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Corriere di Gela | La maggioranza esce con le ossa rotte dal confronto con il Consiglio comunale
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notizia del 08/02/2009 messa in rete alle 22:03:42

La maggioranza esce con le ossa rotte dal confronto con il Consiglio comunale

Question time, tutto ok anche questa volta. Bontà sua, è personalmente il sindaco a rispondere punto per punto martedì 3 febbraio scorso alle interrogazioni dei consiglieri. Numerose le richieste riguardanti lo stato dell’arte di strade dissestate o incompiute ed il loro stato di manutenzione, progetti di riqualificazione che tardano a partire, fenomeno usura, fondi europei, carenza del servizio postale per via delle estenuanti file di cittadini. Ad alternarsi nelle richieste sia consiglieri di centro destra che di centro sinistra. Il consigliere Pdl Lucio Greco chiede come mai, nonostante le sollecitazioni sue e di altri consiglieri, l’area a ridosso del Museo (Via Vella, Via Nettuno, ecc) non viene attenzionata dall’amministrazione con progetti di riqualificazione. Il sindaco, comprendendo “il dolore” dei consiglieri e dei cittadini, rassicura l’interrogante che molto presto ci saranno interventi di manutenzione. Anzi, parola di sindaco, entro fine anno saranno realizzati tutti gli interventi di manutenzione.
Il capogruppo Pdl Trainito, oltre a lamentare l’assenza di indicatori nella Via Rio de Janeiro, solleva il fenomeno dell’usura cui spesso alcune imprese sono costrette a ricorrere per fronteggiare i costi della manodopera e delle forniture. Trainito, nel denunciare come il fenomeno si stia estendendo anche alle cooperative sociali, vuol sapere dal sindaco Crocetta (nella foto) se si sta facendo qualcosa per porvi un argine e anche per rilanciare lo sviluppo economico attingendo risorse dai fondi europei. L’interrogazione giunge gradita al sindaco e ne approfitta per comunicare che l’amministrazione si è posta questo problema e che sta avviando un discorso con la Chiesa per istituire un fondo antiusura. Coglie anche l’occasione per smentire presunte bacchettate da parte della Corte dei conti, che invece si sarebbe limitata solo a porre dei semplici rilievi. Per le cooperative sociali, infine, sta cominciando a funzionare la banca etica.

Greco e Cassarà puntano il dito sull’orto Pasqualello, l’eterna opera incompiuta di cui non si sa se sia stato redatto il progetto esecutivo. La Cassarà, preoccupata, chiede che fine ha fatto il progetto del lungomare presentato in gran pompa qualche anno fa e se il finanziamnento regionale sia andato perduto. Nessuna perdita di finanziamento per il sindaco, anzi accusa i mass media di fare disinformazione. La verità – la sua verità – è che esiste il progetto esecutivo. Si tratta di un’opera importante e di alta tecnologia che prevede la creazione di molto verde, scale mobili, posteggi e il collegamento del lungomare con l’arteria principale della città. Annuncia infine che a giorni sarà inserito all’ordine del giorno del Consiglio comunale, dove verrà esibito anche il plastico con i relativi progetti. La Cassarà si dichiara insoddisfatta lamentando che è la terza volta che chiede lumi al sindaco. Era venuta a conoscenza a novembre dal primo cittadino che il progetto era in fase esecutiva ed è veramente strano che a tutt’ora non sia partito. Fortemente preoccupata per il finanziamento di cui non si sa nulla di preciso, invita l’amministrazione a scrivere a alla Regione per avere notizie certe.
Terenziano Di Stefano assieme al collega Muncivì, richiamando una interrogazione del capogruppo Udc Enzo Cirignotta, denunciano il grave stato di disagio e di vessazione dei cittadini costretti a lunghe file alla Posta di Via Aretusa. Una situazione scandalosa e insostenibile. Viene chiesto un intervento del sindaco perché sia convocato il direttore delle Poste di Gela e in seconda battuta i responsabili regionali delle Poste Italiane per fare cessare questo grave disservizio ricorrendo all’aumento del personale. Per il sindaco è necessario avviare una vertenza tutti assieme. Napolitano è per un intervento sulla Via Recanati interrotta in un certo punto, ma arrivano rassicurazioni dal sindaco che si interverrà in un paio di mesi e che l’area è stata inserita nel piano triennale.

