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Corriere di Gela | Vicenda Sofige, un flop di una certa antimafia che vuol vedere la mafia anche dove non c’è
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notizia del 22/11/2010 messa in rete alle 21:49:00

Vicenda Sofige, un flop di una certa antimafia che vuol vedere la mafia anche dove non c’è

L'inchiesta “Dirty money”, tutta imperniata sul rapporto tra mafia ed affari, appartiene ormai al passato di uno degli ex imputati, l'avvocato Egidio Alma (nella foto). La Cassazione, infatti, ha messo fine alla lunga vicenda giudiziaria sulla banca cooperativa Sofige, assolvendo il professionista gelese, che ne era stato presidente.

La motivazione appare più che chiara: il fatto non sussiste. “Dopo sette anni trascorsi con il freno tirato – dichiara Alma – finalmente posso dirmi più leggero, operare nel settore del diritto solcato da una sorta di marchio infamante non è stato facile, fortunatamente in pochi mi hanno abbandonato”.

L'avvocato ripercorre le tappe fondamentali dell'inchiesta che lo ha coinvolto. “Rimango ancora sconcertato, soprattutto alla luce del verdetto emesso dai giudici di Cassazione che hanno annullato, senza rinvio, la condanna d'appello proprio perché il fatto non aveva alcun fondamento d'esistere”. Tra i principali rimpianti di Alma, quello di non essere riuscito a salvare la banca di credito cooperativo Sofige, secondo l'accusa a disposizione di aziende controllate dal clan della Stidda. “Purtroppo – ammette Alma – 3.500 risparmiatori gelesi sono stati privati di un'istituzione alla quale credevano, una banca di credito cooperativo diviene essenziale sul territorio per porsi come alternativa al cartello costruito dalle grandi banche nazionali”.

Oggi, la banca Sofige, sorta dalle ceneri di una precedente finanziaria, non esiste più, assorbita dalla Banca di Credito Cooperativo del Nisseno.

“Mi hanno turbato – continua il professionista – il clamore mediatico e la sfacciataggine di una politica abituata a creare consenso facendo leva sulle inchieste giudiziarie; per mia formazione sono assolutamente distante dal superficiale giustizialismo. I provvedimenti emessi nei miei confronti in questi anni mi hanno inevitabilmente pesato, non solo sul piano personale ma anche su quello professionale. Ho perso, ad esempio, qualsiasi possibilità di lavorare con gli enti pubblici, per questa ragione non escludo un'azione tesa all'ottenimento di un giusto risarcimento, decisione che prenderò insieme ai miei avvocati”.

L'ex assessore e vicesindaco, inoltre, non nasconde tutti i suoi dubbi. “Spesso penso che ci fosse la volontà di togliere dalla circolazione la nostra banca, composta da persone per bene; del resto, quegli imprenditori sospetti non avevano rapporti solo con Sofige ma anche con altri istituti di credito, molto più grandi. In questi anni – si sfoga Egido Alma – ho rischiato di perdere fiducia nel diritto e nella giustizia nel suo complesso. Come è possibile, ad esempio, che un'istituzione del calibro di Banca d'Italia si sia costituita parte civile fino al terzo grado contro una piccolissima realtà come la nostra e abbia invece deciso di non agire nei confronti di un personaggio come l'ex governatore Fazio, coinvolto nello scandalo della Banca Popolare di Lodi?”.

“Non ho mai servito la mafia – conclude il noto professionista – ho solo cercato di condurre in porto l'avventura di una banca vicina agli interessi del territorio, oggi ho tanti rimpianti, ma rimango un galantuomo”.


Autore : Rosario Cauchi

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