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Corriere di Gela | Alberto Sordi, il carisma di un gigante
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notizia del 01/03/2003 messa in rete alle 21:43:13
Alberto Sordi, il carisma di un gigante

Esistono giganti della scena, che per il loro singolare carisma sono rimasti per sempre nell’immaginario collettivo. E’ stato così per Chaplin, per la Monroe, per Totò. E sarà così per Alberto Sordi, morto il 25 febbraio all’età di 82 anni. Una scomparsa, quella dell’attore-regista, che ha colpito e commosso tutta l’opinione pubblica e che ha trovato il massimo risalto nelle prime pagine dei quotidiani e nelle copertine dei telegiornali. Belle le parole di cordoglio espresse dal Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi, così come altre testimonianze di colleghi e amici. Il sindaco di Roma Walter Veltroni, ha detto: “Con Sordi non scompare solo un pezzo di storia del cinema italiano, ma anche una parte della storia del costume del nostro Paese”.
Nato Roma nel 1920 (il papà era maestro di musica) Alberto Sordi iniziò giovanissimo la carriera nel varietà e nell’avanspettacolo. Debuttò sul grande schermo nel 1942 nel film “I tre acquilotti” di Mario Mattioli, il cui soggetto era stato scritto da Vittorio Mussolini, il figlio del duce appassionato di cinema e di aerei. Ed è col cinema che l’attore acquistò subito la grande popolarità. Così, dal dopoguerra, agli anni del boom economico, sino ai nostri giorni, l’Albertone nazionale è stato l’attore che più di tutti ha saputo “disegnare” attraverso le sue caratterizzazioni, vizi e virtù dell’italiano medio. Davvero lunga la galleria di maschere che lo ha imposto all’attenzione della critica e del grande pubblico. Cinici, graffianti, patetici e un pò vigliacchi, i personaggi di Sordi hanno finito per far scuola anche negli Stati Uniti, dove attori celebri come Robert De Niro e Dustin Hoffman hanno studiato con sacrale attenzione la sua arte recitativa. Un talento smisurato quello di Sordi, di cui si servirono registi importanti come Fellini (Lo sceicco bianco, i vitelloni), De Sica (Il giudizio universale), Zampa (Il vigile), Risi (Una vita difficile), Loy (Detenuto in attesa di giudizio), Monicelli (La grande guerra).

Non è facile scrivere un elenco completo della filmografia (quasi 200 film) dell’attore. Quindi, tralasciando molte pellicole importanti, citeremo Un americano a Roma (1954) di Steno, il film che lo rese celebre nel mondo e gli valse la cittadinanza onoraria di Kansas City. E ricorderemo ancora Il mafioso di Lattuada – girato nel 1962 –, perchè fu quello l’unico film in cui Sordi, baffetti e coppola, interpretò il ruolo di un siciliano. Profondamente religioso, ma senza eredi, Alberto Sordi ha lasciato il suo immenso patrimonio all’Opus Dei. Una scelta questa forse discutibile, ma comunque da rispettare.


Autore : Gianni Virgadaula

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