Molto più travagliata e con esito a sorpresa la seduta di lunedì 2 febbraio. Con la complicità – consapevole o meno – del vice presidente Dionisio Nastasi, unico consigliere di centro sinistra rimasto in aula, il centro destra boccia la proposta di programma e criteri per gli incarichi di studio, di ricerca e di consulenza per l’anno 2009, presentata dall’amministrazione. Il Pd per scongiurare che l’atto venga bocciato, pensa di far mancare il numero legale disertando la votazione. Sa anche che Ferrara e Trufolo (Liberali e democristiani) in odor di inciucio, usciranno dall’aula, i DeS per parte loro hanno annunciato che non voteranno l’atto e usciranno dall’aula. Stessa cosa farà la Cassarà del Pdci. Quindi i conti dovrebbero quadrare perché ci sarà solo il voto dei consiglieri di centro destra che sono presenti in 11, numero insufficiente per la validità della deliberazione. Dopo che il segretario termina di far la conta dei voti, il colpo di scena: presenti 12, 11 contrari e 1 astenuto. Il presidente Di Dio pronuncia quindi la classica formula: l’atto dell’Amministrazione è respinto. Gelo in aula, perché nessuno si aspettava che Nastasi, a differenza dei suoi colleghi del gruppo DeS, fosse rimasto in aula. Si tratta di una defezione? No assolutamente, perché già in fase di dichiarazione di voto Paolo Cafà, capogruppo di DeS, annuncia che ciascun consigliere DeS può decidere secondo coscienza.

La seduta non è per nulla serena. Gioca negativamente sugli umori dei consiglieri l’assenza del sindaco e dell’intera Giunta. Accuse di comportamento omissivo dai banchi del centro destra da dove il consigliere Pdl Lucio Greco stigmatizza fortemente il comportamento del sindaco e della sua amministrazione. Paolo Cafà denuncia il forte malessere della maggioranza e l’indifferenza dell’assessore al ramo. Stizzito per una verifica della maggioranza che tarda ad arrivare, annuncia che da quel momento in poi il suo gruppo voterà solamente quegli atti inderogabili per la città. Il consigliere Trufolo preferisce divagare parlando del disagio dei cittadini di Gela costretti a file estenuanti per pagare un bollettino alle Poste. Anche lui vittima e protagonista dei disservizi delle poste. Una bacchettata all’amministrazione che non riesce a dialogare con il Consiglio è l’ultima battuta del consigliere liberale.
Anche Italia di Mezzo per bocca di Fabio Collorà si chiede chi dovrà rispondere ai suoi quesiti. Vorrebbe chiedere al sindaco quanto si è speso per incarichi e consulenze nel 2008. Sicuramente tanto e contando sulla sensibilità dei colleghi ritiene che si debba mettere un tetto alla spesa, evitare che ci siano manager milionari e dipendenti che fanno la fame. Totò D’Arma, capogruppo del Pd, non può fare ameno di denunciare questo stato di malessere e la precarietà della maggioranza invitando ad un ulteriore sforzo di chiarezza per un rilancio complessivo del quadro politico di riferimento. Auspica un incontro risolutore sul quale nessuno più crede. In aula si palpa con mano lo scollamento tra sindaco e la coalizione che lo dovrebbe sostenere. D’Arma concorda in parte con quanto denunciato dal consigliere Collorà ma ritiene fondamentale regolamentare incarichi e consulenza stabilire quali sono le reali esigenze dell’amministrazione impegnando le dovute risorse finanziarie. Paolo Cafà quando tocca il tasto degli incarichi legali e fa il nome dell’avvocato Iannizzotto, ma viene frenato da Di Dio su sollecitazione del segretario Liotta, e invitato a non fare apprezzamenti su persone. Cosa possibile per legge solo a porte chiuse. Cafà si difende sostenendo di non avere fatto alcun apprezzamento né espresso giudizi su persone e poi chiede al segretario generale che gli venga fornito l’articolo di legge che vieta di menzionare persone.

