burattino coi fili di nessuno. Fino a quando farà il presidente sarà sindaco di tutti i siciliani e si batterà sempre per il rinnovamento della politica che significa fare il bene del partito. Se farà male, i cittadini avranno il diritto di cacciarlo a calci nel sedere, ma deve essere il popolo ad avere la piena facoltà di giudicare. «Io sarò sempre il presidente di tutti i siciliani e fino a quando avrò un sospiro di vita – continua – io urlerò contro il malaffare e la corruzione e la necessità del cambiamento della politica. Io non ho detto mai che bisogna demolire il partito democratico, ma rinnovarlo».

Avviandosi, quindi, alla conclusione parla della sua risolutezza, di essere mite con i deboli, ma non accetta i prepotenti. “Se c’è un ‘marpiuni’ - conclude tra gli applausi - che in nome della manciugghia mi vuole mettermi il bavaglio, allora Rosario Crocetta diventa una belva feroce”. Intanto al momento in cui scriviamo, apprendiamo che la direzione regionale ha approvato a maggioranza la relazione del segretario Lupo. Soltanto sette i voti contrari. Con questo voto, il partito chiede ai quattro assessori che lo rappresentano in giunta di dimettersi: si tratta di Luca Bianchi, Nelli Scilabra, Mariella Lobello e Nino Bartolotta. Chi non lo farà rimarrà a titolo personale e sarà deferito ai garanti del partito. Un duro braccio di ferro dai risvolti imprevedibili. Solo il senatore Peppe Lumia assume toni più concilianti.

«I cittadini siciliani, i giornali, l'opinio-ne pubblica, la classe dirigente nazionale del partito - ha detto il senatore - vedono il presidente Crocetta come una grande risorsa. Il Pd siciliano invece addirittura arriva a imboccare una strada che rischia di essere senza uscita. Penso che questa responsabilità storica abbia bisogno di altri passaggi. Io non la condivido. Chi ha preso questa decisione dovrebbe riflettere un pò di più. Si è usato un linguaggio politico tipico di un partito che non è abituato a governare. Un grande partito, dopo nove mesi, non boccia un governo, ma prova a rilanciarne l'azione».


Autore : Nello Lombardo

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