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Corriere di Gela | Terenziano Di Stefano (ex Mpa): Perchè lascio gli autonomisti
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notizia del 21/05/2013 messa in rete alle 22:19:48

Terenziano Di Stefano (ex Mpa): Perchè lascio gli autonomisti

La coscienza critica del Partito dei siciliani (ex MpA), Terenziano di Stefano, ha rotto gli indugi e per dare una scossa si è dimesso da capogruppo consiliare e sospeso dal partito.

Di Stefano con questo gesto vuole sollecitare una riflessione all’interno del partito.

Il Pds-Mpa perde Terenziano Di Stefano, (foto), uno dei suoi uomini di punta in consiglio comunale e forse anche dal partito fondato dall’ex presidente della regione Raffaele Lombardo. Lo ha comunicato lui stesso alla stampa dichiarando di essersi autosospeso dal partito lasciando quindi uno spiraglio aperto.

«Ho ancora una piccola speranza – ci ha confidato martedì sera quando ci siamo incontrati per un approfondimento della sua decisione e per conoscerne le vere motivazioni – per le sorti di questo partito nel quale ho militato sempre con lealtà ed impegno. E’ stata una scelta molto sofferta, ma che parte da lontano ed alla quale sono giunto con grande sofferenza. Non me la sono sentita di abbandonare drasticamente il partito, però non posso ricoprire ancora un minuto di più la carica di capogruppo del Mpa perché al momento non ci sono più le condizioni. Rimanere ancora non serve a nulla». Affermazioni molto secche e decise, senza mezzi termini, che derivano senza dubbio da momenti difficili e anche da dissapori vissuti all’interno del gruppo dirigente. Quando si presentò alle recenti elezioni nazionali militando sempre nello stesso partito e rifuggendo ai corteggiamenti che gli provenivano da altri gruppi politici, affrontò la campagna elettorale con grande impegno ma con risultati deludenti. Fu, praticamente, lasciato solo. Ma nonostante tutto, ha continuato a fare un buon lavoro come capogruppo consiliare e nella commissione consiliare annona portando avanti problematiche che interessano direttamente i cittadini, scontrandosi non poche volte con componenti del suo partito e dell’alleato Pd. Una voce spesso critica, ma dai toni garbati sempre volti alla costruzione di un disegno politico dal sapore generale, mai personale.

– Di Stefano, quali le ragioni di questa sua decisione? Delusione, incomprensione? E’ il primo passo per lasciare il partito?

«Questa sofferta decisione mi sta costando tantissimo. Ammetto che tanti sono stati gli errori compiuti durante il mio percorso politico. E’ vero che molte volte ho sovresposto il partito con le mie richieste di chiarimento ma è vero anche ,ed i fatti lo testimoniano, che ho combattuto in ogni luogo e con ogni mezzo per difenderlo, tenendo alto il nome del Movimento per l’Autonomia anche con le molteplici azioni consiliari. Sono sceso nuovamente in campo in vista delle elezioni nazionali mettendoci la faccia quando nessuno aveva avuto il coraggio di farlo perché presagiva l’amaro risultato o addirittura covava di lasciare il partito. Tutto fatto solo ed esclusivamente per cercare di dare slancio all’attività del partito e dell’amministrazione comunale.

Purtroppo tutte le mie richieste non hanno mai trovato risposta, sia essa positiva che negativa, ma soprattutto non hanno mai trovato quel confronto democratico che dovrebbe essere alla base del nostro partito e che, a causa di questi mancati confronti, ha visto allontanare centinaia di militanti molti dei quali giovani e giovanissimi. E poi devo constatare con grande amarezza che nessuno si è chiesto il perché». – Si dichiarerà indipendente o si dimette solo da capogruppo consiliare del Pds-Mpa? «La mia è un’autosospensione da quel movimento nel quale milito da oltre sei anni e per il quale ho fatto l’esperienza entusiasmante non solo di rappresentarlo e scommettermi personalmente nelle candidature delle Comunali del 2007 e del 2010 e delle Politiche del 2013, ma anche di sostenerlo lealmente quando non ero chiamato ad un coinvolgimento diretto».

– Lei nel corso di alcune sedute consiliari ha espresso non poche volte del dissenso sia per l’andazzo politico del suo partito, non mancando neppure di lanciare frecciate all’indirizzo del partito alleato, chiedendo un chiarimento. Ma questo suo malcontento non è mai stato raccolto dai vertici del suo partito?

«Mi consenta qualche premessa prima di rispondere alla sua domanda. Le ultime tornate elettorali hanno visto un crollo dei consensi e soprattutto un allontanamento della base. Tutto questo avrebbe dovuto aprire un grande dibattito all’ interno del partito, con il coinvolgimento degli iscritti e delle sue articolazioni periferiche, nelle more della celebrazione di un congresso al quale assegnare il compito di riconsiderare gli errori del passato ed individuare una nuova linea politica di grande spessore culturale e di ragionata prospettiva. Considerazioni queste, che furono fatte anche durante l’incontro avvenuto a Catania durante la presentazione dei candidati deputati e senatori. Ma con quali risultati? Nulla. Uno stallo politico che tuttora favorisce l’offuscamento delle idee, delle proposte, dell’azione politica al comune e alla provincia. Ormai da anni si sfugge al confronto. Purtroppo il percorso avviato sembra ingabbiato nei piccoli interessi di gruppi e di ceti del partito fino ad apparire un esercizio fuori logica e fuori tempo e che comunque, contrasta con le mie abitudini».

– Il suo gesto può essere interpretato come protesta ed un invito ad una seria riflessione per chi governa il Comune? Le sue dimissioni sono irrevocabili? Continuerà a collaborare con l’amministra-zione anche da autosospeso?

«Risponderò a queste sue domande con estrema sintesi. Io ho sempre creduto e continuo a credere nei valori e nei principi dell’autonomia siciliana. Per il bene del partito stesso ho deciso di rassegnare le mie dimissioni con effetto immediato da capo gruppo consiliare dichiarando da adesso di autosospendermi. Voglio auspicare che il mio gesto possa costituire per tutti i componenti del partito un elemento di riflessione che riattivi il circuito democratico degli inizi, quando il progetto era di tutti i siciliani e non solo di qualcuno. Mi auguro che il rinnovato confronto interno, leale e aperto, possa essere tanto autentico da coinvolgermi nuovamente. Detto ciò non mi tiro indietro, anzi mi impegno a continuare ad affrontare i problemi del nostro territorio offrendo al sindaco e alla sua amministrazione la mia piena, ma consapevole e critica, disponibilità a collaborare per risolverli».

Alla fine della nostra conversazione, apprendiamo da Terenziano Di Stefano che il prossimo passo potrebbe essere una lettera aperta indirizzata all’on. Pino Federico, ai tre assessori Mpa Ferracane, D’Aleo e Costa, ai componenti del gruppo consiliare e per conoscenza anche all’on. Raffaele Lombardo, al coordinatore regionale Piscitello ed al senatore Scavone.


Autore : Nello Lombardo

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