Fortunato Ferracane (capogruppo Mpa) qualifica l’atto dell’amministrazione come un atto politico vero e proprio. Mentre condanna l’assenza del sindaco e dell’intera giunta, lancia parole di biasimo verso i consiglieri della maggioranza, nessuno dei quali si alza per difendere l’atto. Per Ferracane la proposta dell’amministrazione potrebbe rivelarsi un alibi per dire che ha fatto il suo dovere presentandolo in Consiglio, ma al tempo stesso potrebbe essere un bavaglio per il Consiglio. Annuncia il voto contrario dell’Mpa e propone un atto di indirizzo perché l’amministrazione investa di più per i propri dipendenti organizzando corsi di formazione che possano servire a ricoprire tutti gli incarichi riportati nel programma.
Il consigliere Scuvera (Pdl) stigmatizza i piagnistei dei consiglieri del centro sinistra che se la prendono con la giunta la cui assenza a suo giudizio costituisce una mancanza di rispetto verso il Consiglio. Il gruppo Udc per bocca di Enzo Cirignotta dichiara che bisogna dare una risposta alla città e pertanto l’atto in questione va bocciato. Ritiene che bisogna stringere la cinghia a partire dai consiglieri ad arrivare agli assessori, sindaco e presidente del Consiglio comunale. Parole pesanti quelle della Cassarà, che pur con qualche apprezzamento non risparmia mai critiche al primo cittadino. Per l’esponente del Pdci ci si trova di fronte ad un atto inqualificabile che, se approvato, potrebbe rivelarsi una sorta di patente che autorizza l’amministrazione ad andare avanti ad oltranza. “Che significa assegnare un incarico altamente qualificato – si chiede la Cassarà – mi dicono che hanno anche nominato un criminologo. Perché dovremmo andare ad avallare questa delibera che non dice nulla di nulla elencando parole ricercate e colorite che non mi convincono affatto sulla opportunità degli atti consequenziali”.

Determinanti e forti gli interventi del presidente Di Dio che invita il Consiglio ad uno scatto di orgoglio sollecitando la modifica del regolamento che preveda la presenza obbligatoria degli assessori e dei dirigenti quando si debbano trattare argomenti attinenti al loro settore. In caso di loro assenza sarà sua cura scrivere alla Corte dei conti con tutte le conseguenze del caso. Il capogruppo del Pd D’Arma invita tutti a riflettere raccomandando a coloro che hanno espresso giudizi negativi a non respingere l’atto perché ciò equivarrebbe a mantenere lo status quo. Pertanto è del parere che un regolamento debba essere fatto e se deve essere modificato e migliorato, lo si faccia subito. Altrimenti si sospenda la seduta in attesa di un incontro col sindaco per rimodulare la proposta dell’amministrazione. Annuncia infine che se l’orientamento è di bocciare l’atto, tutto il gruppo Pd uscirà dall’aula. Il vice presidente Nastasi denuncia la mancanza di dialogo tra amministrazione e consiglio e sostiene che la si deve smettere di far votare solo prese d’atto al Consiglio. Il liberale Trufolo alza i toni contro i socialisti dei DeS, che definendosi di sinistra tutto fanno tranne che di costruire la sinistra. Dice di volere un grande centro e invita il Pd a fare uno sforzo per farvi parte. Cafà risponde a Trufolo, D’Arma si scaglia contro il presidente Di Dio accusandolo di fare il paladino del centro destra. Di Dio infastidito gli spegne il microfono con la motivazione che ha sforato il suo intervento di sette minuti. Il gesto consequenziale del capogruppo Pd è quello di abbandonare l’aula seguito dai suoi compagni di partito.


Autore : Nello Lombardo

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