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Corriere di Gela | Dimissioni papa 2/Tormentato dal laicismo dominante
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notizia del 16/02/2013 messa in rete alle 21:47:19
Dimissioni papa 2/Tormentato dal laicismo dominante

Sono trascorsi oltre sette secoli da quando l’eremita Pier da Morrone, passato alla storia come papa Celestino V, di cui parla anche Dante nel III Canto dell’Inferno e Jacopone da Todi in una delle sue laude, abdicò lasciando vuoto il Soglio di Pietro.

Poi, nel 1415 ci fu la rinuncia di Gregorio XII. Forse anche per questo la notizia delle “dimissioni”di Benedetto XVI ha lasciato tutti sorpresi e smarriti. Sembrava che il ritiro di un papa non dovesse più essere raccontato, sebbene il Codice del Diritto Canonico lo contempli al canone n.332, 2. Certo, lasciando Celestino V alle vicende del suo tempo lontano, non vi è dubbio che i due pontificati più travagliati della nostra storia contemporanea siano stati quello di papa Pio XII e quello attuale e ancora in opera, di Benedetto XVI. Papa Pacelli dovette governare la Chiesa durante la Seconda Guerra Mondiale, il periodo forse più oscuro e tragico dell’umanità, e pochi sanno che anch’egli pensò seriamente di lasciare quando i nazisti progettarono di arrestarlo e prenderlo in ostaggio. Invece in questi anni, a tratti, ci è sembrato proprio papa Ratzinger “ostaggio del mondo”; di un mondo dove i cristiani sono ormai minoranza e dove la Chiesa è tornata ad essere Chiesa dei Martiri.

Ma pur in questo clima pesante Benedetto XVI ha governato 8 anni, e già con due iniziali handicap: il fatto di non essere più molto giovane e il dovere succedere ad un grande pontefice come Giovanni Paolo II, di cui fra l’altro fu il più prezioso consigliere. Ma ancor più, Benedetto XVI, il papa teologo, ha dovuto affrontare sin dal suo insediamento al Soglio pontificio – il 19 aprile 2005 – una serie di gravi problemi che hanno in questi ultimi anni sconvolto la Chiesa, a partire dallo scandalo dei preti pedofili che ha avuto echi e riverberi devastanti. D’altronde Ratzinger fin dai suoi primi discorsi parlò della “sporcizia che governava la Chiesa”, e nel momento in cui la “Barca di Pietro” sembrò naufragare fra le tempeste dello scandalo, aggredita da ogni dove, spesso anche pretestuosamente, egli – abituato allo studio e alle riflessioni teologiche e non alle beghe di potere – ha saputo “forzare la sua natura” e tenere diritto il timone, combattendo i suoi nemici esterni ed “interni”con la forza della Fede, prima ancora che con la forza del suo essere papa. In verità, Benedetto XVI accusato anche di conservatorismo e di volere restaurare la chiesa pre-conciliare, si è invece rivelato attento e sensibile alle questioni del mondo e ha cercato anche di avvicinare “scienza” e “fede” come nessun altro pontefice aveva fatto prima di lui.

Egli però è stato un papa tormentato dall’annientamento delle coscienze alla quale hanno condotto il laicismo dominante, il relativismo, il crollo di qualsiasi valore morale ed etico, in nome di un modernismo “rampante” che non solo ha dimenticato Dio, ma alla quale non interessa più neppure l’uomo, stritolato dalle logiche del potere e del danaro. Su cosa si fonda oggi la vecchia e quasi estinta “Europa Cristiana?”. Sulla Finanza e sugli interessi di poche lobby, anch’esse però prossime a sbaraccare se il «mondo non cambierà registro»; se ad esempio non si affronteranno tempestivamente problemi come il disastro ecologico e ambientale, che stiamo già vivendo giorno dopo giorno fra l’agghiacciante indifferenza dei governanti. Benedetto XVI le sue denunce sui pericoli che minacciano l’umanità le ha fatte, e al contempo ha tentato anche una seria riforma della Curia romana.

Probabilmente si è accorto che con la sua fragilità non poteva vincere sfide così grandi, così – sappiamo oggi dopo una lunga meditazione durata un anno – ha annunciato il suo addio al papato. Lo ha fatto l’11 febbraio durante un concistoro presente buonissima parte del collegio cardinalizio, motivando con la sua avanzata età e il venir meno delle energie fisiche la sua decisione. Ha così fissato la cessazione del suo mandato per le ore 20,00 del prossimo 28 febbraio. E subito dopo questo annuncio il mondo intero (non solo quello cattolico) si è accorto improvvisamente di avere perduto, non solo una guida spirituale, ma una figura importante nei precari equilibri del mondo, perché comunque il Santo Padre ha sempre cercato di comprendere le ragioni degli altri, pur rimanendo fermamente ancorato alle proprie. E’ probabile che a marzo avremo già il nuovo pontefice, anzi cominciano già a circolare nomi sui papabili, ma chiunque succederà a Benedetto XVI sarà chiamato ad affrontare alcuni problemi mai risolti in Vaticano, primo fra tutti il celibato dei sacerdoti, forse determinante per la sopravvivenza della Chiesa stessa.

E sarà anche un fatto senza precedenti nella storia, quella di avere in Vaticano due papi “viventi”, sebbene uno di essi in “pensione”. Una convivenza che però a nostro giudizio non porterà al pericolo di un governo “bifronte” della Chiesa, perché Joseph Ratzinger - tutta la sua storia personale ce lo insegna - è sempre stato per il rispetto dei ruoli. E la stessa scelta, fortemente simbolica, di volere vivere il resto dei suoi giorni in quello che un tempo era un convento di clausura, ci dice della coerenza di questo papa, che è sempre rimasto un uomo di preghiera, anche quando il destino lo ha chiamato ad essere il Vescovo di Roma e del mondo. Semmai sul gesto di Benedetto XVI di lasciare lo scranno di Pietro, dovrebbero riflettere e prendere esempio molti politici italiani, i quali anche da morti, se potessero, si porterebbero dietro la “poltrona”.


Autore : Gianni Virgadaula

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