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Corriere di Gela | Via dal Comune la moglie del boss!
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notizia del 26/04/2006 messa in rete alle 22:05:38

Via dal Comune la moglie del boss!

Non molla la presa il sindaco Crocetta, che provoca mezzo terremoto in Comune non appena ha la certezza che la moglie del boss Davide Emmanuello, il n. 3 della cupola dopo l’arresto di Provenzano, lavorava al Comune, assunta nell’ambito del Rmi (reddito minimo di inserimento), come persona bisognosa. Immediato il provvedimento di licenziamento in tronco di Virginia Di Fede, 41 anni, ma non solo. Appreso che nell’ambito dell’assegnazione del personale vincitore degli ultimi concorsi interni, il dipendente Salvatore Di Giacomo stava per tornare ai lavori pubblici, settore dal quale era stato trasferito tempo fa, il sindaco ha stoppato il provvedimento ed ha “punito” il dirigente del settore al Personale per aver firmato la sua assegnazione a quella ripartizione, un atto dovuto ma che forse, data la delicatezza della questione, sarebbe stato opportuno concordarlo con il capo dell’amministrazione. Così al dott. Ugo Liardi é stata revocata la dirigenza del settore affari del personale (accorpata ora agli Affari Generali retti dal dott. Antonino Grisanti) ed é stato dirottato ad una sezione della Polizia Urbana, sotto le direttive del comandante del corpo.
Per informare l’opinione pubblica di quanto accaduto, il sindaco Crocetta ha convocato venerdì mattina una conferenza stampa, facendosi affiancare dall’on. Giuseppe Lumia, n. 2 della Commissione nazionale antimafia.
Crocetta ha detto di essere dispiaciuto del fatto che mentre il sindaco si espone nella lotta contro ogni forma di illegalità, qualche volta non trova analogo impegno da parte dell’apparato burocratico. Ed ha fatto un appello affinché questa battaglia venga condotta in modo corale e con un’azione incisiva, “perché – ha detto Crocetta – il passato ci insegue ed é sempre in agguato”.
Crocetta tira fuori i tre provvedimenti (il licenziamento della moglie di Emmanuello, il trasferimento del dirigente Liardi e la revoca dell’ordine di servizio con cui Di Giacomo veniva assegnato ai lavori pubblici) e ne spiega le motivazioni e come si é arrivati alla loro adozione. “Una nota della Questura – ha detto – mi ha informato che la signora Di Fede non é affatto bisognosa ed anzi gode insieme ai componenti della sua famiglia di cospicue rendite e di un alto tenore di vita nonostante la stessa non risulti avere avuto nel recente passato un impiego o lavoro. Ho anche appreso che la stessa aveva ottenuto un certificato che l’aveva esonerata dallo svolgere mansioni d’istituto, e cioé assistenza domiciliare agli anziani, e che aveva ottenuto l’assegnazione all’Ecologia, un settore molto delicato. Non potevo trascurare l’ipotesi di possibili infiltrazioni mafiose”.
Lumia ha richiamato il recente arresto del boss Provenzano. “E’ un’occasione – ha detto il parlamentare dell’Antimafia – che deve impegnarci tutti e fare un passo avanti nella lotta alla criminalità e ad ogni forma di illegalità. L’azione di Crocetta é molto coraggiosa, ma si sappia che in questa sua battaglia non é solo. A fianco a lui ci sono istituzioni importanti dello Stato”. Crocetta: “Il passato ci insegue ed è sempre in agguato”
Lumia: “Il dopo-Provenzano impone un salto di qualità” A conclusione della conferenza stampa tiro incrociato di domande dei giornalisti all’indirizzo sia del sindaco Crocetta che del Vicepresidente della commissione nazionale antimafia Giuseppe Lumia.

