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Corriere di Gela | La politica e l'università a Gela
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notizia del 12/05/2007 messa in rete alle 22:08:58

La politica e l'università a Gela

Nelle ultime settimane si è molto discusso sul futuro dell'esperienza universitaria a Gela, dopo l'annuncio del Rettore dell'Università di Catania che era sua intenzione non rinnovare il contratto con la Provincia di Caltanissetta, la quale, com'è noto, finanzia da anni l'attuale formula del decentramento didattico relativo ai corsi di laurea in Economia e in Scienze della Comunicazione.
Alcuni gelesi, probabilmente solo perché legati alle aree politiche dell'opposizione (in Provincia e al Comune), hanno auspicato la fine di questa esperienza, rilevandone ora l'inefficacia didattica ora la cattiva gestione sulla base evidentemente di una scarsa conoscenza della realtà o, nella peggiore delle ipotesi, della semplice e irresponsabile malafede.
Da Tutor di discipline filosofiche e linguistiche nel corso di laurea in Scienze della Comunicazione, nominato sin dal primo anno di questa esperienza universitaria a Gela, vorrei richiamare l'attenzione degli studenti e delle loro famiglie, nonché di chiunque abbia a cuore la diffusione dell'istruzione nella nostra città, su alcuni fatti e problemi elementari.
Chi sono gli studenti universitari che frequentano le lezioni a Gela? Direi che fondamentalmente possiamo individuare tre profili: 1) c'è il giovane neodiplomato (uso il maschile perché obbligato dalla lingua italiana, ma è implicito che parlo anche, e forse soprattutto, delle ragazze) che, avendo alle spalle una famiglia con un reddito molto basso, avrebbe molte difficoltà a sostenere i costi di vitto e alloggio in una città universitaria. In genere questo tipo di studente non prosegue gli studi e rimane a casa. Il decentramento didattico a Gela offre a queste persone la possibilità di non arrendersi al disagio economico (chi scrive sa bene di cosa parla); 2) c'è il giovane neodiplomato non particolarmente brillante che, pur potendosi permettere la normale vita universitaria fuori sede, sceglie di frequentare le lezioni a Gela perché si rende conto che qui, grazie alla figura del Tutor, è seguito puntualmente e può affrontare più agevolmente lo studio, rendendo così più probabile il proprio successo scolastico (com'è noto, la percentuale dei laureati rispetto agli iscritti al primo anno è in Italia ancora molto bassa e quest'ultima categoria è la migliore candidata per entrare a far parte della maggioranza che abbandona gli studi universitari strada facendo); 3) ci sono infine i padri e le madri di famiglia che, avendo in passato dovuto abbandonare gli studi per i più svariati motivi, colgono l'occasione del decentramento didattico a Gela per tornare a studiare e cercare di conseguire un titolo di studio accademico o per soddisfare un semplice bisogno cognitivo o per spenderlo nel campo lavorativo per un avanzamento di carriera. Come è evidente, quest'ultima categoria di persone non avrebbe potuto iscriversi all'Università senza il decentramento, perché chi ha un lavoro e una famiglia a Gela non potrebbe mai frequentare le lezioni a Catania (o in un'altra sede universitaria).
Dal quadro appena delineato, inevitabilmente schematico e semplicistico, dovrebbe desumersi almeno una cosa fondamentale: il decentramento universitario a Gela ha rappresentato in questi anni per centinaia di persone un'occasione di crescita culturale, civile e professionale dalle conseguenze incalcolabili (ancorché ancora inavvertibili) non solo per la loro vita ma anche, indirettamente, per la città di Gela. Solo gli ottusi, infatti, non sono in grado di valutare la portata a lungo termine del fatto che per anni Gela è stata il forum per una circolazione senza precedenti di idee, conoscenze e uomini di levatura universitaria. Fino a pochi anni fa, la cultura di un certo livello a Gela era affare quasi esclusivo di presidi umanisti in pensione e di buona volontà, con tutto quello che ciò significa in termini di rigore scientifico e apertura intellettuale. Si trattava in sostanza di una cultura inevitabilmente provinciale, localistica e poco avvertita sul piano del metodo. Malgrado tutto ciò, in questi anni la politica locale ha mostrato una indifferenza olimpica nei confronti dell'Università a Gela. A parte i proclami pomposi su un presunto Rinascimento in fase di realizzazione (il senso del ridicolo non abita al Comune, evidentemente), ho visto solo dei rappresentanti di studenti fare anticamera per anni e mendicare una sede dignitosa per le lezioni, ottenendo alla fine solo delle promesse che, alla luce dei fatti, si sono rivelate fino ad ora delle spudorate menzogne.
In tutti questi anni la struttura legale e amministrativa del decentramento didattico si è incarnata in un non-luogo, cioè negli scantinati e in alcuni ambienti di passaggio dell'Istituto Tecnico Commerciale, dove addirittura ha conosciuto la gogna di essere persino mal sopportata o tollerata con qualche mugugno. Da questo punto di vista, la sua sopravvivenza fino ad oggi è una specie di miracolo civile. Tolti il Rettore, il Preside di Facoltà e il Presidente della Provincia, che hanno messo la firma al progetto facendo la loro parte, tutta la macchina amministrativa e logistica è stata condotta da uno staff di tre sole persone con strumenti a dir poco primitivi (una stanza, un vecchio pc, una fotocopiatrice, delle carte e tanto olio di gomito). La prof.ssa Stefania Africano e la dott.ssa Stefania Pistritto, oltre a svolgere il ruolo di tutor per le loro discipline, hanno affiancato il dott. Emanuele Antonuzzo (nella foto), nel compito (che ha del pazzesco) di amministrare ben due corsi di laurea triennale a Gela praticamente senza strumenti e luoghi fisici. Solo un impegno smisurato e una dedizione quasi missionaria hanno potuto permettere a queste persone di non arrendersi. Ecco perché invito gli studenti, le loro famiglie e quanti hanno a cuore la conoscenza e l'istruzione, a recuperare una forma di quella che una volta si chiamava “coscienza di classe”. In questo momento essi sono portatori di un interesse sociale ben preciso che tuttavia non ha ancora né una rappresentanza né tanto meno un'eco al Comune. Le imminenti elezioni amministrative sono un'occasione unica per dare una svolta a questa situazione di incredibile miopia politico-culturale. Tanto per cominciare, sarebbe bene esigere dai candidati al Consiglio Comunale e alla poltrona di Sindaco un impegno preciso sull'Università a Gela. E se ci si sforzasse di far eleggere qualcuno che conosce bene il problema per averlo vissuto sulla propria pelle, sarebbe ancora meglio.


Autore : Marco Trainito

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