Sindaco Rosario Crocetta.
– Sindaco lei ha detto che mentre la sua amministrazione prolifico il vecchio potere in qualche modo continua a resistere. Lei come amministrazione può essere condizionato da questo riemergere del vecchio potere?
“Il passato ci insegue ed è sempre in agguato. In questa città viviamo la battaglia sul filo del rasoio. Questa città scopre la bellezza di essere libera dalla mafia, ma sono sempre in agguato i vecchi poteri che tentano di prendere il controllo. Nella macchina amministrativa ho visto che avevano revocato dei provvedimenti che io avevo fatto per liberarci di alcuni personaggi all’interno del settore dei lavori pubblici e mi sono accorto che sono stati ripristinati a mia insaputa. Oggi ho predisposto degli atti molto forti. Questa città va aiutata a livello nazionale perché è una città dove si sta conducendo una battaglia nobile, coraggiosa e piena di entusiasmo”.
– Da parte delle altre istituzioni che tipo di collaborazione sta trovando?
“Una splendida collaborazione con la Commissione nazionale antimafia, e quindi con l’onorevole Lumia e con l’on. Centaro”.
– E con la Regione?
“Quello è un altro capitolo. Basti pensare che ancora mantiene l’equivoco del 5° modulo bis della Di Vincenzo Spa. Si fa finta di niente. Trovo invece molto impegnate le forze dell’ordine, una Procura distrettuale antimafia che sta facendo delle azioni forti, una Prefettura che ci è stata vicina in questi anni. Vedo una serie di istituzioni legali che cercano di sostenere questa amministrazione.
E’ chiaro che ci vorrebbero più poliziotti, un’azione più veloce della magistratura. Ma soprattutto la riforma della politica. Basta con la connivenza. La mafia si combatte ogni giorno”.
– Come si è accorto della presenza nelle liste degli Rmi della moglie del boss Davide Emmanuello?
“Me ne sono accorto per caso leggendo i nomi dei lavoratori Rmi”.
– Lei si sta apprestando a realizzare grandi opere di bonifica come nel quartiere di Settefarine. Non pensa che gli abitanti che vivono una situazione di grande degrado debbano ottenere subito delle risposte ad evitare che quei ragazzi vedano nella mafia o in situazioni illegali una via d’uscita dalle loro difficoltà?
“La città in questi anni è stata devastata dalla dequalificazione dell’ambiente. Noi abbiamo bisogno di fare in fretta ma le risorse del Comune non sono sufficienti. Negli ultimi anni abbiamo investito 150 milioni di euro nei lavori pubblici. Ne stiamo realizzando degli altri, ma sono pochi rispetto ai guasti che si sono accumulati in questa città. La battaglia contro la mafia si combatte su due fronti: da un lato con la lotta da parte della polizia, dall’altra con l’intervento delle istituzioni”.
– Sindaco, le hanno assegnato un’altra scorta. Si tratta di un provvedimento di precauzione?
“Io non amo parlare di me come sindaco minacciato dalla mafia. Dico sempre che sono un sindaco che la mafia dovrebbe denunciare per mobbing perché negli ultimi tre anni gliene ho fatte pagare talmente tante che fare la parte della vittima non mi piace assolutamente. Certo qualche misura di protezione ce l’ho, la mia qualità di vita non è sicuramente quella di un cittadino normale. Però affermo che questa mafia si può combattere con tranquillità e anche con fede anche se devo vivere blindato. Penso che la libertà interiore e la coerenza con se stessi valga molto di più di qualsiasi libertà personale che si possa avere”.
Queste le domande all’on. Giuseppe Lumia Vice presidente dell’Antimafia.
– On. Lumia, sta per insediarsi il nuovo governo di centro sinistra e con la sua presenza cosa cambierà nel metodo e nell’impegno verso la legalità e contro la mafia?
“Credo che bisogna fare un salto di qualità inserendo la lotta alla mafia come priorità ed organizzare una progettualità moderna in grado di colpire gruppi mafiosi e il sistema delle collusioni, la spesa pubblica nei vari settori dell’area grigia, della sanità. E’ quindi necessario un lavoro incessante, fatto bene di repressione e di prevenzione, di legalità e di sviluppo”.
– Il dopo “Provenzano” passa anche da Gela?
“La scelta fatta a Gela è importantissima. Perché uno Stato moderno con i sindaci deve promuovere i diritti ed abbattere i privilegi. Emmanuello invece lavora con Cosa nostra e con La Stidda per abbattere i diritti e promuovere i privilegi. La presenza della moglie nel reddito minimo d’inserimento è un’offesa grave nei confronti di quei cittadini che sono realmente poveri e nei confronti di un Istituto con l’Rmi che deve promuovere i diritti di cittadinanza di chi non ha”.
– On. Lumia la faccenda delle due Sicilie dove in una c’è chi dà la tessera a Provenzano e in un’altra come Gela dove un sindaco licenzia la moglie di un boss, continua ad esistere?
“In modi opposti. Da una parte il sindaco di Gela che ha scelto la legalità e lo sviluppo per fare vivere questa dimensione della vita concreta di ogni giorno di una pubblica amministrazione. Allontana i funzionari che non stanno al passo di questa scelta, bonifica anche il settore delle manutenzioni in modo che gli appalti siano ricondotti ad una logica seria, ed a Gela ci sono investimenti di 150 milioni di euro come non mai. A Villabate e in altri comuni invece si fiancheggia la mafia. La Sicilia è legata alla parte sana ed ha in Gela un punto di riferimento e questa Sicilia con fiducia può crescere e maturare”.


Autore : Nello Lombardo

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